17 Aprile 2020

Le mascherine cinesi difettose, scatta il maxi sequestro dei Nas

BOLZANO Il caso mascherine approda in tribunale. La notizia era nell’ aria da tempo ma ieri è arrivata la conferma con i Nas che si sono presentati nei sette ospedali altoatesini per sequestrare le mascherine importate dalla Cina attraverso il gruppo Oberalp. E contemporaneamente hanno notificato il decreto di sequestro al direttore generale dell’ Asl, Florian Zerzer che ora risulta indagato. Il reato sarebbe quello previsto dal decreto legislativo del 24 febbraio 1997 che regola l’ utilizzo dei dispositivi medici: in particolare l’ articolo 10 che impone ai dirigenti sanitari di comunicare tempestivamente al ministero della Sanità «qualsiasi alterazione delle caratteristiche e delle prestazioni di un dispositivo o inadeguatezza nelle istruzioni per l’ uso da cui potrebbe derivare il decesso o il peggioramento delle condizioni di salute di un paziente o di un operatore». Un reato punito con multe salatissime e con l’ arresto fino a sei mesi. Anche se formalmente l’ indagine era partita da un esposto del Codacons, fin dalle prime battute si è capito che la Procura bolzanina si sarebbe mossa anche sulle mascherine cinesi. Un affare da 10 milioni: 9,3 milioni di materiale e 700 mila euro di spese di trasporto per pagare il ponte aereo attraverso l’ Austria, pubblicizzato in pompa magna. Una montagna di soldi utilizzati per acquistare del materiale che, alla prova dei fatti, si è rivelato quasi inutilizzabile in quanto difettoso. Le mascherine cinesi infatti non aderiscono al volto, si spaccano tanto che nove su dieci risultano inservibili. Difetti che erano stati certificati sia dall’ esercito austriaco, sia dai laboratori germanici e persino dall’ Università di Innsbruck. E anche l’ Inail non ne ha autorizzata la distribuzione. Nasce da qui l’ ispezione dei Nas che hanno fatto visita a tutti e sette gli ospedali altoatesini sequestrando in ognuno un campione delle mascherine utilizzate. Ma soprattutto notificando l’ avviso di indagine al direttore dell’ Asl, Florian Zerzer. L’ accusa è di non aver comunicato tempestivamente al Ministero della Salute (che a sua volta avrebbe dovuto informare tutte le Regioni e i partner europei) sui difetti del materiale made in Cina mettendo a rischio pazienti e operatori sanitari. Zerzer si è sempre difeso sostenendo di aver fatto l’ ordine in un momento di gravissima emergenza e di aver avuto notizia dei difetti solo in via confidenziale. Dopodiché avrebbe invitato il personale ad usare le mascherine incriminate con circospezione e solo in assenza di altri dispositivi. Intanto il personale è già sul piede di guerra: sia i medici sia gli infermieri infatti hanno chiesto più volte chiarimenti sulla sicurezza dei dispositivi di protezione. «Abbiamo chiesto alla direzione sanitaria se avrebbe disposto l’ acquisto di altri dispositivi di protezione in sostituzione – spiega il segretario del Nursing up Massimo Ribetto-. Ci è stato detto di no, ma il giorno dopo, dai quotidiani, abbiamo appreso della sospensione del loro utilizzo».
dafne roat

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