L’indagine sulle coop sociali di Pietro Biondi comincia l’udienza preliminare per 13 persone
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fonte:
- La Sicilia
Si apre con una raffica di richieste di costituzioni di parte civile, l’udienza preliminare contro 13 persone incriminate a vario titolo per associazione a delinquere, frode, corruzione, estorsione e maltrattamenti nell’ambito dell’inchiesta “Blonds e Balla coi lupi” con la quale nel dicembre di tre anni fa si ritenne di avere sollevato il coperchio “sull’allegra gestione” dei migranti e su presunti intrecci con funzionari della pubblica amministrazione. Per queste accuse, i magistrati della locale Procura hanno già formulato richiesta di rinvio a giudizio per Pietro Mario Biondi, un sessantacinquenne indicato come il “deus ex machina” del sistema di frode ed ai vertici dell’Ati di cooperative poi finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti; per i paternesi Giuseppe Maria Palumbo e Francesca Provvidenza Politi, per i gelesi Gemma Iapichello, Rosaria Bilardi, Carmela D’Angeli, Vincenzo Castelletti, Anna Maria Vizzini e Salvatore Scilleri,il sancataldese Giuseppe Pietro Biancheri, la mazzarinese Gaetana Luana Franco, la palermitana Rosetta Cialdino e la polacca Katarzyna Eugenia Chylewska. L’udienza preliminare si è aperta davanti al presidente del Tribunale, dott. Roberto Riggio e, sin dalle prime battute una decina di lavoratori – maltrattati e sottopagati, secondo l’accusa – hanno chiesto di essere ammessi parte civile. Stessa richiesta è stata formulata dal Codacons. Sull’eventuale ammissione delle costituzioni di parte civile,il Gup si è riservato di pronunziarsi alla ripresa dell’udienza fissata per il prossimo mese. Dalle indagini degli agenti del Commissariato – scaturite da una protesta inscenata nella primavera del 2017 dagli ospiti di “Villa Daniela”, un ex albergo acquistato dalla coop.”Progetto vita” che vi allestì il centro di accoglienza per migranti. Con quella protesta, gli ospiti della struttura vollero per accendere i riflettori sulle estreme condizioni di degrado in cui erano costretti a vivere. Scattarono le indagini ed emerse che l’accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, sarebbe stata garantita solo sulla carta.
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