11 Maggio 2003

Lettera/Appello al Presidente della Repubblica Ciampi del comitato promotore dei referendum ambientali

    COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM PER LA ABROGAZIONE DELL’ELETTRODOTTO COATTIVO c/o CODACONS, Roma v.le Mazzini 73
     

    Tel: 063721573 – 063725809 – 063724971 Fax: 063701709 – 0637353067 – 0697618016
     

     

    Al Presidente della Repubblica
    Palazzo del Quirinale
    00100 ROMA

     
     
     
    APPELLO
    del comitato promotore dei referendum ambientali

    Signor Presidente,
    ci rivolgiamo a Lei nella sua veste di Garante della democrazia e di Custode delle Istituzioni dello Stato. In qualità di rappresentanti del Comitato Promotore dei referendum ambientali – per l’abrogazione dell’elettrodotto coattivo, delle limitazioni al divieto di residui tossici negli alimenti, delle procedure semplificate e degli incentivi finanziari nell’impiego del combustibile da rifiuti e della sua classificazione come rifiuto speciale – i quali sono stati sostenuti da oltre cinquecentomila elettori che li hanno sottoscritti!, dobbiamo richiedere il Suo autorevole intervento per ripristinare il diritto democratico dei cittadini ad abrogare leggi ingiuste mediante lo strumento referendario e ristorare la democrazia, vulnerata dal silenzio dei media e dalla decisione della Corte Costituzionale del 14-15 gennaio 2003 con la quale è stata inibita l’aspirazione ad una alimentazione con cibi privi di residui tossici!
    La decisione della Corte, basata sulla erronea convinzione che, di fatto, non è possibile una alimentazione con cibi privi di sostanze tossiche, per la prima volta afferma in punto di diritto che il cittadino non ha diritto alla preservazione della sanità del proprio corpo evitando l’assunzione di cibi contaminati, si badi, non da impurità o liquami, nocivi in potenza, ma da sostanze riconosciute tossiche, cioè sicuramente nocive (per argomentare le sue conclusioni la Corte ha equivocato sulle parole del quesito referendario, lasciando credere che i promotori volessero vietare, negli alimenti, una serie di sostanze individuate soltanto in base alla loro "potenziale tossicità", laddove il quesito si proponeva di vietare, negli alimenti, le sostanze non già potenzialmente tossiche, ma solo certamente tossiche, cioè quelle riconosciute tossiche in base alla legge!).
    La Corte non ha soltanto denegato il diritto del cittadino a veder applicato, in un settore così importante come l’alimentazione, il principio di precauzione, che la Comunicazione della Commissione Europea del 22 febbraio 2000 indica come applicabile anche ai fini della tutela della salute (in Austria i cittadini hanno potuto celebrare un referendum sugli organismi geneticamente modificati, che non sono a tutt’oggi classificati tossici). La Corte ha negato in questa circostanza la applicabilità del principio di "tutela dalle malattie e dai grandi flagelli, come la tossicodipendenza" – e non sarebbe dipendenza dai tossici quella di una popolazione che non potesse far a meno dei cibi con residui tossici? – garantito dall’art. 129 del Trattato di Roma (art. 152 del Trattato di Amsterdam).
    Ma c’è di più.
    Ritenere che il cittadino non può richiedere, con un referendum!, che la sanità del proprio corpo sia preservata dall’avvelenamento – poco o molto, non importa, laddove le sostanze sono dichiarate tossiche l’avvelenamento è certo – e che l’avvelenamento possa essere indotto da terzi, siano essi produttori, importatori o distributori, cui sarebbe riconosciuto il diritto a nuocere, costituisce una violazione dell’habeas corpus, introdotto nel nostro ordinamento con l’articolo 32 della Costituzione.
    E che il diritto a nuocere sia ritenuto una conseguenza del sistema produttivo e che sotto questo aspetto il sistema produttivo vada tutelato impedendo che sia modificato a seguito dell’esito di un referendum, vuol dire che le istituzioni democratiche – e cosa di più democratico del voto popolare nel referendum? – e la democrazia stessa sono rese serve di un sistema economico che si vuole Moloch e vitello d’oro, che esige i suoi tributi di morte e di malattia.
    Non è questo il ruolo della democrazia, ruolo che, dopo la richiamata Sentenza della Corte Costituzionale, Ella è chiamato a ripristinare!
    E non è neanche il ruolo di altri regimi, se non dei più efferati.
    Da quasi ottocento anni è stata riconosciuta in Inghilterra la Magna Cartha Libertatum e i suoi valori si sono affermati nel resto d’Europa ben prima che nascessero le democrazie. La violazione del corpo asserita per ragioni di interesse generale, come si vuole in questo caso, e non solo nei confronti dei singoli e neanche per ragioni di giustizia, magari distorta, ma di giustizia, ma invece estesa a tutti gli individui della popolazione e per ragioni di perseguimento del benessere, malinteso, si ha nell’evo moderno, a nostra memoria, solo nella società azteca.
    Come custode delle Istituzioni Ella è ora chiamata a salvare le istituzioni del diritto e del vivere civile, oltre che della democrazia!
    Infine, il silenzio dei media.
    Ella avrà notato come la stampa, la radio e la televisione abbiano praticamente ignorato l’ammissione al voto del referendum sull’elettrodotto coattivo (tale è il titolo dell’art. 1056 C.C. che si vuole abrogare, nell’edizione del C.C. Giuffré 1987, titolo che la Corte di Cassazione ha voluto modificare, in servitù coattiva da elettrodotto, con l’evidente intento di limitarne la portata).
    Nonostante la Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI abbia con Delibera 23.4.2003 deciso l’inizio immediato delle trasmissioni RAI sui referendum, nessuna trasmissione è stata programmata a tutt’oggi dalla RAI sul referendum per la abrogazione della servitù coattiva da elettrodotto.
    L’Autorità di Garanzia nelle Comunicazioni ha reso pubblica la disciplina dell’accesso ai mezzi di informazione per i referendum soltanto il 29 aprile 2003 (Delibera 83/03/CSP del 15 aprile 2003) – a tre mesi e mezzo dalla declaratoria di ammissibilità della Corte Costituzionale! – con la conseguenza che a tutt’oggi l’accesso non è stato reso possibile, essendo decorso solo il 9 maggio scorso il termine di presentazione delle richieste d’accesso.
    Che un avvenimento così importante, come un referendum ambientale che porterà alle urne milioni di elettori, sia stato fin qui ignorato, anche questa è una manifestazione di regime: un regime forse immanente alla società, come in 1984 di Orwell, ma comunque contrario alla democrazia.
    Anche a questo proposito chiediamo il Suo altissimo intervento e chiediamo di essere ricevuti perché sia testimoniato all’opinione pubblica l’alto valore di una consultazione elettorale come quella referendaria, in materia ambientale.
    Roma, 11 maggio 2003  

    P. Comitato Promotore del referendum di cui al DPR 9/4/2003 – Elettrodotto coattivo e degli altri referendum ambientali non ammessi, con sede in Roma c/o CODACONS

     

      dott. Livio Giuliani                                                                                                            avv. Carlo Rienzi
    primo firmatarioe portavoce                                                                                          firmatario e presidente                                                                                                                                           CODACONS
     

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