6 Ottobre 2020

Le Regioni si ribellano a Roma «È un esproprio di potere»

La ripresa dei contagi è anche un problema politico, per il governo. Da un lato le Regioni che protestano, alcune perché l’ esecutivo chiede troppo e altre perché fa poco. Dall’ altro lato il centrodestra che alza la voce contro la proroga dello stato di emergenza, con Matteo Salvini che minaccia la disobbedienza delle Regioni leghiste in caso di stop a bar e ristoranti, e addirittura la presidente del Senato Elisabetta Casellati che accusa Palazzo Chigi di poca trasparenza. Un tiro incrociato che Conte prova a schivare convocando le Regioni all’ ora di cena, ieri sera, prima del Consiglio dei ministri e affidando al ministro della Salute Roberto Speranza il compito di descrivere oggi al Parlamento il provvedimento. La giornata, ieri, è cominciata subito male per il governo, con l’ affondo di Casellati sul Corriere della sera. Parole dure, inconsuete per quel ruolo. Il governo deve dare «informazioni corrette, senza nascondere i risultati del Comitato tecnico». Pd e M5s replicano polemici, «Casellati dimentica troppo spesso di essere la seconda carica dello Stato», dice il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci. E il ministro agli Affari regionali Boccia fa appello al buon senso: «Serve massima unità, come nella fase più critica». Ma subito si apre un altro fronte, con il presidente della Liguria Giovani Toti che attacca l’ idea di imporre le mascherine all’ aperto e annuncia barricate in caso di stop ai ristoranti: «Ogni esproprio di potere ai danni delle Regioni lo considererei, non voglio dire eversivo, ma illegittimo e improprio. Non vorrei vedere la china di un lockdown strisciante». Il governatore della Liguria parla al telefono con Conte prima dell’ incontro governo-Regioni e ottiene la rassicurazione che i locali non verranno chiusi. Anche sulle mascherine si tratta: l’ obiettivo è prevedere eccezioni, per esempio per chi cammina da solo magari in un bosco. In ogni caso, assicura, «non farò le barricate sulle mascherine, ma vorrei un po’ di buonsenso». Il presidente del Friuli Massimiliano Fedriga, poi, avverte: «No a misure che vadano a influire sulle attività economiche». E dal Veneto, Luca Zaia rilancia: ok a misure nazionali, ma con un margine alle Regioni per eventuali strette. La prima risposta del governo arriva a pochi minuti dall’ inizio del Cdm con la notizia di un imminente nuovo tavolo con le Regioni previsto per oggi: conferma di tutte le misure anti-contagio, con l’ introduzione dell’ obbligo delle mascherine all’ aperto, ma nessuna nuova stretta alle attività produttive. Peccato che, nel frattempo, il presidente della Campania Vincenzo De Luca si cali di nuovo nei panni dello sceriffo, bloccando i bar dalle 23 alle 6 del mattino. E anche nei ristoranti non si potrà entrare dopo le 23. Decisione che scatena il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: «Con queste ordinanze consegneremo a breve molti esercizi commerciali alla mafia». Il Codacons, intanto, presenta ricorso al Tar contro l’ ordinanza del Lazio che ha imposto già da sabato le mascherine all’ aperto. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.
alessandro di matteo

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