12 Luglio 2006

Liberalizzazione, Bersani chiama

Appuntamento per domani al ministero per lo sviluppo economico. Ieri le audizioni al senato.
Liberalizzazione, Bersani chiama

Convocato il Cup. Che intanto ha depositato un emendamento Non sarà molto. Ma sicuramente è un passo avanti. Dopo più di una settimana che gli ordini chiedono un incontro ai vertici del governo, ieri è arrivata la convocazione per il Cup, il comitato guidato dall`architetto Raffaele Sirica e che rappresenta il mondo delle professioni ordinistiche. L`appuntamento è fissato per domani mattina con i funzionari del ministero per lo sviluppo economico e con quelli della giustizia. L`incontro arriva, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, dopo un sofferto braccio di ferro fra chi si è ricordato, dopo l`emanazione del provvedimento, della promessa concertazione sulla riforma delle professioni fatta da Prodi agli ordini a Bologna. E chi da sempre ritiene che le liberalizzazioni si fanno al riparo dei riflettori e in silenzio. Chiara la richiesta del mondo ordinistico: stralciare dal disegno di legge di conversione del decreto legge le disposizioni prive dei requisiti di necessità e urgenza da far confluire in un separato disegno di legge, al quale assicurare una corsia preferenziale in parlamento e attraverso la consultazione delle categorie interessate. La richiesta è una di quelle approvate nel corso della riunione del Cup svoltasi a Roma il 5 luglio. L`audizione in programma potrebbe, però, portare a un nulla di fatto. Come si è dimostrato con i tassisti. `Noi siamo ancora ad ascoltarli`, ha dichiarato ieri lo stesso ministro, `ma le cose che ci hanno detto fin qui le abbiamo ritenute insufficienti. Spero che facciano un ulteriore sforzo e che abbiano ulteriori cose da dirci`. Intanto nella mattina di ieri la conferenza dei capigruppo del senato ha fissato per il 24 luglio la data di inizio dell`iter di conversione del decreto legge sulle liberalizzazioni in commissione bilancio. La stessa commissione che nei giorni scorsi ha ascoltato le istanze di notai, farmacisti, avvocati, commercialisti e ragionieri. E che ieri ha anche ricevuto il Cup. Il comitato unitario per conto delle categorie professionali che non sono state convocate dalla commissione ha depositato un emendamento che mira a precisare il contenuto dell`articolo 2 dl Bersani. Lo stesso decreto, infatti, abolisce il divieto di fare pubblicità. Ma non spiega con quale modalità si potrà fare comunicazione. Ecco quindi che con la proposta di modifica si specifica che la pubblicità dovrà avere carattere informativo circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e i criteri per la determinazione degli onorari (dato che non è sempre possibile individuare a priori il prezzo della prestazione). Stesso discorso per le società. Il Cup si dice disponibile a recepire la novità. Ma a patto che l`opportunità sia riferita alla società semplice e a quella in nome collettivo. Un capitolo a parte merita il discorso delle tariffe. Qui si chiede di inserire un comma 4 che prevede, `entro 12 mesi dall`entrata in vigore del presente decreto, la delega al governo, sentiti gli ordini e i collegi interessati, a emanare uno o più decreti legislativi al fine di riordinare la disciplina sulle tariffe`. Seguendo però dei criteri precisi e sostanzialmente facendo salve le tariffe che regolano i servizi professionali di interesse pubblico. Insomma, il comitato unitario, e questo lo dirà anche ai funzionari di Bersani, non ha paura di riformare il sistema aprendosi alla concorrenza. Ma chiede di non fare tabula rasa delle norme esistenti. E di procedere con il supporto degli ordini nei tempi necessari per riformare un sistema complesso come quello ordinistico. In attesa di qualche novità utile per il mondo delle professioni, però, le categorie mantengono alta la guardia (si veda altro pezzo accanto). E l`Organismo unitario dell`avvocatura italiana (Oua), nel suo secondo giorno di sciopero, torna a chiedere pubblicamente lo stralcio della posizione dell`avvocatura del decreto e si dichiara disponibile a dialogare con il governo. Contro lo sciopero dei legali, però, scende in campo anche il Codacons (l`associazione di tutela dei diritti dei consumatori). `Lo sciopero è un diritto garantito dalla nostra Costituzione. Tutti, ivi compresi gli avvocati, hanno diritto a farlo, ma quando va a scapito del cliente e a rimetterci è solo il consumatore, l`astensione dal lavoro è fin troppo facile`, ha dichiarato Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons. `Ci si lamenta per i tempi lunghi della giustizia ma con questo sciopero si contribuisce solo ad allungarli`, ha proseguito Donzelli. La gran parte delle udienze dei Tribunali di Milano e di Roma, denuncia sempre il Codacons, è stata rinviata a gennaio. Un ritardo medio di sei mesi che penalizzerà soprattutto i clienti. Nonostante tutto, però, l`associazione `invita Bersani a non scorporare dal suo decreto la parte riguardante le libere professioni, nemmeno se per i soli avvocati`.

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