Le nuove linee guida per il check-up
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
La tecnologia evolve rapidamente mettendo a disposizione esami innovativi ma l`opportunità di ogni test va valutata in base ai fattori di rischio
La prevenzione è la medicina migliore, ma solo un italiano su dieci va regolarmente dal medico per un check-up annuale, secondo i dati diffusi da Farmindustria. Quello che spesso viene presentato come un semplice “tagliando“ annuale è infatti uno strumento prezioso per mantenere al meglio la nostra salute, ma bisogna prepararlo con cura per non affrontare un numero esorbitante, nonché costoso, di test. Un esame medico negativo è una buona notizia per chi teme di soffrire di una patologia, ma gli screening inutili espongono a un doppio rischio. Per le casse pubbliche un`esplosione della spesa sanitaria (dal 2001 al 2003 i ricoveri nei reparti di internistica e diagnostica sono cresciuti del 30%, il ricorso al pronto soccorso è lievitato del 25% e del 30% gli esami con Tac, risonanza magnetica ed elettrocardiogrammi); per l`individuo l`esposizione a radiazioni dannose, come recentemente segnalato dalla Società italiana di radiologia medica.
I costi.
Vero è che per i cittadini è spesso difficile orientarsi. All`inizio di settembre lo stesso ministero della Salute ha dovuto fare marcia indietro sugli esami di check-up consigliati per gli anziani sul suo sito Web (www.ministerosalute.it) in seguito alla segnalazione di Altroconsumo. L`associazione indipendente di consumatori ha calcolato che se tutti gli italiani nella fascia di età interessata avessero seguito i consigli ministeriali si sarebbero effettuate 67 milioni di prestazioni ogni anno, con un costo per il Ssn di 1.300 milioni di euro, dei quali 528 (il 40%) graverebbero direttamente sulle tasche dei cittadini attraverso il ticket. Seguendo le linee guida di autorità internazionali come la «Clinical preventive services task-force» statunitense, pubblicate in italiano dall`Istituto superiore di sanità (www.pnlg.it/tskfrc/), gli screen i n g necessari scenderebbero invece a 18 milioni l`anno per un costo di 254 milioni di euro, di cui solamente 32 (cioè il 13%) a carico dei cittadini.
Fattori di rischio.
Per la popolazione generale la situazione è ancora più complessa perché non esistono linee guida per un check-up, per definizione fatto su una persona sana e senza sintomi, perciò la parola d`ordine dei medici è «fare ciò che serve». «La tecnologia evolve molto rapidamente e ci mette a disposizione sempre nuove metodologie ? osserva Attilio Maseri, direttore del dipartimento di Cardiologia dell`Istituto San Raffaele di Milano ?, ma l`opportunità di ogni analisi va valutata in base ai fattori di rischio specifici come età, pressione sanguigna e abitudini di vita, dall`alimentazione al fumo, al comportamento sessuale». Il primo passo rimane perciò la valutazione insieme al medico curante di cosa fare per un check-up “intelligente“. «Per una persona in buona salute e senza sintomi evidenti gli esami del sangue rimangono il cavallo di battaglia di ogni controllo annuale ? spiega Giovanni Invernizzi, responsabile della prevenzione all`interno della Società italiana di medicina generale ? perché sono in grado di identificare un ampio ventaglio di problemi, dal colesterolo alto al rischio di diabete». Alla batteria di routine è consigliabile aggiungere test per infezioni virali come l`epatite B e l`Hiv (trasmesse per via sessuale e sangue) e per l`epatite C (solo sangue), se si sospetta un rischio. Le malattie cardiache, per anni un problema prevalentemente maschile, oggi colpiscono duramente anche l`altra metà del cielo uccidendo ogni anno 250mila donne nel mondo. Complessivamente fanno più vittime di tumore al seno, diabete e Alzheimer messi insieme, ma rimangono un problema trascurato perché solo il 13% delle donne considera le malattie cardiache il primo pericolo per la propria salute. E a torto perché i sintomi sono più subdoli e difficili da identificare. Laddove l`uomo riconosce un attacco di cuore per il fiato corto e dolori al braccio sinistro e al petto, le donne possono semplicemente provare una spossatezza simile a quella di un`influenza, anche di fronte a un infarto in piena regola. In questo campo gli esami abbondano e vanno dall`elettrocardiogramma a esami con ultrasuoni come l`ecodoppler per evidenziare il restringimento dei vasi sanguigni, ma per una persona senza problemi di cuore l`Associazione americana di cardiologia ha indicato la spirometria, come migliore indicazione sulle probabilità di sopravvivenza nell`arco dei seguenti cinque anni. «È poco utilizzata ? spiega Invernizzi ? perché è necessaria una macchina in grado di misurare il volume di aria respirata, ma è del tutto indolore ed economica (costa appena 20 euro) e può indicare eventuali restringimenti nei bronchi segnalando così uno stato di asma o bronchite latente». Un altro test spesso sottovalutato è l`esame delle urine (solo il 18% dei medici europei lo utilizza), nonostante la Società europea di cardiologia lo raccomandi come il modo più semplice per rivelare un rischio di infarto, ictus e altri incidenti cardiovascolari nelle persone già a rischio per ipertensione e diabete.
Post-menopausa.
Per le donne in post-menopausa è indicata anche la mineralografia ossea computerizzata (Moc) effettuata attraverso un sistema Tac che evidenzia la perdita del contenuto di calcio delle ossa, conseguente al calo della produzione di estrogeni, e quindi il rischio di fratture. Il discorso si fa più delicato per radiografie e altri esami per immagini, soprattutto viste le liste di attesa spesso molto lunghe. Il Codacons ha segnalato attese da 3 a 5 mesi per una Tac, da 40 a 60 giorni per un`ecografia, da 50 a 60 per una mammografia. «La radiografia al torace viene spesso consigliata a chi fuma o ha fumato per molti anni o a chi è stato esposto a un rischio di tumore in ambito professionale ? spiega Franco Berrino, epidemiologo all`Istituto tumori di Milano ? ma attenzione: l`uso periodico del test, non è in grado di prevenire la comparsa di tumori inoperabili, e quindi incurabili. Soprattutto, questi esami non devono diventare un alibi per continuare a fumare in tutta tranquillità». Un esame da fare regolarmente per la donna dopo i 40 anni se non ci sono ricorrenze familiari o predisposizioni genetiche è invece la mammografia, che rimane l`arma principale per la lotta contro il tumore al seno. In Italia, le disparità nello screening tra un capo e l`altro della penisola rimangono enormi. Un esempio su tutti: le campagne di screening mammografico organizzate dalle Regioni coinvolgono il 35,3% delle donne tra i 45 e i 69 anni in Lombardia, ma solo lo 0,7% in Puglia.
Per l`uomo.
Più difficile è invece valutare l`opportunità nell`uomo di un esame come il Psa per identificare il rischio di un tumore alla prostata. «Il problema è la scarsa specificità dell`esame ? osserva Berrino ? perché una semplice infiammazione della prostata o un ingrandimento della ghiandola possono dare falsi positivi; in più l`evoluzione del tumore è generalmente lenta e anche nel caso il tumore sia presente può convenire non intervenire affatto». Solo per un malato su otto questo tumore è infatti causa di morte, mentre un intervento chirurgico può portare impotenza sessuale e incontinenza urinaria, cambiando radicalmente la qualità della vita. Lo scopo del check-up è infatti vivere meglio e ridurre le probabilità di malattia, non aumentare le preoccupazioni.
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