24 Settembre 2010

Le speculazioni sul pomodoro finiscono all’ Antitrust

Ad annunciarlo il presidente della Coldiretti, Sergio Marini.

Una indagine conoscitiva sulle distorsioni di filiera e sulle speculazioni che stanno mettendo in crisi il futuro del pomodoro Made in Italy è stata chiesta nell’ incontro di ieri con l’ Antitrust che ha preso atto positivamente delle nostre sollecitazioni".
Lo rende noto il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel trarre il bilancio della manifestazione di protesta organizzata insieme alle associazioni dei consumatori aderenti a Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (Adoc, Codacons , Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori), dopo l’ incontro con i vertici dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ai quali è stato evidenziato che nel passaggio da pomodoro a passata il prezzo rincara di quasi venti volte (+1733%) con il prezioso ortaggio che viene pagato fino ad appena 5 centesimi al chilo agli agricoltori che lo coltivano nel Sud Italia per colpa di operatori senza scrupoli che approfittano del proprio potere contrattuale per sottopagare il raccolto, altrimenti destinato a marcire nei campi.
"Abbiamo denunciato all’ Antitrust – sottolinea Marini – le anomalie della filiera in questa campagna di raccolta del pomodoro legate alla violazione delle clausole contrattuali ed in particolare ai tempi di consegna e alle valutazioni successive della qualità del prodotto.
Ci siamo anche detti disponibili a fornire all’ Antitrust documenti utili all’ indagine sottolineando l’ importante ausilio che puo’ dare la Guardia di Finanza per riportare trasparenza nel settore.
La nostra iniziativa a difesa del pomodoro Made in Italy fa seguito alla recente audizione alla Commissione agricoltura della Camera dove è stato denunciato dalla Coldiretti che in alcuni casi sono stati pagati dalle industrie ai coltivatori di pomodoro delle regioni del centro sud prezzi inferiori a quelli riconosciuti ai cinesi".
"Sotto attacco delle speculazioni, della concorrenza sleale del pomodoro cinese e delle distorsioni di filiera ci sono – precisa Marini – il reddito e l’ occupazione nelle ottomila aziende italiane che su 85mila ettari di terreno coltivano pomodoro da destinare alle 173 industrie nazionali dove trovano lavoro 20mila persone.
Ma il problema riguarda anche i consumatori che non beneficiano di nessun risparmio e che invece rischiano di pagare come italiano il concentrato di pomodoro importato dalla Cina i cui arrivi sono praticamente quadruplicati (+272 %) in Italia negli ultimi dieci anni".
"L’ estensione a tutti i derivati del pomodoro dell’ obbligo di indicare l’ origine del pomodoro utilizzato nelle conserve, una stretta nei controlli sulle importazioni del pomodoro cinese, penalizzazioni per le industrie e le organizzazioni dei produttori responsabili di comportamenti scorretti, una piu’ stringente definizione dei contratti e un marchio etico per il Made in Italy che li rispetta, sono – conclude Marini – alcune delle proposte formulate dalla Coldiretti".

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