5 Agosto 2019

LE MOTIVAZIONI DELLA CASSAZIONE

 

Con la sentenza numero 20504/2019 depositata il 30 luglio i giudici della corte di Cassazione hanno stabilito che portarsi il pranzo domestico e pretendere di consumarlo in classe assieme agli altri non è un diritto.Nello specifico, le motivazioni delle sezioni unite nell’ accogliere il ricorso del Comune di Torino contro il gruppo di genitori paladini della schiscetta si concentrano proprio su quel “diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’ autorefezione individuale, nell’ orario della mensa e nei locali scolastici” che invece, semplicemente, “non è configurabile”. Tutto questo a significare che “non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado”. Gli stessi che però, prosegue la corte, “possono esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’ autonomia organizzata delle istituzioni scolastiche, in attuazione dei principi di buon andamento dell’ amministrazione pubblica”. Una decisione che ha generato una serie di reazioni a catena, con il Codacons che ha parlato di “diritti calpestati, caos nelle scuole e ingente danno economico per i consumatori”, annunciando l’ intenzione di “portare la questione all’ attenzione delle autorità europee, anche attraverso un ricorso alla corte di Giustizia”. G.AR.© RIPRODUZIONE RISERVATACOPYRIGHT.

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