L?economia mondiale soffoca nell?oro nero
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Ivan è passato, ma gli effetti prodotti dall`uragano sui mercati del greggio continuano a farsi sentire. E così l`oro nero ha ripreso la sua corsa e ha superato la soglia dei 53 dollari al barile toccando un nuovo record storico da quando sono state introdotte le contrattazioni sui futures nel 1983. A pesare è infatti l`allarme che i danni provocati agli impianti del Golfo del Messico possano rendere difficili gli approvvigionamenti in vista della stagione invernale. Le quotazioni, così, hanno messo il turbo sui mercati internazionali, mentre in Italia cominciano a scaricarsi sulla benzina i rialzi delle ultime settimane. Per un litro di verde ci vogliono ormai in alcuni distributori oltre 1,182 euro, nuovo massimo sul mercato italiano. Massimo storico superato anche dal Brent, che a Londra ha superato i 49 dollari al barile. La nuova impennata del greggio, che sembrava in via di raffreddamento grazie all`accordo per il cessate il fuoco raggiunto in Nigeria tra governo e ribelli, è stata determinata soprattutto dall`allarme per le scorte Usa. L`uragano Ivan, infatti, sembra aver danneggiato in modo più serio del previsto le piattaforme del Golfo del Messico, in cui si concentra un quarto della produzione di greggio degli Stati Uniti: il governo ha comunicato ufficialmente che attualmente viene pompato il 28 per cento in meno rispetto alla media giornaliera. Un dato che allarma i mercati, da tempo preoccupati per il livello di scorte Usa e che ora temono in particolare un`eventuale scarsità proprio a ridosso della stagione invernale. Timori che hanno trovato conferma nelle analisi condotte dal Dipartimento dell`energia e dall`Istituto del petrolio americano. Soprattutto a causa del forte ribasso degli approvvigionamenti relativi ai prodotti distillati, in cui figura anche il gasolio da riscaldamento, sorvegliato speciale in questa stagione pre-invernale. Il calo di questa particolare categoria di prodotti non ha sorpreso gli analisti, che da giorni paventavano un andamento del genere, ma l`entità del ribasso non è quella preventivata: secondo le tabelle del Dipartimento, infatti, le scorte di prodotti distillati la scorsa settimana sono scese di 2,1 milioni di barili a 123,4 milioni, mentre le attese erano per una flessione di 800mila barili. Senza contare che secondo l`Istituto del petrolio la flessione è stata ancora più forte e pari a 2,87 milioni di barili. Di fronte a un crollo di queste dimensioni a poco sono serviti gli altri due dati diffusi, quello relativo alle scorte di greggio (in crescita di 1,1 milioni di barili a 274 milioni secondo il Dipartimento) e di benzina, che sono aumentate a sorpresa di 600mila barili a 199,4 milioni. Anche se i calcoli dell`Api dicono invece che gli approvvigionamenti di carburante sono scesi di 3,37 milioni. Se le scorte sono state il fattore scatenante, sullo sfondo rimangono i problemi di sempre, a cominciare dalla Nigeria. Stavolta sul banco degli imputati non ci sono i ribelli, ma un vero e proprio paradosso. Il Congresso del lavoro, principale sigla intersindacale del paese, minaccia infatti uno sciopero generale contro l`aumento dei prezzi della benzina presso i distributori nazionali. Sciopero che potrebbe in realtà determinare un blocco della produzione di greggio del Paese, che produce 2,5 milioni di barili al giorno, e quindi un ulteriore aumento dei costi del petrolio. Senza contare che rimane la preoccupazione per il Golfo del Messico, dove i danni dell`uragano Ivan agli impianti di produzione sono stati ben più gravi di quanto ipotizzato inizialmente. È stato lo stesso Dipartimento dell`energia a dire chiaramente come stanno le cose: secondo i tecnici dell`ufficio, infatti, ci vorranno tra 45 e 90 giorni perché la produzione dell`area, da cui viene estratto un quarto del greggio degli Stati Uniti, torni a pieno regime, vale a dire 1,7 milioni di barili al giorno. Attualmente, la produzione degli impianti del Golfo è ridotta del 28 per cento rispetto al normale: mancano, cioè, all`appello circa 400mila barili al giorno. Lo scenario, dunque, è tutt`altro che roseo. Tanto che molti analisti sono pronti a scommettere che le impennate del greggio, aumentato fin qui del 60 per cento dall`inizio dell`anno a New York, continueranno ancora almeno fino ai 60 dollari al barile. La