«Le porte chiuse sono un grave danno»
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fonte:
- Il Resto del Carlino
il presidente della lega pro ha manifestato i propri dubbi. il dg bianconero martini: «in terza serie si vive soprattutto di incassi»
di Gianluca Mariotti «Sullo sport cercheremo di contemplare il proseguimento delle attività e quindi anche dei campionati, nel rispetto della salute per tutti. Porte chiuse? Si va verso questo tipo di provvedimento». Le parole del ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, erano arrivate nel primo pomeriggio della convulsa giornata di ieri in serata poi è stato reso noto il nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ad integrazione di quello del 1° marzo: lo svolgimento degli eventi sportivi, nonché degli allenamenti, è consentito solo all’ interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse fino al 3 aprile 2020. Preso atto del Decreto, ora la palla passa alla Lega Pro: cosa deciderà nelle prossime ore? Predisporre effettivamente le porte chiuse per le gare dall’ 11 marzo (recuperi dell’ ottava giornata di ritorno) al 1° aprile o decidere di fermare il campionato e riprenderlo dopo il 3 aprile, ridisegnando date e forse formula dei lunghissimi playoff? Ieri, nell’ intervista rilasciata a TuttoC, il presidente Francesco Ghirelli si è espresso così: «Venerdì scorso ho detto al ministro Spadafora che non volevamo le porte chiuse perché il calcio senza pubblico non esiste e perché le nostre società, a differenza delle altre serie professionistiche, vivono in gran parte con gli introiti provenienti dallo stadio. Di conseguenza, nei provvedimenti finanziari del Governo bisognerà tenere conto di questo elemento». Però poi ha ribadito: «Noi abbiamo lavorato in una certa direzione ma di fronte all’ emergenza del Paese siamo coerenti con quanto detto. C’ è una catena di comando, dobbiamo lasciare da parte quanto pensato e, come Garibaldi, dire tutti insieme ‘Obbedisco’». Una frase che va nella direzione dell’ accettazione delle porte chiuse, ma forse questa ‘partita’ è ancora da giocare del tutto. Il perché lo spiega il direttore generale del Cesena Daniele Martini: «La situazione di una Lega di A è molto diversa da quella che può essere la Lega Pro. Noi sposiamo in pieno quanto fatto dal presidente Ghirelli, garantendo la regolarità e l’ equità del campionato. Finora la Lega Pro ha sempre cercato di evitare le porte chiuse non solo perché sarebbe spiacevole non avere il pubblico, ma anche perché ci sarebbero dei risvolti di carattere economico che le società nel caso non potrebbero sostenere. Non so cosa deciderà la Lega Pro, la logica potrebbe essere quella di rivedere la tempistica della fase finale, quindi playoff e playout, al momento il campionato finisce a fine aprile, forse non sarebbe un male se finisse a maggio. Bisogna mettersi attorno ad un tavolo e verificare tutti gli aspetti, non ultimo quello di carattere economico. Aspetti che dovrebbero a quel punto essere normati. La sostenibilità è sempre stata una bandiera della categoria». A proposito dell’ ambito economico, il Codacons ha già richiesto come i biglietti e gli abbonamenti vadano rimborsati ai tifosi. Il rateo gara annunciato dal Cesena, sulla base degli 8.715 abbonati, è quello di 30.027,74 euro. Da qui al 3 aprile, se anche la Lega Pro confermasse le porte chiuse, il Cesena scenderebbe in campo al Manuzzi senza pubblico per quattro gare: Ravenna (domenica 15), Fermana (sabato 21), Gubbio (domenica 29), Rimini (1° aprile). Significherebbe dovere rimborsare circa 120mila euro ai tifosi. Abbonati del Cesena che ricordiamo a porte aperte ‘foraggiano’ anche le squadre avversarie: detratto il 10% per le spese d’ organizzazione e l’ Iva dal totale, il 15% restante dell’ incasso (compresa la quota abbonati) va alla squadra ospite. Giocando a porte chiuse, anche la questione dei mancati incassi è da mettere in conto. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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