12 Febbraio 2015

Le lacrime del capitano «Sono morto anch’ io»

Le lacrime del capitano «Sono morto anch’ io»

Piange, Francesco Schettino. Non si trattiene epiange.E quando piange un uomo adulto, in pubblico, c’ èsempre un po’ di imbarazzo. Èla nostra cultura che dice così: l’ uomo non deve piangere. L’ uomo è forte. Piange, invece, Schettino e dice: «Non volevo questo, il 13 gennaio del 2012 sono in parte morto anch’ io, non è vita quella che sto vivendo». «Sono stato accusato di mancanza di sensibilità -aggiunge davanti alTribunalediGrosseto che sta per condannarlo, durante lasua dichiarazione spontanea in aula -mail dolore non va esibito per strumentalizzarlo». Poi, per lui, hanno parlatogli avvocati. L’ ex comandante era a casa davanti al televisore quando è stata pronunciata lasentenza. Poi un sussulto di orgoglio dopo la lettura della sentenza: «Combatterò sempre per dimostrare che io non ho abbandonato la Costa Concordia. Quanto al resto, aspetto di leggere le motivazioni» *** Belloccio. Ma, tutto sommato, senza un granché di fascino. Folti capelli scuri, abbronzatura mediterranea. E pancetta ormai prominente. «Chissà quanti sospiri -scriveva il quotidiano britannicoGuardiannel tratteggiare il personaggio -avrà strappato il bel comandante italiano alle divorziate sole, abordo di crociere simili…». Sì, come o’ Sarracino: malandrino e tentatore, che «tutt”e ffemmene fa’ suspirà…». Insomma, un donnaiolo. Mauna specie diplayboy per massaie. Alla Alberto Sordi, per capirci: vigliacchetto, furbastro, mendace. Pronto a spergiurare, magari pure a versare qualche lacrimuccia per risultare convincente. E poi a svignarsela, quando occorre. Proprio come vogliono certi cliché su certi italiani, che però hanno davvero trovato conferma nell’ Italiettavolgarottae imbrogliona, sguaiata e corrotta a cavallo tra i due Millenni. E lui, Francesco Schettino, somiglia tanto a un luogo comune. Troppo. Tanto chebisogna onestamente domandarsi quanto del personaggio Schettino sia stato costruito o esagerato dal circo mediatico, sempre a caccia di verità ovvie, ben disposto ad indignarsi in coro, a sbattere mostri e mostriciattoli in prima pagina. Certo, Francesco Schettino ci ha messo molto del suo. Via, che idea farsi fotografare aun megaparty di Ischia, aVilla Florio, proprio mentre la Costa Concordia veniva trainata nella sua ultima notte all’ isola del Giglio. E poi, che razza di trovata mettersi afare campagna elettorale per l’ amico Giuseppe Tito, sindaco uscente di Meta di Sorrento, il suo paese. O, ancora: come gli è venuto in mente di andare a parlare come esperto di «gestione del panico», a chiusura di un master in scienze criminologiche, alla Sapienza di Roma? D’ accordo lo avevano invitato. Malui ci è andato. Come quando ha prestato la sua immagine (!) per un’ iniziativa del Codacons, l’ associazione dei consumatori. È vero: se un Francesco Schettino non fosse esistito, qualcuno avrebbe dovuto inventarlo. Linciato, fatto a pezzi dalla stampa, divenuto prototipo di infingardaggine, sbruffoneriae criminale leggerezza. Da quell’ ormai famigerato «Torni abordo, cazzo!», che gli venne intimato la notte del 13 gennaio del 2012 dall’ ufficiale operativo della Capitaneria di Livorno, Gregorio De Falco (colorita esortazione poi divenuta untormentone di cattivo gusto, veicolato su Internet quanto su t-shirt estive…) fino a quell’«incauto idiota», che gli ha voluto affibbiare il sostituto procuratore Stefano Pizza, a conclusione della sua infiammata requisitoria. Su Schettino s’ è detto di tutto. Tutti si sono potuti permettere di dire di tutto sul mascalzone latino, sul marinaio di Castellammare diventato comandante. «Schettino» èdiventato un nome archetipico, un sinonimo, un simbolo, un segno, un feticcio: una cosa che sta al posto di un’ altra cosa. Dunque, un fantasma, un’ invenzione. La gogna virtuale che è Facebooks’ è divisa. Volete Cristo o Barabba? E così sono spuntati, abizzeffe, sprezzanti gruppi forcaioli, contrapposti però ad ammiratori e simpatizzanti (ci sono anche quelli…) che la vedono così: Schettino sarà pure uno scavezzacollo, un mezzo filibustiere un po’ romantico eunpo’ cialtrone, sarà pure uno chela notte del disastro se ne stava in plancia a bere con l’ ormai famosa «signorina» moldava (così definita, senza mai nominarla, dagli