20 Luglio 2006

Liberalizzazioni, chiuse le farmacie

Disagi per malati e anziani. Dopo le proteste dei tassisti, che per giorni hanno bloccato le città, sono arrivate anche quelle dei farmacisti, che ieri hanno lasciato le serrande abbassate (i farmaci erano disponibili sono nelle farmacie comunali). Sul banco degli imputati, il decreto Bersani sulle liberalizzazioni che ha l`obiettivo di vendere i farmaci da banco anche nei supermercati, sebbene con la supervisione di un farmacista. Sul piede di guerra i farmacisti aderenti a Federfarma, che in un volantino rivendicano il proprio ruolo. “I farmaci vanno presi solo quando servono e non perchè sono ben illuminati sullo scaffale di un supermercato“ e chiedono al governo e al Parlamento di non distruggere un sistema che funziona e che tutela la salute dei cittadini. Le farmacie – che ieri in tutta Italia hanno partecipato in modo compatto alla giornata di chiusura – ribadiscono che non intendono mettere in discussione gli obiettivi del decreto-legge Bersani. Ma chiedono un confronto serio sulle soluzioni da adottare per raggiungere tali obiettivi. Diversa la posizione dei “liberi farmacisti“, un movimento che racchiude quei professionisti che però, non hanno una farmacia di proprietà e che ieri a Milano, in piazza Duomo, hanno manifestato contro lo sciopero dei colleghi aderenti a Federfarma. “Stiamo manifestando ? ha dichiarato il delegato del movimento Pietro Marino ? perché crediamo che il decreto Bersani possa in un certo qual modo risolvere alcune anomalie delle farmacie italiane, soprattutto dare più lavoro ai giovani farmacisti“. Sull`altra sponda le associazioni dei consumatori. L`Aduc (l`associazione dei diritti dei cittadini), invece, ha raccolto, via internet, 5 mila firme di cittadini e parlamentari che vorrebbero la liberalizzazione del mercato. L`associazione chiede anche che i prodotti da banco siano venduti senza la presenza obbligatoria del farmacista nei supermercati. Diversa la “provocazione“ di Cittadinanzattiva che in un adesivo posto sulla saracinesca di ogni farmacia trovata chiusa scrive: “Oggi, 19 luglio 2006, non mi sono potuto curare. Grazie per lo sciopero!“ “Non si può chiudere un servizio di pubblico interesse, lasciando senza farmaci proprio coloro che più ne hanno bisogno, anziani e soggetti deboli. Siamo sempre stati contrari ad ogni forma di protesta e di sciopero con astensione dal lavoro che penalizzi i cittadini“. E in questo caso, secondo Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, si tratta di una “azione irresponsabile“. Contro lo sciopero interviene anche il Codacons, che ai cittadini della Capitale ha chiesto di segnalare a un numero a pagamento 892-007, o via e-mail all`indirizzo [email protected], le farmacie chiuse. E il governo? Il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, si dice pronto al dialogo con la categoria interessata, purchè non si tocchino gli obiettivi della riforma che sono la possibilità di vendere medicinali da banco anche al di fuori delle farmacie e la revisione delle norme sul commercio all`ingrosso come richiesto dall`Unione europea. “Credo – sono parole del ministro – che ci sia la preoccupazione dei farmacisti per il rischio di una eccessiva concentrazione dell`offerta in determinati territori. Vediamolo questo discorso, purchè non si tocchino i due elementi, i due obiettivi veri che sono la possibilità di vendere medicinali da banco in altre situazioni commerciali e la possibilità di rivedere, come chiede la Commissione europea, tutti i meccanismi del commercio all`ingrosso“. Intanto, una nuova indagine, questa volta condotta dall`Ires Cgil annuncia i vantaggi che i cittadini trarrebbero se il pacchetto Bersani venisse approvato: 677 euro l`anno di risparmi per una famiglia media.

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