rincorsa dei prezzi della benzina, intanto, è partita anche in Italia. Come avevano previsto numerosi analisti macroeconomici, cominciano a scaricarsi sui listini italiani gli aumenti messi a segno dal petrolio nelle scorse settimane. E così un nuovo confine è stato oltrepassato, quello di 1,18 euro per un litro di verde. Il record spetta a Erg e Fina, che hanno ritoccato il listino portando il prezzo a 1,182. Per un litro di benzina oggi ci vogliono così circa 0,132 euro in più rispetto a nove mesi fa, quando per lo stesso litro bastavano 1,050 euro. Per un pieno di un`auto di medio-grande cilindrata, pertanto, oggi sono necessari 6,6 euro in più rispetto a gennaio scorso. Senza contare che in alcuni distributori con caratteristiche particolari (isole minori, notturni con assistenza, autostrade etc.) sono previsti differenziali che possono portare il prezzo ben oltre 1,20 euro, vale a dire quasi 2.500 delle vecchie lire. I rincari, poi, non hanno risparmiato nemmeno il gasolio, che ha raggiunto un nuovo primato a 1,009 euro al litro. I riflessi del caro carburante stanno mettendo in crisi anche il settore pesca. Il presidente della Lega Pesca, Ettore Ianì, manifesta le preoccupazioni della categoria: in un anno il gasolio è aumentato del 23 per cento. “Non possiamo non esprimere – sottolinea in una nota Ianì – la nostra solidarietà ai colleghi francesi che, nei porti del Nord Europa e in quelli mediterranei, hanno manifestato la propria preoccupazione per l`aumento al di fuori di ogni limite del prezzo del gasolio. Secondo noi è una protesta da valorizzare, da ampliare: ci vorrebbe infatti, e lo auspichiamo, un coordinamento fra tutti i Paesi europei, attraverso le associazioni come Cogeca ed Europeche, per un`azione unitaria, comune, non solo nei confronti dei vari Governi dell`Ue, ma anche del nuovo Commissario Joe Borg, per un`iniziativa di sostegno che valga per tutti e superi i limiti di intervento per gli aiuti di Stato“. “A fronte di un aumento di 0,0678 euro al litro – sostiene Ianì sulla base di una ricerca del Centro Studi Lega Pesca per il sistema di pesca volante – in media per ogni barca l`aggravio su base annua si aggira intorno ai 24.400 euro, portando il totale della spesa per carburante a 140.400 euro; per la pesca a strascico l`aggravio è di 12.700 euro circa, con una spesa totale di 73 mila euro circa. Un costo enorme, se rapportato alla struttura dei ricavi“. “Siamo sicuri che il Governo italiano condivida la nostra preoccupazione conclude il presidente di Lega Pesca e che si adopererà al fine di giungere ad una simile soluzione. Auspichiamo anche che un problema così importante venga affrontato quanto prima in una riunione del Tavolo Agro Alimentare, insieme ai nostri colleghi del settore agricolo“. Ma il gasolio, nonostante i rincari, continua ad essere più conveniente. Il caro benzina, infatti, spinge gli italiani all` acquisto di vetture a gasolio. Anche a settembre, secondo l` Anfia (l`associazione dei produttori di auto italiani), c` è stata una forte crescita e la quota di questo tipo di auto è salita al 60,46 per cento del totale delle vendite, che porta la percentuale dei primi nove mesi al 57,86 per cento. I modelli più venduti in settembre sono stati la Ford Focus (6.295), la Renault Megane (5.415) e la Fiat Punto (4.912). Nel bilancio dei primi nove mesi la Ford Focus (56.292) precede la Fiat Punto (55.635). Per quanto riguarda le previsioni sul mercato dell`auto, secondo l`Anfia il 2004 dovrebbe chiudersi sui livelli del 2003, anche se “la situazione resta volatile sia per i timori legati a nuovi aumenti del prezzo del petrolio sia per la staticità dell`economia italiana, la cui crescita è la più lenta dei paesi industrializzati“. Fra l`altro, “un segnale prudenziale circa la futura evoluzione della domanda – prosegue l`Anfia – è costituito dalla contrazione in settembre della raccolta degli ordinativi: sono stati pari a 189.453 unità, con un calo del 2,77 per cento nei confronti dello stesso mese del 2003“. Il calo dei primi nove mesi è invece del 2,29 per cento. Le prospettive per l`immediato sono tutt`altro che rosee: sono prevedibili infatti ulteriori aumenti della benzina. Una rapida ricerca sugli aumenti negli ultimi anni, consente di valutare un incremento del prezzo pari al 150 per cento. Infatti, a dieci anni dall`entrata in vigore di una liberalizzazione dei prezzi, che