avvocati difensori), l’ avvenente Domnica Cemortan, però…Però con la sua manovra spericolata (e coraggiosa) alla fine ha messo insalvo 4.197 persone. Secondo questa versione dei fatti -che naturalmente è anche quella della difesa processuale -le 32 vittime non sarebbero da mettere in conto al comportamento di Schettino. Piuttosto -sostiene la difesa-sisarebbe dovuto indagaresui sistemi di sicurezza in tilt, sulle manovre errate di altri membri dell’ equipaggio. Sulle responsabilità della Costa Crociere, che avrebbe trovato un facile capro espiatorio nell’ improvvido«Sarracino» di Castellammare… Ma chi è davvero Francesco Schettino? Diciamolo subito: chi volesse saperlo, può anche smettere di leggere questo articolo. Perché chi è Schettino, non lo sa chi sta scrivendo questo articolo. I giudici hanno deciso che è colpevole e che merita 16 anni eun mese di reclusione. E questa è la verità processuale(di primo grado). Inchiniamoci alle (impugnabili) sentenze. Possiamo dire però che a 14 anni -nel 1974, essendo nato nel 1960 Francesco Schettino fa il barcaiolo. Ama il mare, l’ avventura, il viaggio. Ed ègià un bel ragazzotto che piace alle ragazze. Sogna di fare il comandante di navi importanti. Frequenta l’ istituto nautico «Nino Bixio» di Piano di Sorrento, lo stesso -riportano, copiandosi, tutte le biografie che parlano di lui -che frequentarono Achille Lauro eGianluigi Aponte (cosa che-diper sé -non significa assolutamente nulla…). In ogni caso, il giovanotto comincia a navigare sui traghetti della Tirrenia, poi passa alla SnavAgip, all’ Msc Crociere e poi approda alla Costa Crociere. Strano ma vero, lo assumono come «ufficiale responsabile della sicurezza». Comandante nel 2006. Al timone della Concordia nel 2009. Nel dicembre del 2011 -racconterà aigiudici Martino Pellegrino, uno dei suoi ufficiali -risale una sua manovraazzardata, nel porto di Marsiglia, quando decide di uscire con la nave carica di passeggeri e un vento che soffia a 50-60 nodi. Macchine avanti tutta. «Ci fu un silenzio agghiacciante», riferisce Pellegrino. Lo stesso che descrive ilsuo ex comandante come «autoritario», «per certi versi intrattabile». Mario Terenzio Palombo, che ebbe Schettino come secondo abordo della Costa Serena, lo raccontainvece come un tipo «spavaldo», «troppo esuberante», ma anche «umile e buono d’ animo». Memorabile resta l’ unica intervista rilasciata dal belloccio di Castellammare a Dana Emingerova, giornalista del quotidiano ceco Dnes. Memorabile epremonitrice: «Non vorrei mai trovarmi -dichiarava Schettino -nei panni del comandante del “Titanic”, costretto a navigare tra gli iceberg…Il comandante non ha più quella grande responsabilità che aveva in passato, anche se l’ ultima parola spetta alui, e non agli strumenti». E ancora: «La salvaguardiadei passeggeri è al primo posto delle nostre preoccupazioni…Per fortuna la gentedimentica infrettale tragedie». Dunque, è questo Francesco Schettino sposato, padre di una ragazza ormai diciottenne -che per l’ accusa è il «perfetto codardo». Che dire? Dice la pm Maria Navarro: «È uno che non ha mai chiesto scusa, che crede nelle sue stesse bugie». Lui: unico reponsabile della tragedia, che «solo per l’ intervento della Provvidenza» non si è «trasformata in un’ ecatombe» (ahi!, la Provvidenza che entrain un’ aula giudiziaria). Però è questo stesso Francesco Schettino che -secondo la difesa -ha dovuto subire di tutto: tre annidi tormenti, pesanti e crudeli, che gli sono pesati «come se avesse espiato trent’ anni di reclusione». Un uomo che è stato «mortificato, offeso, ingiuriato, perseguitato dalla stampa», che ha alimentato (come negarlo?) un «gossip schifoso». Erano gli ascensori che dovevano funzionare e non funzionarono, che averebbero dovuto salvare le 32 vittime? Furono le manovreerratedeltimoniere indonesiano, le incertezze del capitano in seconda? La «grande assente» del processo è davvero la nave (che non è stata «investigata come doveva»)? Ma, soprattutto, chi èdavvero Francesco Schettino. Dice la sentenza: colpevole. Colpevole di naufragio colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni plurime colpose, abbandono della nave e abbandono di incapaci. Dice la sentenza. Dice lui in lacrime: sono morto anch’ io quella notte.

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