21 Agosto 2017

Il libro inchiesta sui traffici di vite umane Il «Mal di mare» e quel carico di interrogativi Michele Giardina affronta il fenomeno dell’immigrazione con particolare riferimento al ruolo delle navi delle Organizzazioni non governative

Difficile e inestricabile il fenomeno della epocale fuga di massa di questo terzo millennio. Che l’ Italia e l’ Europa non riescono a governare. Sempre più imbarazzante l’ atteggiamento dei nostri governanti. Ridicolo il tentativo di ovattare il problema, di nascondere la notizia, di non creare allarmismi quando l’ allarme sta nelle cose, nella realtà di tutti i giorni, nel moltiplicarsi dei problemi, nello tsunami dei disagi provocati da una invasione di massa di persone disagiate, bisognose, pronte a tutto. Ci voleva il G7 di Taormina perché finalmente il Governo desse una rinfrescatina alla geografia marittima del nostro Paese per scoprire che, al di là dello Stretto di Messina, esistono infrastrutture portuali ” strategiche e importanti” ove, in ossequio a un sacrosanto principio di equità nazionale e di equilibrata gestione del pubblico denaro, sarebbe opportuno traghettare una buona percentuale di migranti salvati in mare, senza bisogno di parcheggiarli a Pozzallo o in altri porti della Sicilia prima di trasferirli in località del nord Italia. Nulla da obiettare sulla decisione assunta per motivi di sicurezza dalle autorità governative di non fare traghettare un solo migrante al porto di Pozzallo già due settimane prima della conclusione del G7. Molto da ridire e da ridere invece sul circolo vizioso che è venuto a consolidarsi nel corso di questi ultimi anni con la paradossale e indecifrabile decisione di sbarcare tutti i migranti in arrivo dalla Libia in Sicilia per poi trasferirli in autobus o in aereo presso altre località del nord Italia. Spreco di denaro finalizzato? O che altro? E chi l’ ha detto che gli hot spot debbano essere realizzati solo al Sud del Paese Italia? Se c’ è una ragione ben precisa, logica e razionale, qualcuno si faccia doverosamente carico di spiegarlo agli italiani del Sud che credono ancora che il nostro sia un Paese, unito, libero e indipendente.A nome di chissà quale privacy istituzionale in questo nostro Paese misterioso e furbo, c’ è sempre qualcuno che ama traccheggiare, che si inventa di volta in volta scuse banali per nascondere importanti “segreti di Stato”. I primi ad essere tenuti alla larga, manco a dirsi, i giornalisti. Giovedì 20 aprile 2017 una delegazione di deputati della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento Europeo fa tappa a Pozzallo. Scopo della missione quello di fare il punto sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo. L’ incontro previsto è per le 15:00 presso la sala stampa della Capitaneria di porto. “Cerca di essere puntuale”, mi dicono dal giornale, “anche perché subito dopo i componenti la Commissione faranno un sopralluogo al Centro di primo soccorso ed assistenza hot spot del porto, ove, come ben sai, non è consentito l’ accesso alla stampa”. Prima dell’ arrivo della delegazione presieduta dalla vice presidente della Commissione Barbara Kudrycka (Ppe – Polonia) e da Juan Fernando Lopez Aguilar (S&D, Spagna), il comandante della Capitaneria di porto, Andrea Zanghi, e il vice prefetto aggiunto, dott.ssa Rosanna Mallemi, prima l’ uno e poi l’ altra praticamente mi invitano a lasciare la sala riunioni della Capitaneria perché non “si trattava di una conferenza stampa”, ma di un briefing riservato agli addetti ai lavori. “Per la verità”, preciso, “la direzione del giornale mia aveva parlato di una conferenza stampa segnalata, fra l’ altro, alla nostra redazione dalla segreteria della Prefettura di Ragusa, ma se così non è, tolgo subito l’ incomodo, senza alcun problema”. “Ma il fotografo del giornale può scattare eventualmente un paio di foto?” “Certo che si, come del resto è consentito anche alle Tv di riprendere le immagini di questo incontro. Purtroppo la riunione non prevede la presenza dei giornalisti”.Capita l’ antifona? Bene le foto e le immagini riprese dalle telecamere, giusto perché un po’ di pubblicità non guasta mai, mentre per quanto riguardava l’ incontro era vietata nel modo più assoluto la presenza degli operatori dell’ informazione. Giusto così, del resto, in quanto si trattava, come chiarito poco prima dell’ avvio dei lavori, di un briefing e non di una conferenza stampa. Per sapere almeno quali argomenti sarebbero stati trattati, ho contattato telefonicamente Maurizio Molinari, portavoce del Parlamento Europeo in Italia che, dopo avermi fornito alcune informazioni, mi ha invitato alla conferenza stampa che sarebbe stata organizzata nel pomeriggio al Comune di Catania. “Grazie, ma a Catania”, preciso con tono scherzoso, “sarà probabilmente qualche altro collega ad occuparsene”. Fra i problemi esaminati nel corso del briefing quelli sanitari, strutturali, logistici e gestionali. Strana però la decisione di discutere di problemi così importanti prima di visitare la struttura ricettiva del Centro di primo soccorso e assistenza – hot spot del porto. Briefing o riunione riservata agli addetti ai lavori, anche se piuttosto allargata ( meno che ai giornalisti, naturalmente) il punto, se ci fate caso, è che la madre di tutti i problemi, quello dell’ immigrazione, per capirci, è cosa loro. Degli addetti ai lavori. Di quelli che a nome dello Stato libero e democratico, coltivano con “straordinario zelo intellettuale” la preoccupazione (evviva la libertà di espressione, di pensiero e di stampa!) di tenere alla larga i giornalisti, specialmente quelli che hanno la cattiva abitudine di sforzarsi di onorare il sano principio di informare la gente riportando fatti ed eventi con la massima puntualità e correttezza. E dire che anche quest’ anno è stata puntualmente festeggiata la “Giornata mondiale della libertà di stampa”. Sempre più frontale lo scontro tra magistratura e politica sul problema delle Organizzazioni non governative. Sul caso delle Ong scende in campo anche il Codacons. “Abbiamo deciso di inserirci nel procedimento della magistratura in rappresentanza dei cittadini che sono i principali finanziatori delle Ong”, spiega il Codacons in un comunicato stampa del 28 aprile 2017, “e che hanno diritto alla massima trasparenza. Se esiste anche il minimo sospetto di illeciti di qualsiasi natura, è preciso dovere della magistratura fare chiarezza, e le polemiche sollevate in questi giorni da soggetti come Roberto Saviano sono un insulto verso quei cittadini che si privano di denaro per sostenere le attività delle organizzazioni che operano nel settore dei migranti e che devono essere al di sopra di ogni sospetto. “Nella costituzione di parte offesa”, si legge nel comunicato, “il Codacons chiederà al procuratore Zuccaro di disporre il sequestro dei conti correnti di amministratori e soci delle Ong che operano nel Mediterraneo, allo scopo di verificare eventuali operazioni di dubbia natura”.

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