27 Luglio 2010

Lettere e petizioni: quando la ricerca protesta

 
Grazie all’articolo di Benedetta Tobagi, altri ricercatori sono usciti fuori dal silenzio e hanno inviato lettere di testimonianza a Repubblica. E’ importante, in questo senso, divulgare quanto più possibile comunicati e petizioni. In entrambi i casi questo blog, da tempi non sospetti, e il sottoscritto da prima di prendere in mano Science Backstage, ha sempre sostenuto la protesta contro i tagli che stanno arrivando a raffica sul mondo dell’università e dell’istruzione in generale.
Oggi, in questo preve post di segnalazione, vi propongo una azione collettiva contro il MIUR e le università promossa dal CODACONS che ha come obiettivo quello di una giusta retribuzione ai professori a contratto, forse la forma di precaraiato peggiore che si trova all’interno delle unversità italiane.
Infatti, mentre assegnisti, borsisti e dottorandi, per quanto non abbiano una voce all’interno dell’università, ne sono comunque considerati una parte importante, nella maggior parte dei casi i professori a contratto sono la parte più silenziosa e peggio trattata delle accademie (insieme ai ricercatori gratuiti, quelli che nella speranza di ottenere un assegno anche solo di un paio di mesi, lavorano per altri 6 completamente gratis): stesso impegno in termini di attività didattica di un professore universitario e trattamento retributivo e previdenziale di molto inferiore. L’iniziativa è rivolta ai professori a contratto, come è ovvio, quindi se qualcuno di essi sta leggendo o se qualcuno dei lettori conosce persone che si trovano in questa situazione lavorativa, il link è lì sopra e può essere utile diffonderlo.
Infine il Coordinamento dei Giovani Accademici de La Sapienza ha preparato una petizione contro l’attuale manovra finanziaria: vale la pena darci un’occhiata e, eventualmente, lasciare una firma.

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