22 Agosto 2002

Le sorti dello sport non preoccupano più di tanto

Le sorti dello sport non preoccupano più di tanto

E i tifosi ora iniziano
a prendere le distanze

Milano «Il governo farà sino in fondo la sua parte». Con queste parole il ministro per i Beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, aveva risposto alla invocazione d`aiuto proveniente dai quartieri alti del calcio italiano. Se la Lega di A e B presieduta da Adriano Galliani ha chiesto lo stato di crisi per superare le profonde difficoltà economiche del football di casa nostra, lo Stato non fa orecchie da mercante: Urbani, che ha la delega per lo sport e un sottosegretario competente come l`ex presidente del Coni Mario Pescante, riceveranno o venerdì 30 agosto o martedì 3 settembre lo stesso Galliani per discutere sul da farsi, anche in materia di diritti televisivi.
I trentotto presidenti che formano l`organismo di via Rossellini chiedono soprattutto una certa competitività sul mercato europeo, che si otterrebbe solo attraverso precisi sgravi fiscali per le società. In poche parole, il calcio lancia un sos che il mondo della politica, seppur in maniera differente, ha immediatamente recepito.
Non esiste però medesima comprensione per i mali del calcio da parte degli italiani e nemmeno dei tifosi più accesi. In un sondaggio effettuato da Rtl 102,5, infatti, risulta che novantotto italiani su cento ritengono inconcepibile adottare lo stato di crisi per il disastrato mondo del pallone, sostenendo che dalle nostre parti esistono delle emergenze ben più gravi.
E scende in campo anche il Codacons secondo il quale non si può parlare di stato di crisi quando lo stesso è determinato dalla «dissennata politica di sprechi» e non da «eventi naturali e imprevedibili». L`organismo che tutela i consumatori ritiene che si voglia far pagare ai cittadini «la ricchezza smodata dei golden boys del pallone». C`è infine anche chi, come un abbonato della Roma, si rivolge al giudice di pace perché la modifica del calendario non è dovuta a cause di forza maggiore.
Per il calcio italiano tira propri una brutta aria. Chiamati in causa, sull`argomento si sono espressi anche i giocatori della nazionale prima di affrontare l`amichevole con la Slovenia. «Se il padrone è disposto a pagare una certa cifra non è colpa certo dei suoi operai», ha sottolineato Gianluigi Buffon, portierone della Juve che ha comunque il buon gusto di adottare le virgolette nell`utilizzare il termine operai. «Nessuno ha minacciato i presidenti con una pistola alla tempia. E i mali del calcio vanno individuati anche altrove, non solo negli ingaggi», ha dichiarato Alessandro Del Piero, fantasista bianconero.
Punti di vista. Che forse non coincidono con quelli del Codacons: l`associazione dei consumatori ha denunciato formalmente la Lega di A e B e le società per «frode in commercio e abuso di atti di ufficio».

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