9 Marzo 2011

L’inchiesta punta sull’omicidio colposo

L’attenzione dei magistrati si concentra sull’incidente. Finiscono sotto esame i posti di blocco

 
Fermo Si indaga per omicidio colposo. E’ l’ipotesi di reato prospettata dalla procura che ha aperto un fascicolo di indagine sull’alluvione. L’altro giorno, alla notizia delle indagini, il fronte si era subito ristretto. O disastro colposo o omicidio colposo plurimo. L’attenzione della magistratura si focalizza su quel ponte maledetto, sulla furia dell’Ete Morto che ha spazzato via in un lampo le vite di Giuseppe Santacroce, 51 anni, e la figliastra Valentina Alleri, 20 anni.
I due stavano andando al lavoro in auto, insieme alla madre della ragazza, Silvana Granata, 47, che è riuscita ad aggrapparsi dapprima a un palo accanto alla strada e poi a un soccorritore. Subito dopo l’acqua ha trascinato via la Bmw station wagon. Le indagini sono condotte dal sostituto procuratore Luigi Ortenzi che ora cercherà di ricostruire “la storicità dei fatti”, se le segnalazioni di pericolo e le misure di allerta fossero o meno adeguate, e come mai la vettura, che sembra avesse forzato poco prima un posto di blocco, sia transitata dal ponte sull’Ete Morto, a Casette d’Ete, proprio mentre il fiume rompeva gli argini. Solo in un secondo momento il magistrato valuterà se procedere anche per il reato di disastro colposo. Per ora non sarebbero previsti interrogatori né ci sono indagati. Secondo quanto ricostruito la strada principale che scende verso il ponte per poi risalire sulla collinetta della Mezzina era sbarrata al transito. Ma forse erano aperte le altre strade di accesso alla via incriminata. In un esposto preannunciato dal Codacons si parla anche dei reati di inondazione colposa, abuso o omissione di atti d’ufficio, violazioni al testo unico sull’ambiente.
L’indagine è molto delicata e intende partire dal particolare (la tragica fine delle due vittime) per estendersi al generale (le responsabilità degli enti, la natura dei soccorsi, le costruzioni). Il territorio sotto la lente. Anche perché l’intero Fermano è finito in ginocchio. Alla zona più a rischio – Casette d’Ete – si aggiungono le altre aree dove i danni sono stati maggiori, in particolare la foce dell’Ete Vivo. Ieri mattina una pattuglia del Corpo forestale, insieme alla Croce rossa e al gruppo comunale di Protezione civile del Comune di Fermo, ha lavorato per individuare le bombole lungo l’asta fluviale. Dal sopralluogo è emerso come siano circa 60 le bombole a vista ancora da recuperare. Tutte le segnalazioni verranno passate alla Forestale, che si interfaccerà con la ditta competente per il recupero. Si invita la popolazione a segnalare tempestivamente nuovi ed eventuali ritrovamenti, evitando di toccare o spostare le stesse bombole. Per fare il punto sulla situazione, la Provincia di Fermo ha convocato per lunedì prossimo, a partire dalle ore 16, un consiglio provinciale durante il quale il presidente Fabrizio Cesetti illustrerà la situazione relativa allo stato di calamità del Fermano. Con la fine della fase di emergenza la Sala operativa integrata di Protezione civile, allestita sempre in Provincia, verrà chiusa. Ma si muove anche il Comune, dove è previsto un ulteriore summit per fare il punto della situazione e individuare le aree con maggiori problemi. Oltre all’Ete Vivo (una lunga parte del fiume ricade sotto il territorio del capoluogo) le emergenze riguardano il centro. Smottamenti e chiusure sul Girfalco. I danni sono gravi anche per lo stabile dell’ex Helios. Senza tetto a causa del rogo, si è riempito d’acqua e le infiltrazioni sono numerose.
domenico ciarrocchi
 
 
 
 

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