22 Aprile 2020

“Le protezioni se le procurino i medici”

La responsabilità di fornire mascherine e tamponi ai sanitari che stanno lottando contro il coronavirus spetta quasi a tutti – Asl, ministero dell’ Interno, comuni – tranne che alla Regione Piemonte, l’ ente a capo dell’ Unità di crisi che gestisce l’ emergenza sanitaria. Lo ha stabilito ieri un’ ordinanza del Tribunale civile di Torino, che di fatto “assolve” la giunta Cirio, scaricando il problema dell’ assenza dei “dispositivi di sicurezza individuali” e degli agognati e quasi introvabili tamponi su una pluralità di altri enti, definiti “datori di lavoro”, a partire dalle Asl. L’ ordinanza rigetta un ricorso del Codacons, che aveva chiesto al giudice di ordinare alla giunta Cirio “misure urgenti a tutela della collettività, come mascherine e tamponi, da distribuire in primis al personale sanitario”. È evidente, spiegano dal Codacons, che per tutelare i cittadini si debbano proteggere in primo luogo medici, infermieri e operatori, che potrebbero diventare, altrimenti, degli untori. Per il giudice però il Codacons non è legittimato a fare una richiesta simile, che, in ogni caso, non andrebbe rivolta alla Regione, non essendo quest’ ultima “datore di lavoro” dei medici. Anzi, spetterebbe ai sanitari il diritto-dovere di azionare la “legittima pretesa giuridica a ricevere dal proprio datore di lavoro – scrive il giudice nell’ ordinanza – le protezioni idonee e adeguate a tutelare ex art. 2087 del codice civile la propria salute”. Come a dire, dovrebbe essere il singolo medico, infermiere, operatore, ad attivarsi per difendersi. Anche i medici di famiglia, morti a decine in Italia, contagiati a centinaia, che figurano però come “liberi professionisti”, privi anche del cappello giuridico della Asl. Abbandonati negli ambulatori e nelle rsa dall’ inizio della pandemia, con mascherine fai da te. “Viene da chiedersi – dice l’ avvocata Tiziana Sorriento del Codacons – come mai, se non spetta alla Regione il compito di fornire le protezioni, la giunta Cirio pubblicizza il fatto di avere speso cinque milioni di euro in mascherine? Comprate peraltro con notevole ritardo, a metà aprile?”. “E se non siamo legittimati noi a tutelare i cittadini – prosegue la legale – perché continuiamo a ricevere centinaia di richieste di aiuto dai parenti degli anziani chiusi nelle Rsa? Non è la Regione a dover istituire un numero verde?”. Un’ altra questione resta poco chiara. Se non spetta alla Regione la responsabilità dei tamponi, perché di fatto li gestisce tramite l’ Unità di crisi? E perché, da quando è scoppiata l’ emergenza sanitaria, la comunicazione di ogni aspetto di essa è centralizzata dalla giunta regionale? Fino a pochi giorni fa, la dirigente della Asl To5, facente funzioni del capo, mandava a dire: “Noi non possiamo parlare con la stampa. Parla solo la Regione”. Il giudice ha accolto in pieno la tesi dei legali di quest’ ultima, a partire dal professore Vittorio Barosio, che nella memoria scrive: “La Regione non è datore di lavoro e non ha quindi alcun obbligo di fornire i presidi di sicurezza o di eseguire i tamponi ai lavoratori”. L’ avvocato ha sottolineato un ruolo dell’ ente solo sotto il profilo di “tutore della salute pubblica”. Su questo, ha precisato Barosio, “in questa fase di emergenza sanitaria la Regione ha comunque fornito il proprio supporto agli operatori in prima linea per contrastare l’ epidemia e ha concretamente impartito disposizioni e direttive per esortare le Asl a implementare l’ utilizzo dei Dpi da parte dei lavoratori da esse dipendenti e per sensibilizzare al riguardo lo stesso personale sanitario attraverso i relativi ordini”.
elisa benso

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