avrebbe dovuto garantire un risparmio per gli automobilisti, il prezzo del carburante resta comunque fra i più alti in Europa e nel mondo. Dunque le responsabilità non sembrano poter essere attribuite al Governo, ma piuttosto ad un mancato controllo di un meccanismo che continua a crescere in maniera sostenuta anno dopo anno. Sia compagnie petrolifere che consumatori, puntano il dito sul sistema di tassazione. Vediamo dunque gli “elementi“ che incidono sul prezzo al consumo della benzina. Su un litro di senza piombo solo il 30 per cento va alla parte industriale (costo del greggio e di raffinazione) mentre oltre il 50 per cento è relativo alla voce “accisa“ ovvero l`imposta applicata dallo Stato su particolari tipologie di beni tra cui anche tabacchi e alcolici. Su entrambe, va calcolata poi l`Iva al 20 per cento. Si realizza dunque una doppia imposizione fiscale, che viene a gravare sul consumatore, collocando l`Italia tra i paesi dell`Unione Europea con il prezzo al consumo più elevato. Se consideriamo le fluttuazioni degli ultimi anni, e soprattutto il costo industriale variabile, è evidente come il peso della tassazione abbia assunto proporzioni “galoppanti“ negli ultimi anni. Non a caso, se raffrontiamo il solo prezzo industriale della benzina negli ultimi due anni, vediamo che tra l`estate del 2002 e quella del 2003 si è mantenuto identico. La difesa dell`associazione petrolieri infatti si basa su una considerazione: attraverso l`accise, l`Iva e l`effetto cumulo della tassa sulla tassa mangia circa il 65 per cento del prezzo finale, a cui si va ad aggiungere il costo della distribuzione che vede il nostro Paese in situazione difficile a causa dell`elevato numero di pompe distribuite sul territorio. L`Italia è il paese con il maggior numero di stazioni in Europa: oltre 23 mila, seguita solo da lontano dalla Germania (16 mila), che ha un numero di automobilisti ben più vasto. Un altro aspetto di cui occorrerà tener conto è l`effetto “federalismo“. Infatti oltre all`aumento del prelievo fiscale nazionale, alcune regioni hanno deciso di imporre una ulteriore imposta addizionale che, laddove scaricata integralmente sui consumatori, farebbe lievitare il prezzo alla pompa della benzina di altri 3 centesimi al litro. Un altro elemento che negli ultimi venti anni ha causato uno sproporzionato aumento del prezzo della benzina al consumatore è il “fattore oscillazioni“. Le oscillazioni a breve termine del prezzo del carburante alla pompa sono strettamente connesse alla materia prima. Il greggio, viene misurato con “il barile“ sin dal 1850. Esistono diverse qualità, che incidono concretamente sul prezzo finale. A tale valore si aggiunge poi l`andamento sul mercato internazionale dei prodotti petroliferi (cioè di tutti i derivati, in particolare benzina e gasolio). L`errore più comune è quello di considerare la sola benzina; in realtà derivati come ad esempio il gasolio, hanno una incidenza non secondaria a livello quotazione. Il fattore “euro/dollaro“ ha sì una rilevanza interessante, ma per lo più marginale, se paragonata ad altre voci ben più pesanti. L`aumento del costo della benzina nell`ultimo ventennio, ha risentito dunque di diverse componenti. Prima di tutto il “carico fiscale“ che nonostante il succedersi di diversi governi e legislature, ha acquistato anno dopo anno un peso rilevante nell`ambito della formazione del prezzo al consumatore. Altro aspetto rilevante è quello relativo al costo della distribuzione. Il nostro Paese presenta un sistema distributivo confuso e poco organizzato. Una potenziale riorganizzazione dello stesso, secondo alcune stime effettuate dalle associazioni consumatori, potrebbe incidere di oltre il 10 per cento nell`ambito della lotta al caro benzina. Un peso non indifferente è quello dei cartelli creati dalle aziende petrolifere, che sono state già multate nel 2000 dall`Unione Europea, e che nonostante i maggiori controlli odierni, hanno saputo creare un circolo vizioso di difficile controllo. Potenzialmente occorre considerare che il prezzo potrebbe ulteriormente aumentare a causa delle politiche federali delle diverse regioni, le quali si apprestano ad applicare ulteriori tributi regionali. In definitiva, per il consumatore la situazione diviene difficile: nei prossimi anni, senza ombra di dubbio, si continuerà a parlare del caro benzina, se non saranno poste in essere una serie di misure