24 Settembre 2011

Lecce, “il filobus subito in strada” E parte “class action”

Lecce, «il filobus subito in strada» E parte «class action»
 

LECCE – I cittadini fanno valere i propri diritti e si mettono insieme per reclamare l’ attivazione del filobus. Lo strumento viene loro fornito dal decreto legislativo 198 del 20 dicembre 2009, che prevede una class action contro la pubblica amministrazione (ne riferiamo a parte). Così, tre giorni dopo la verifica su strada dei primi quattro mezzi della filovia – quelli che dovrebbero entrare in funzione subito – e all’ indomani del via libera della Commissione Ustif (anche di questo riferiamo a parte), nove associazioni di cittadini e consumatori fanno una "class action" per sollecitare l’ attivazione immediata del nuovo servizio di trasporto. Intanto, ieri mattina hanno presentato al Comune una diffida «affinchè provveda ad assumere senza ulteriore ritardo le decisioni necessarie al raggiungimento degli standard legittimamente attesi dalla cittadinanza, anche per evitare ulteriori pregiudizi di carattere economico per i contribuenti». I cittadini chiedono pure di essere doverosamente informati. Le associazioni scese in campo sono Adusbef Puglia, Movimento difesa del cittadino, Adoc, Confconsumatori, Codacons, Casa del consumatore, Avvocati dei consumatori, Grilli salentini ed Aeeos. Dunque, le verifiche effettuate, ed andate a buon fine, nelle ultime 48 ore, sugli impianti e sui mezzi del filobus, sono state tutt’ altro che rassicuranti, per i cittadini. Al contrario, gli utenti temono che possa essersi trattato di iniziative dovute, solo per il rispetto degli adempimenti burocratici e di legge. «L’ opera rimane un fallimento – sostiene l’ avvocato Antonio Tanza, presidente Adusbef Puglia – Enfatizzare un fallimento ci sembra proprio troppo». Nella diffida depositata a Palazzo Carafa, propedeutica alla "class action", viene ricordato che «ad oggi il filobus non è ancora stato aperto al pubblico. La prima approvazione del progetto per la realizzazione del "sistema di trasporto" in questione risale alla determina di Giunta 803 del 27 dicembre 2000. In seguito ad un progetto di variante, gli uffici comunali hanno proceduto ad un aggiornamento dell’ intero sistema di trasporto, pervenendo all’ approvazione di un nuovo progetto definitivo con la delibera di Giunta 306 del 22 marzo 2004». Poi, «la consegna formale dei lavori alle imprese affidatarie è avvenuta il 16 dicembre 2005, nell’ intesa che il completamento dell’ opera sarebbe avvenuto entro il 9 giugno 2007, ma che, a seguito di ben 4 proroghe, l’ ultimazione è avvenuta il 12 marzo 2009». Questo riguardo i tempi. L’ altra nota dolente sono i costi. «La spesa totale ammonta ad oltre 25 milioni di euro» viene evidenziato nella diffida, «dei quali 13 milioni 218mila e 197 a carico del Ministero delle Infrastrutture; tre milioni e 60mila e 900 euro a carico della Regione; otto milioni ed 811mila e 787 euro a carico del Comune. Questi ultimi sono stati coperti mediante un mutuo, contratto con la Banca europea degli investimenti, che prevede il rimborso del capitale e degli interessi con il pagamento di rate semestrali costanti dell’ importo di 414mila e 516 euro ciascuna e, dunque, una spesa di oltre 829mila per ogni anno, fino al 30 giugno 2019, data di scadenza dell’ ultima rata di rimborso». Pertanto, ribadisce l’ avvocato Luigi Mariano, di Mdc, «appare quanto mai opportuno fornire ai cittadini una corretta, puntuale ed univoca informazione riguardo i tempi necessari all’ avvio del filobus, nonchè circa le implicazioni derivanti dai gravi ritardi constatati e da quelli paventati con i numerosi rinvii intervenuti». Infine, la diffida sottolinea che «è doveroso ripristinare il corretto svolgimento della funzione amministrativa, anche rispettando i termini fissati dalle Autorità ministeriali e dalla Commissione di Alta vigilanza».
 

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