14 giugno 2018

Le nomine dell’ ultimissimo istante mettono all’ angolo i fedeli di Grillo

 

Claudio AntonelliIl Consiglio dei ministri di martedì sera ha sancito la squadra di sottogoverno. Ben 45 tra sottosegretari e vice ministri. Il parto non è stato semplice nonostante abbia seguito in toto i dettami del manuale Cencelli. Le seconde fila dei ministeri sono state assegnate ripartendo in modo paritetico le bandierine tra Lega e 5 stelle. Le fibrillazioni sono avvenute soprattutto all’ interno del partito di Luigi Di Maio. Martedì fino alle 19 i nomi di Stefano Buffagni e di Vincenzo Spadafora erano dati per esclusi. Il primo si aspettava un incarico di peso. Sottosegretario all’ Economia con delega alle partecipate. Spadafora invece si era già eclissato due settimane fa quando dai giornali, a partire dal nostro, il suo nome era stato accostato a quello di Angelo Balducci coinvolto nell’ inchiesta sulla «cricca» romana. Tutti e due i giovani politici sono dati vicini a Di Maio e al contrario lontani dall’ ala dura e pura dei 5 stelle, quella che fa riferimento a Beppe Grillo. A dispetto delle mosse dell’ ultim’ ora sia Buffagni che Spadafora hanno trovato un posto a Palazzo Chigi. Il primo ha la delega agli Affari regionali, il secondo è il primo uomo ad avere l’ incarico alle Pari opportunità. Indosserà i panni che furono di Mara Carfagna e da ultimo di Maria Elena Boschi. Al contrario un elemento fedele a Grillo ha subito l’ altra sera la sorte opposta. Elio Lannutti, già responsabile del Codacons ed eletto al Senato, veniva dato come vice ministro alla Giustizia. Al termine del Cdm il suo nome è svanito, tant’ è che i numeri due al dicastero sono Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone. Tutto questo aprire e chiudere porte si sintetizza con lo scontro in atto tra le due anime dei 5 stelle. La maggioranza del partito che vede in Davide Casaleggio l’ uomo di riferimento, il rimanente 30% continua a mantenere la propria stella polare a Genova dove risiede Grillo. Se aggiungiamo il fatto che ieri è finito ai domiciliari pure l’ avvocato del comico, nonché presidente di Acea, Luca Lanzalone, si comprende appieno la fase discendente del fondatore del Movimento. Il che non deve portare a conclusioni affrettate. L’ ala dei duri e puri capeggiata da Lannuti può sempre far pesare la propria posizione eterodossa al Senato dove la maggioranza ha numeri molto più risicati rispetto alla Camera. Che poi a Di Maio servano ulteriori segnali di forza lo si comprende dalla decisione di tenere per sé le deleghe alle telecomunicazioni, proprio il comparto che può causare le maggiori frizioni con Forza Italia. Ieri Silvio Berlusconi ha fatto trapelare tutta la propria rabbia per la scelta del governo e dell’ ex alleato elettorale. Il timore di Berlusconi è che le tlc in mano ai grillini possano procurare solo grane a Mediaset, a cominciare dall’ ipotesi di riassegnare le frequenze ogni lustro. Sempre ieri Salvini ha risposto a Forza Italia, ammettendo candidamente di non aver sentito Berlusconi sul tema. Rifilando un doppio schiaffo. Sia al centro destra, sia Di Maio il quale capirà nelle prossime settimane di aver avocato a sé solo una grana. A litigare con Berlusconi sarà lui e non Salvini il quale potrà stare alla porta e fare scarica barile. Soprattutto potrà concentrarsi su un altro tema. Mentre i grillini discutevano sulle nomine di Buffagni & C., le deleghe di peso sulle partecipate sono rimaste nelle mani di Giancarlo Giorgetti. A lui toccheranno decisioni forti su Mps (quando saranno da rinnovare i vertici) ma anche entro fine mesi le valutazioni su Cdp e altre controllate. Tanto più che l’ inchiesta che ha portato agli arresti Lanzalone e altri otto per la vicenda dello stadio della Roma metterà una pietra sulle volontà dei 5 stelle sulla società a oggi guidata da Claudio Costamagna. Dalle intercettazioni si evince che Lanzalone discuteva delle sorti future del cda dell’ Iri del nuovo millennio e anche se si tratta della parte soccombente rispetto a Di Maio il danno d’ immagine non potrà che ricadere sull’ intero partito. A sfruttare il vantaggio ci sarà Giorgetti e pure la Lega che nel frattempo prepara anche i salvagenti esterni al governo. Ieri Carroccio e Fratelli d’ Italia hanno raggiunto un accordo per nominare vice presidente della Camera Fabio Rampelli deputato di fede meloniana. Farà comodo in caso di scricchiolamenti interni all’ esecutivo. La nomina di Rampelli riapre la partita per la presidenza del Copasir. Guido Crosetto era in pole position fino a ieri, la novità alla Camera potrebbe spingere nella direzione del Pd che punta alla poltrona in qualità di partito d’ opposizione. Il tema sicurezza interna resta quindi in mano a Giuseppe Conte. Il quale ieri ha incontrato i tre direttori di Aisi, Aise e Dis, le agenzie d’ intelligence del nostro Paese. Prima di sorseggiare un caffè congiunto i vertici dell’ intelligence hanno posto sul tavolo del premier l’ urgenza di dare continuità a dossier bollenti. Primo su tutti quello sulla Libia.
claudio antonelli