fiscali ed industriali a tutela del consumatore, che devono nascere però in sede di Unione Europea. Il Governo in questi giorni ha cercato, attraverso i propri esponenti, di rassicurare i consumatori sui possibili rincari, pur evidenziano l`intenzione di intervenire duramente per evitare speculazioni. Per il vice ministro delle Attività produttive con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, “le quotazioni record del petrolio costituiscono un grave handicap per il sistema produttivo italiano, ed è per questo che è necessario pensare ad un nuovo piano energetico e anche alla strada dell`energia nucleare“. Secondo il vice ministro “Il prezzo del barile oltre i 53 dollari è sicuramente il più grave handicap per il sistema produttivo italiano in questa fase di accelerata competitività – ha detto Urso . Un sistema, quello italiano, che è quello che più dipende dall`estero per le fonti energetiche. Credo che da una parte l`Italia si deve fare promotrice con convinzione e determinazione in sede Ue affinché venga consentito di realizzare provvedimenti di armonizzazione fiscale che allo stato attuale ci sono vietati proprio dall`Unione“. è necessario poi, secondo il vice ministro, “pensare ad un piano energetico che preveda l`utilizzo anche di altre fonti fino ad ora escluse, per ridurre la dipendenza dall`estero e dal petrolio“. Citando l`esempio francese, in cui il mix delle fonti energetiche è più ampio rispetto al nostro, Urso si è detto convinto che le quotazioni record del barile di questi giorni “siano ormai un fenomeno strutturale, verso il quale dobbiamo attrezzarci. Penso anche alla strada dell`energia nucleare“. Per il ministro dell`Economia, Domenico Siniscalco, invece, “L`impennata del prezzo del petrolio preoccupa il nostro Paese soprattutto per il potere d`acquisto. Non credo verranno riviste le stime di crescita, ha aggiunto. Il prezzo del petrolio è un fattore rilevante per la ripresa mondiale e preoccupa maggiormente i paesi che fanno maggiormente uso di questa risorsa rispetto al Pil. Mi riferisco a quella che si chiama l`intensità energetica. Nel nostro Paese – ha sottolineato il ministro – preoccupa evidentemente per il potere d`acquisto“. Il pericolo più temuto dai consumatori è quello di rincari ingiustificati o di notizie fraudolente. Non a caso, secondo quanto pubblicato sul portale di Intesa Consumatori (www.intesaconsumatori.it), sul caro petrolio ora indagano le Procure, a cominciare da quella di Torino. Un esposto dell`Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) è ora sul tavolo del procuratore Guariniello. L`ipotesi di reato è aggiotaggio. Il prezzo del greggio è aumentato negli ultimi dodici mesi e ha raggiunto livelli sei volte superiori al tasso di inflazione. Nelle ultime settimane poi il prezzo ha superato la cifra “record“ di 53 dollari al barile. I fattori internazionali, come la grave situazione che ha fatto seguito al conflitto in Iraq, pur avendo avuto un peso determinante, non sono sufficienti a spiegare l`andamento senza precedenti del prezzo del greggio. Alla congiuntura economica e alle politiche mondiali, si è aggiunta, infatti, anche una speculazione su titoli derivati agganciati al prezzo del petrolio, per lucrare sulle variazioni di quest`ultimo. In particolare l`attenzione dell`Intesaconsumatori si è concentrata sulla speculazione messa in atto dai grandi investitori su fondi esteri denominati hedge-fund. Sarebbero stati proprio questi fondi a far lievitare i prezzi del petrolio, ottenendo ottimi rendimenti grazie alla speculazione sulle oscillazioni dei prezzi del greggio e contribuendo così a loro volta ad alimentare gli stessi rincari. Il rialzo record del prezzo del petrolio, infatti, non può essere giustificato solo dal mercato, vale a dire dalla domanda e dall`offerta, in quanto l`offerta, cioè la disponibilità di risorse, è maggiore dell`attuale domanda. Da qui l`ipotesi di violazione dell`articolo 501 del codice penale, ossia di manovre realizzate al fine di produrre artificiosamente una oscillazione dei prezzi e consentire una speculazione fraudolenta sui titoli legati al petrolio. Ad esempio attraverso l`abile diffusione di notizie, come quella della disponibilità della Cina a pagare ogni barile di petrolio 50 dollari, notizia che ha indotto gli hedge-fund a scommettere sui rialzi del greggio.
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