19 Giugno 2004

Le pillole della memoria non esistono




Non prendete farmaci, invita il Codacons. L`associazione si rivolge ai giovani studenti, attualmente in corso d`esami, e raccomanda: «Le pillole della memoria non servono a nulla». In realtà quello che i giovani maturandi richiedono in massima parte sono integratori, beveroni energetici (anzi sono spesso le mamme a farsi carico del problema, preoccupate per lo stato debilitato dei figli), utili per la cosiddetta «acutezza mentale». Una buona percentuale di adolescenti siracusani impegnati nella maturità ne ha fatto uso nei mesi scorsi giacché gli integratori di fosforo, che contengono la medesima sostanza presente nei neuroni, hanno bisogno di un certo lasso per raggiungere l`esatta concentrazione ematica e dunque tornare d`aiuto.
D`aiuto appunto e non risolutivi, come osserva Giovanni Paravizzini, farmacista del capoluogo che al comitato per la difesa dei consumatori adduce eventualmente la forza di un dato statistico che non ha niente a che vedere con l`aspetto medico e farmacologico del problema. Di certo, circa un dieci per cento di studenti hanno acquistato vitamine nella farmacia di Elena Bongiovanni che assicura: «Ho dato solo vitamine e nient`altro». Altrimenti, in presenza di un preciso principio attivo, riconducibile alle anfetamine (che non sono più in commercio), occorrerebbe la prescrizione del medico curante. Fino a qualche anno fa l`uso e abuso delle anfetamine in periodi di stress da esame era piuttosto frequente perché era più facile reperire il farmaco.
Andando ancora indietro nel tempo, l`abitudine alla simpanina in aggiunta al caffé era riscontrabile ed era quasi un fatto naturale. «Allora, parlo di tanto tempo fa, – ricorda la farmacista Irene Rizza – il sistema era diverso, si studiava moltissimo, dovevamo preparare tre anni di programma e si stava svegli la notte. Sì, usavamo la simpamina. Io, ad esempio, ne prendevo mezza pillola con una tazzina di caffé, ma stavo sui libri fino alle quattro del mattino». Oggi sono le mamme, si diceva, a farne richiesta. Chiedono «qualcosa che tiri su», che renda meno astenico il figlio, in ansia, provato, debilitato. «Bisogna analizzare caso per caso» valuta Paravizzini.
VeronicaTomassini

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