12 Gennaio 2012

Licenze taxi, troppo poche  

Licenze taxi, troppo poche
  costi alti per i clienti, record negativo di auto
 

LICENZE come beni privati di lusso e come tali rivendibili. Un mestiere tramandabile di padre in figlio. La forza di ridurre se non annullare gli effetti della riforma studiata da un ministro (all’ epoca Bersani). Un fronte talmente compatto da mettere all’ occorrenza sotto scacco qualsiasi città. C’ è chi insinua che siano più o meno una lobby, se non addirittura una casta. Il Codacons minaccia denunce in caso di scioperi che danneggino gli utenti. Sono taxisti: uomini e donne che stanno al volante per molte ore al giorno, di solito nel traffico congestionato. Fra loro arrivano a chiamarsi, scherzosamente o per comodità, con i nomi delle rispettive vetture: Berna 12, Monaco 4, Londra 2… «Una casta? ? è la replica ? Io so che con il mio lavoro dobbiamo tirare avanti in quattro e che il giro di affari con la crisi si è notevolmente ridotto: sono venti minuti che sono fermo qui… Se aumentiamo di numero, chi lavora più?». A trascinare i tassisti sotto i riflettori è innanzitutto la questione licenze e del loro utilizzo. E Firenze pare all’«avanguardia» in vari campi. Per esempio per il valore delle licenze, salito fino a 300mila euro: record italiano secondo l’ indagine condotta nell’ autunno 2008 da Chiara Bentivogli di Banca d’ Italia, che non a caso sottolineava anche il fatto che questa autorizzazioni pubbliche vengano concesse gratuitamente a privati, poi « liberi di rivenderle a prezzi rilevanti». A Firenze i taxi sono 654, divisi tra le due grandi cooperative ? Socota e Cotafi ? e facenti riferimento a Unica e a Uritaxi, di orientamenti ben diversi. Non che le ideologie abbiano molto a che fare con questo settore. Business is business e il fronte è unico e compatto. Specialmente nei momenti di crisi, come all’ epoca della concessione di licenze per concorso da parte del Comune. «Eravamo quasi tutte donne e ci siamo ritrovate di fronte un muro ? allarga le braccia una tassista ferma in piazza della Repubblica ? Potendo lavorare solo otto ore al giorno, senza radiotaxi e a turni fissi, abbiamo dovuto farci una cooperativa per conto nostro. Poi, quando le nostre licenze sono state equiparate alle altre, siamo rimaste solo in nove e siamo confluite nelle altre cooperative». Proprio sull’ orario, Firenze ? come Torino, Genova e Bologna ? vanta un’ altra situazione all’ avanguardia: turno flessibile su dodici ore e la possibilità di passare il volante a un parente. Ma 654 licenze sono poche per una città di 372mila abitanti? Facendo due conti ne risultano 1,75 ogni mille abitanti. Media bassina rispetto ai livelli europei, anche perché in riva all’ Arno incidono molto sull’ utilizzo del mezzo i turisti: peggio sta messa solo Bruxelles (1,2), lievemente meglio Berlino e Copenaghen (1,9) ma molto, molto meglio tutte le altre città. Il nodo però sono i prezzi. Le due cooperative Socota e Cotafi da tempo rivendicano un adeguamento tariffario, ricordando che si è fermi da 5 anni e che nel frattempo sono cresciuti i costi del carburante, è peggiorata la viabilità per la pedonalizzazione, i clienti sono diminuiti. Secono i dati elaborati da Bankitalia, a Firenze nei giorni feriali si spende 0.91 euro al chilometro e 24 euro all’ ora. Meno che a Milano e Torino, un po’ di più che a Roma e Napoli. E soprattutto decisamente meno che in molte città d’ Europa.

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