16 Luglio 2024

L’evoluzione del gender gap nel mondo del lavoro

Giunto alla sua 18esima edizione, il Global gender gap report 2024 confronta lo stato attuale e l’evoluzione della parità di genere, infatti nel Global Gender Gap Report 2024, emerge chiaramente che la strada verso la piena parità di genere è ancora lunga e tortuosa. 

Attualmente, nessun Paese ha raggiunto l’uguaglianza completa. Sebbene il 97% delle economie analizzate abbiano ridotto più del 60% del loro divario di genere, il report prevede che ci vorranno ancora 134 anni per colmare completamente il gap. Questo è un ritardo significativo rispetto all’obiettivo di sviluppo sostenibile fissato per il 2030.

Quest’anno, il report evidenzia progressi significativi in alcune aree, in particolare nell’empowerment politico, ma la disparità di genere persiste in molte altre. 

Come si evince dal grafico, l’Islanda si conferma leader mondiale con un divario colmato del 93,5%, continuando a guidare la classifica da circa quindici anni. Dopo l’Islanda, la top ten include Finlandia, Norvegia, Svezia, Germania, Irlanda e Spagna. 

Tuttavia, l’Italia, con un punteggio di 70,3%, scende all’87° posto, perdendo otto posizioni rispetto all’anno precedente. L’Europa, nel complesso, ha ridotto il proprio divario di genere del 75%, segnando un miglioramento rispetto al 2006.

Purtroppo nel nostro Paese, la parità di genere avanza a un ritmo più lento rispetto ad altri Paesi europei. 

Nel 2024, la parità di partecipazione alla forza lavoro ha fatto progressi, raggiungendo il 66,7%. Tuttavia, il Global Gender Gap Report evidenzia che le differenze regionali continuano a essere marcate. Mentre la partecipazione femminile al lavoro cresce a livello globale, il ritmo dell’avanzamento verso la parità varia significativamente tra i diversi contesti.

I dati di LinkedIn rivelano che, sebbene la forza lavoro femminile rappresenti il 42% del totale globale, le donne sono ancora sottorappresentate in molti settori e posizioni. 

Le reti professionali, cruciali per il progresso di carriera, mostrano un divario significativo: gli uomini tendono ad avere reti più ampie e influenti, mentre le donne, pur avendo reti meno estese, godono di un vantaggio derivante dai legami “deboli”, che possono portare a migliori opportunità di carriera e risultati positivi. Le reti più forti sono spesso associate a un maggiore accesso a opportunità e contatti da parte dei reclutatori, rendendo le misure formali come le quote rosa e politiche di parità essenziali per ridurre questi divari.

Per sostenere una maggiore partecipazione femminile alla forza lavoro, è fondamentale che i sistemi di assistenza siano equi e adeguati. Le tutele formali e le disposizioni per il congedo parentale mostrano ancora lacune significative tra e all’interno delle diverse regioni. Negli ultimi 50 anni, il numero medio di giorni di congedo di maternità è aumentato da 63 a 107, mentre i giorni di congedo di paternità sono passati da meno di uno a una media di nove giorni. Questo miglioramento è un passo positivo, ma non sufficiente per colmare completamente il divario di genere.

Nonostante i progressi, la portata e la velocità del cambiamento non sono sufficienti per raggiungere la piena parità di genere entro il 2030. Per accelerare questo processo, è necessario un cambiamento di paradigma a livello globale. Governi, aziende e società civile devono investire risorse e adottare una mentalità che veda la parità di genere non solo come un obiettivo di giustizia sociale, ma come una condizione essenziale per una crescita economica equa e sostenibile.

Questi attori devono lavorare insieme per implementare politiche che promuovano l’inclusione e l’uguaglianza, nonché per sostenere l’imprenditorialità e le reti professionali femminili. Solo attraverso un impegno congiunto e un cambiamento culturale profondo sarà possibile ridurre significativamente il gender gap e garantire che le opportunità siano veramente accessibili a tutti, indipendentemente dal genere.

 

Questo articolo è parte del progetto “Facciamo Economia”, realizzato da Codacons e finanziato dal MIMIT D.M. 6/5/2022 art. 5.

 

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