15 Novembre 2020

Lezioni in classe o a distanza? È ancora scontro tra istituzioni

il balletto aperture-chiusure ha mandato in tilt le famiglie chiamate a scegliere per i figli l’ associazione dei presidi pugliesi insiste: «il governatore emiliano ritiri l’ ordinanza»
Maria Claudia MINERVA Quella appena trascorsa è stata la prima settimana in cui a scegliere se mandare i figli a scuola o tenerli a casa con la didattica a distanza sono stati i genitori. Non per loro volere ma costretti dagli eventi: prima l’ ordinanza del governatore Michele Emiliano di stop anche per le elementari e medie, poi la sospensiva del Tar dopo il ricorso contro il provvedimento di chiusura formalizzato da un gruppo di genitori rappresentati dal Codacons. Infine, l’ invito del presidente della Puglia a tenere i bambini a casa e a pretendere la Dad. Insomma, un balletto di provvedimenti tra governo, regione e ministero che ha mandato in tilt le famiglie, che ora attendono con ansia il giudizio di merito che sarà pronunciato dai giudici amministrativi il 18 novembre prossimo. Giudizio in cui si è costituito pure il ministero dell’ Istruzione: un atto tecnico per avere accesso agli atti. Una settimana, si diceva, per niente semplice, anche per i docenti e tutto il personale della scuola. L’ altro ieri, però, dall’ incontro tra la ministra Lucia Azzolina e il Comitato tecnico scientifico è arrivata la conferma della volontà di tenere aperte le scuole per il ciclo delle primarie e secondarie di primo grado, perché come hanno riferito gli esperti del Cts «i contagi a scuola sono minimi». Ma la guerra continua e ieri i presidi pugliesi che fanno capo all’ Anp (Associazione nazionale presidi) sono ritornati a chiedere il ritiro dell’ ordinanza regionale pugliese che ha consentito ai genitori di scegliere tra frequenza a distanza e quella in presenza per i propri figli iscritti alle elementari e alle medie. In una nota, il presidente regionale, Roberto Romito, ha messo a confronto l’ ordinanza del governatore pugliese Michele Emiliano con quella della Regione Umbria(regione arancione come la Puglia) che ha disposto invece la didattica a distanza in tutte le scuole secondarie di primo e secondo grado statali e paritarie. «Le motivazioni e le valutazioni del rischio pandemico nelle scuole addotte dalla presidente dell’ Umbria a sostegno della sua decisione sono praticamente identiche a quelle recentemente ribadite su Facebook dal presidente Emiliano. Peccato che le conclusioni siano molto diverse – ha scritto Romito -. In Umbria, l’ organo di governo regionale si assume le sue responsabilità e dispone per tutte le famiglie e tutte le scuole; in Puglia tale responsabilità viene scaricata su famiglie e dirigenti scolastici. Generando la più volte lamentata situazione di disorientamento e disuniformità del servizio». Quindi le richieste dirette al governatore Emiliano: «Al presidente chiediamo: se la situazione della nostra regione (arancione come l’ Umbria) è effettivamente così grave, vada in pellegrinaggio ad Assisi e trasferisca in Puglia l’ equivalente dell’ ordinanza umbra, ritirando la sua n. 413. In mancanza, ci permettiamo di rilevare che, se non lo facesse il governatore, il potere di fare come in Umbria ce l’ avrebbero i sindaci sui loro territori, in quanto ufficiali di governo dotati di poteri esclusivi in materia di rischio sanitario (cosa che non sono, è bene ripeterlo, i dirigenti scolastici). Contro l’ ordinanza di Emiliano anche la Flc-Cigl, Cisl e Snals-Confsal Puglia. «Anche noi cogliamo il senso di minaccia che questa pandemia porta con sé, soprattutto alla luce dei dati sulla velocità di contagio del virus che la Regione quotidianamente diffonde ma dobbiamo constatare che, se questi dati, finora in esclusivo possesso della Regione, confermano realmente lo stato di gravità in cui versano le scuole, allora è evidente che l’ ordinanza 413, in un solo colpo, lede sia il diritto all’ istruzione (art.34 della Costituzione) che l’ universalità del diritto alla salute (art. 32 della Costituzione) rimettendoli entrambi alla libera valutazione da parte delle famiglie: e così anche la tutela della salute viene, di fatto, lasciata alla percezione che del pericolo ha il singolo cittadino dividendo gli studenti tra chi è più esposto al contagio (alunni in didattica in presenza a scuola) e chi meno (quelli della didattica da casa) – hanno incalzato i sindacati-. Al danno causato dal Covid si è ora aggiunto anche il danno causato da un’ ordinanza regionale che finisce per aggravare una situazione già di partenza complicata. Ma ora basta servono capacità di sintesi politica e, soprattutto, l’ individuazione di misure ponderate e condivise». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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