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3 Agosto 2017

Legge concorrenza, Gentiloni «È un impegno mantenuto»

 

ROMA. Sono passati 30 mesi da quando il ddl Concorrenza fu presentato al consiglio dei ministri nel febbraio del 2015. Dopo due anni e mezzo quella norma «annuale» è diventata finalmente legge e il governo esulta per un risultato che sembrava sempre più difficile da ottenere. Se il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla soddisfatto di un «impegno mantenuto», anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda definisce l’ approvazione un «segnale di serietà» per il Paese. L’ ok definitivo al provvedimento è arrivato infatti dopo 900 giorni, tra tanti stop e lente ripartenze. Nonostante i vari incagli, la legge è riuscita a vedere la luce introducendo novità su assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie con l’ obiettivo, sempre secondo Calenda, «di stimolare la crescita, la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo». Anche l’ autorità Antitrust si è mostrata soddisfatta per il via libero definitivo, sebbene – con uno sguardo più orientato al futuro – abbia consigliato per la prossima volta di riflettere sull’ utilizzo di uno strumento più «più rapido e incisivo», magari mirato su singoli settori rispetto al testo «omnibus» approvato dal Senato. Non si sono invece risparmiati con le critiche i consumatori, i liberi professionisti e gli stessi politici (compresi esponenti del Pd, non a caso il testo è stato approvato con una maggioranza risicata). Il capitolo del provvedimento preso più di mira è stato sicuramente quello sull’ energia. Ad aprire la pioggia di polemiche è stato il presidente della commissione Industria del Senato, Mas simo Mucchetti del Partito Democratico, che non ha votato la fiducia definendo la legge «un favore a grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance e Big Pharma». «Il voto di Mucchetti? Un suo diritto», ha commentato Calenda. Critica anche l’ Unione nazionale dei consumatori: basterebbe la fine del mercato tutelato nel settore dell’ energia – spiega l’ associazione – per esprimere un giudizio negativo «considerato che non vi può essere alcuna concorrenza fino a che, per la luce, i primi cinque operatori detengono l’ 87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato». La stessa misura secondo il Codacons porterà aggravi di costi per le famiglie, mentre per Federconsumatori conse gnerà i cittadini «in pasto a un mercato libero in cui non vi è la minima ombra di competitività e convenienza». Elio Lannutti di Adusbef parla di legge scritta «sotto dettatura delle lobby» che si tradurra in ricari tariffari di 150 euro l’ anno per i cittadini Maria Chiara Furlò.

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