21 Febbraio 2019

Legionella: denuncia Codacons «L’ epidemia ha responsabili»

il chiese torna sott’ accusa. il governo: «non c’ è ancora un dato definitivo» ma intanto nel fiume sono stati trovati germi uguali a quelli dei malati
Francesco RomaniALTO MANTOVANO. Il Codacons di Brescia ha annunciato il deposito di una denuncia-querela per il reato di “cagionata epidemia” in riferimento all’ ondata batteriologica che ha infettato quasi mille persone fra Bassa Bresciana ed Alto Mantovano fra settembre e novembre scorsi. Un’ epidemia che ha causato la morte di sette persone e il ricovero di oltre 500. Per l’ associazione per la difesa di utenti e consumatori si sarebbero dovuto attuare delle contromisure di sicurezza, considerando che il fiume Chiese, alla fine dell’ estate, era ridotto ad un rigagnolo melmoso nel quale si concentravano batteri e inquinanti, così come denunciato con largo anticipo dal Consorzio del Chiese con una preoccupata lettera nella quale si lanciava l’ allarme sul degrado igienico del Chiese a causa dalla scarsità di acqua.Una denuncia che nasce dalle anticipazioni riguardo alle indagini disposte dal ministero della Sanità subito dopo i casi e che nei giorni scorsi sono approdate nell’ aula della Camera. Rispondendo ad un’ interrogazione dell’ onorevole Elena Carnevali (Pd), il sottosegretario alla Sanità Luca Coletto ha spiegato che, in base all’ indagine, «non è ancora possibile identificare la fonte che ha determinato l’ evento». Confermando però che «è stata osservata una correlazione fra i ceppi isolati negli ammalati (legionella di sottotipo 2 ndr) e quelli isolati nel fiume Chiese. I ceppi isolati dalle altre possibili fonti di contagio sono diversi tra loro e non hanno alcuna correlazione con i ceppi isolati nei pazienti».Quindi le torri di raffreddamento (dove la legionella trovata è di tipo 1) sono in parte scagionate, ma resteranno sotto indagine poiché l’ Istituto superiore di sanità ha chiesto di rifare le analisi «prelevando quantità maggiori di acqua».L’ Istituto ha anche proposto di effettuare indagini «su impianti di depurazione delle acque e di verificare come le acque reflue vengono smaltite o eventualmente riutilizzate». In conclusione, nel complesso evento, «più fonti hanno concorso al verificarsi dei casi di legionellosi, per di più in un contesto meteorologico tale da favorire la dispersione della legionella nell’ ambiente». Per questo il prefetto di Brescia dovrebbe convocare i sindaci della zona. L’ onorevole Alberto Zolezzi, che da subito si è speso sul caso, ha chiesto alle Ats di Brescia e Mantova ed al ministero «di bloccare gli spandimenti che dovrebbero riprendere il primo marzo. Creando fasce di rispetto fluviali e vicino agli abitati. Considerando le cariche batteriche e i germi ormai antibiotico resistenti che i gessi possono rilasciare e con il dilavamento possono finire nei fiumi». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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