15 Luglio 2016

Le spiagge italiane vanno all’ asta

Le spiagge italiane vanno all’ asta
per la corte ue la proroga automatica delle concessioni è illegale: «manca trasparenza»

FRANCESCO DE DOMINICIS Basta concessioni in proroga, serve una gara per le spiagge italiane. Anche se era previsto, l’ altolà arrivato ieri dalla Corte di giustizia europea costringe il governo a correre ai ripari. Secondo i giudici di Strasburgo, le concessioni sui «lidi» vanno messe a gara, in quanto la proroga automatica e generalizzata fino al 31 dicembre 2020 per lo sfruttamento turistico di beni demaniali marittimi prevista dalla legge italiana «impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati». E se da una parte esultano Legambiente e Codacons, dall’ altra c’ è chi lancia l’ allarme rosso sui rischi consequenziali alla pronuncia della Corte Ue. «La fine di un’ azienda deve essere decisa dal mercato non dai tribunali. È una sentenza inaccettabile che dimostra come l’ Italia sia ostaggio della burocrazia europea» ha tuonato ieri il presidente di Assobalneari, Fabrizio Licordari. Secondo Luca Zaia, presidente della regione Veneto, si tratta di «una dimostrazione del perché di questa Europa non sappiamo cosa farcene. Il Veneto, gli operatori veneti, la prima economia della regione, si aspettano una reazione dura e inequivocabile dal nostro governo». Preoccupazione è stata espressa da tutta la Lega Nord. «Arabi, cinesi, tedeschi o russi. Pensate se una multinazionale si aggiudicasse le gare per la gestione di tutte o di una gran parte delle spiagge liguri. Tutto ciò che oggi è garantito come libertà, domani potrebbe non esserlo più». Per l’ esecutivo guidato da Matteo Renzi dunque c’ è l’ ennesima grana in salsa europea da risolvere. La soluzione potrebbe essere trovata, con una norma-ponte, nel decreto enti locali. L’ ipotesi più verosimile è che venga introdotta un’ altra proroga delle concessioni fino a tutto il 2017, in attesa della riforma del comparto. Un passo indietro, sulla pronuncia dei giudici europei secondo i quali la direttiva Ue sui servizi «concretizza la libertà di stabilimento nonché i principi di non discriminazione e di tutela della concorrenza». E ancora: la proroga automatica «costituisce una disparità di trattamento a danno delle imprese con sede negli altri stati membri e potenzialmente interessate». Per la Corte di giustizia possono essere previste delle limitazioni al numero di autorizzazioni, sulla base della quantità di risorse naturali o delle capacità tecniche utilizzabili. L’ Italia, invece, si legge ancora nella sentenza, «ha disposto una proroga automatica e generalizzata della data di scadenza delle concessioni rilasciate, anche senza procedura di selezione, al 31 dicembre 2020». E nonostante tale legge «ad alcuni operatori privati del settore turistico è stata negata da parte delle autorità italiane la proroga delle concessioni». Di qui i ricorsi contro i provvedimenti di diniego che hanno spinto i tribunali del Paese a chiedere un chiarimento alla Corte Ue. Per il Codacons servono «subito nuovi bandi e per questa estate spiagge libere su tutto il territorio, con concessioni provvisorie affidate a chi si assume l’ onere di pulire e mantenere protetto l’ arenile, affittando lettini e ombrelloni a prezzi calmierati fissati dai Comuni». Esulta anche Legambiente che chiede una «riforma sul demanio che punti su trasparenza, legalità e libero accesso al mare e che premi le gestioni di qualità». riproduzione riservata Legambiente e Codacons esultano per la decisione europea \

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