23 Gennaio 2015

Le sorprese del Colosseo

Le sorprese del Colosseo

Il rapporto tra Roma e il Colosseo è indefinibile. Impossibile separare i due concetti, poiché Roma «è» il Colosseo e viceversa. Esattamente Atene «è» il Partenone. Come capita in certe circostanze il rischio è che la città dia quel rapporto come scontato, ovvio, un misto tra il sentimento familiare e addirittura la proprietà. E invece il Colosseo, negli ultimi mesi, e grazie al restauro finanziato dal gruppo Tod’ s, continua a parlare a Roma. Non smette di svelarsi, di diventare materia contemporanea. La prima scoperta fu il colore. Man mano che la pulizia delle prime arcate procedeva, restauratori e storici dell’ arte si stupirono ritrovando il vero colore del travertino, nascosto dallo smog e dalla patina del tempo. Un timbro miele- giallo ocra- castagno, quasi dorato. Pochi giorni fa un altro capitolo nuovo: l’ Anfiteatro aveva i posti numerati in rosso. Ieri l’ assessore capitolino alla Cultura, Giovanna Marinelli, ha commentato: «Hanno ragione gli archeologi quando dicono che c’ è tanto invisibile che non siamo ancora in grado di conoscere e anche i monumenti che sembrano scontati, come il Colosseo, riservano sorprese molto curiose». Dunque questo antico, ma ora nuovissimo, Colosseo ci racconta mille novità: che la distribuzione dei posti era scientifica e non casuale, probabilmente per evitare resse e incidenti (viene in mente lo stadio Olimpico). Che l’ uso del rosso e di altri colori sul monumento, ai tempi in cui fu costruito, è materia tutta ancora da scoprire completamente. Già nel 2013 la direttrice del monumento, Rossella Rea, aveva parlato della policromia, di quei rossi e di quegli azzurri che emergevano dagli intonaci durante alcuni saggi. Ma oggi c’ è una certezza in più. E forse è il caso di ricordare che -nonostante i mille, estenuanti ricorsi presentati dal Codacons efficaci solo nell’ allungare i tempi dei restauri- certe scoperte non sarebbero state possibili senza i 25 milioni di finanziamento per un’ operazione che lo Stato, con le attuali condizioni economico-finanziarie, non avrebbe potuto sostenere. E davvero diventa ogni giorno più incomprensibile il clima di ostilità e di diffidenza che circonda, in particolare a Roma, qualsiasi intervento della mano privata a sostegno del nostro patrimonio culturale pubblico. Quasi che nell’ espressione «pubblico» non abbia diritto di cittadinanza una parte essenziale della nostra società organizzata, appunto l’ imprenditoria. Posizione- come ha spesso sottolineato il ministro Dario Franceschini- gravemente ideologica e antistorica.

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