10 Luglio 2014

Lettere al direttore

Lettere al direttore

Egregio direttore, approfitto nuovamente della sua rubrica per esprimere qualche considerazione riguardo alla questione Pos obbligatori. Nessuno potrà più rifiutarsi di accettare un pagamento traccia bile, purché la somma dovuta non sia inferiore ai 30 euro. Dopo un paio d’ anni di rinvii entra, infatti, in vigore un decreto che sembra fatto apposta per dichiarare guerra all’ evasione spicciola e quotidiana, quella che a prima vista sembra innocua, ma che in realtà come l’ altra – quella delle grandi cifre – va ad ingrossare la montagna della ricchezza prodotta in nero (più o meno il 17 per cento del Pil). L’ obiettivo è nobile: dissuadere dall’ utilizzo del contante (secondo la Banca d’ Italia i pagamenti elettronici pro capite sono 74 l’ anno contro i 194 di media dell’ Eurozona) e colpire l’ evasione fiscale. Ma, il decreto che introduce il Pos per legge non ha strumenti adatti a difendere le buone intenzioni: non è contemplata nessuna sanzione a carico di chi non rispetterà l’ obbligo. L’ arma è spuntata. Il solito compromesso. «E’ la solita norma all’ italiana», commenta il Codacons. E come dargli torto. E’ in realtà il solito compromesso: la sanzione è stata “dimenticata” perché installare e utilizzare un Pos, in Italia costa più caro che altrove. Secondo uno studio effettuato dalla Cgia di Mestre – tenendo conto delle condizioni praticate dai principali istituti – la spesa media per un imprenditore che incassa via Pos 100mila euro l’ anno, varia, infatti, dai 1.183 euro previsti per chi si accontenta del modello base, ai 1.208 pagati dal commerciante, artigiano o professionista che sceglie il Pos cordless (senza fili), fino ai 1.240 versati da chi decide di avvalersi di un dispositivo Gsm. Cifre calcolate al netto, tenendo conto della deducibilità applicabile agli oneri in questione. Di fatto spese di attivazione, commissioni mensili e commissioni sulle singole operazioni sono a carico di chi chiede l’ installazione del Pos. Oltre al “danno” anche la Beffa, infatti, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che parlando alle assemblee di Confcommercio e Confesercenti si è impegnata ad “attivare un tavolo di confronto con le banche e con gli operatori per ridurre i costi legati alla disponibilità e all’ utilizzo dei Pos” non si è ancora scomodata a portare a termine tale impegno. Saremmo rimasti stupiti se fosse accaduto il contrario. Rimane comunque il fatto dell’ incompiutezza, come tutte le classiche norme all’ italiana, poiché, il decreto entra in vigore senza sanzioni. Resta da capire cosa succederà nel caso in cui il commerciante, il professionista o l’ artigiano in questione non si siano dotati di Pos. Al cliente, infatti, è riconosciuto il diritto di pagare via card, ma se non sarà messo nelle condizioni di poterlo fare non potrà certo ottenere il bene o il servizio gratis. La circolare dedicata dal Consiglio nazionale forense agli iscritti all’ Ordine degli avvocati parla chiaro: “Qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di effettuare il pagamento tramite carta di debito e l’ avvocato ne fosse sprovvisto sta scritto – si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore che, com’ è noto, non libera il debitore dall’ obbligazione. Nessuna sanzione è, infatti, prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di credito”. Quindi, prima o dopo il cliente paga, con o senza Pos. Insomma, il solito confusionale dramma normativo senza senso fatto apposta solo per colorare d’ inchiostro delle pagine bianche.

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