29 Agosto 2009

Lettera dall’ambasciata: si di Obama alla Ederle 2

Yes we know, yes we can. "Possiamo perché sappiamo" è la versione aggiornata dello slogan obamiano. Per la prima volta in un documento ufficiale gli Usa certificano che il presidente Barack Obama conosce l’affaire Dal Molin, lo approva e intende portarlo a termine.  A renderlo noto ufficialmente è un nota firmata dal colonnello Vincent Freeman, capo dell’ufficio di cooperazione per la difesa presso l’ambasciata degli Stati Uniti d’America, in una lettera inviata al Codacons in risposta a una missiva sul raddoppio della base Usa. Ecco cosa scrive il colonnello Freeman: «Si desidera precisare che l’amministrazione Obama è al corrente del progetto Dal Molin. Le Forze armate statunitensi rimangono fermamente vincolate al rispetto degli impegni di sicurezza collettiva e degli obblighi internazionali verso la Nato e verso l’Italia. Il governo italiano ha fornito il proprio supporto al progetto Dal Molin, per il quale il governo statunitense ha stanziato i fondi necessari. Le Forze armate statunitensi completeranno il progetto con la costruzione di infrastrutture moderne, eseguite a regola d’arte, nel pieno rispetto dell’ambiente. Per ulteriori chiarimenti – è la chiosa finale – voglia contattare l’onorevole Paolo Costa, commissario straordinario del governo italiano per il progetto Dal Molin». «Sul Dal Molin – si legge in un comunicato stampa diffuso dall’associazione dei consumatori – Obama, che al momento della sua elezione aveva annunciato cambiamenti fondamentali nella politica americana, si comporta come Bush, insistendo sull’ampliamento della base».  Al Codacons non si danno per vinti: per questo è stato presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il progetto definitivo, come conferma anche Giancarlo Albera, portavoce del coordinamento dei comitati, che contesta l’invito a rivolgersi al commissario Costa: «Il progetto andava discusso prima di essere realizzato. Dopo, non resta altro che prendere atto del danno compiuto, ormai irreparabile». «Ci mancherebbe solo che l’amministrazione Obama non fosse a conoscenza del progetto Dal Molin», commenta Jacopo Bulgarini d’Elci, portavoce del sindaco Achille Variati. «Vicenza, con la nuova base cui si sommano i diversi insediamenti militari attuali, diventerà la città italiana con la maggior percentuale di presenza statunitense rispetto alla popolazione. Data l’importanza di questa operazione, e il notevole sacrificio di territorio che chiede, davamo francamente per scontato che il governo Usa ne fosse a conoscenza. Il contrario sarebbe stato deprimente, e anche un po’ offensivo». Il cantiere della Ederle 2, nel frattempo, prosegue a pieno ritmo, così come proseguono i controlli all’esterno dell’area, per verificare il rispetto dei limiti di inquinamento acustico. Giovanni Rolando, presidente della quinta commissione "Servizi alla popolazione", che si era fatto carico delle proteste per i rumori dovuti alla realizzazione delle fondazioni della nuova base Usa, rende noto che i punti di monitoraggio saranno sei: in viale Ferrarin, in via Monzambano, alla succursale del Lampertico in strada S. Antonino, il strada della Cresolella, all’interno dell’aeroporto civile e in strada Ponte del No.

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