21 Maggio 2015

Le inchieste scuotono la politica

Le inchieste scuotono la politica

E’ un clima avvelenato quello che si respira in questi giorni a Lamezia. Le inchieste Andromeda e Dirty soccer hanno inferto un colpo terribile all’ immagi ne di una città che appare sempre più mortificata. Lo spaccato che ne sta venendo fuori è quello di corposi strati dell’ imprenditoria e del mondo dello sport collusi, quando non complici, con la criminalità organizzata. Ed in questa situazione la politica ha deciso di restare alla finestra. E’ suffi ciente guardare il borsino delle reazioni per capire che i protagonisti della battaglia per le amministrative del 31 maggio hanno scelto un atteggiamento guardingo. Eccezion fatta per le prese di posizione di Rosario Piccioni, Gianni Speranza e Tommaso Sonni, gli altri candidati a sindaco hanno preferito il silenzio. Sono arrivate le dichiarazioni della Cgil, di Gratteri, del Codacons, di alcune associazioni di categoria, ma a Lamezia si guarda altrove, all’ insegna dell’ eudardiano “a da passà a nuttata”. Una sorta di malcelata indiffe renza che sparisce però immediatamente nelle parole sussurate da molti candidati nei conciliaboli che si tengono dietro ogni angolo della città. Ed è qui che in alcuni casi il termometro della paura arriva a toccare novanta gradi. Perché il nodo principale è chiaro a tutti. Gli imprenditori coinvolti negli arresti di questi giorni, e non solo loro, probabilmente avevano già fatto alcune scelte di campo nella contesa locale . Ed è difficile pensare che non avessero uo mini di riferimento. Partendo dal presupposto che i protagonisti di Andromeda e Dirty Soccer sono stati intercettati e videoregistrati per molti mesi, non è peregrino immaginare che la posizione di qualche candidato possa già essere al vaglio degli inquirenti. Una eventualità che getta non poche ombre sul futuro politico della città. Ad oggi, comunque, lo scotto più significativo lo ha pagato Paolo Mascaro. Prima ha dovuto subire l’ arresto di Franco Fazio, inserito nella lista dell’ Udc, poi le parole di un pentito hanno toccato Pino Cerra, candidato in una lista civica. Il leader del centrodestra ha immediatamente reagito, chiedendo ed ottenendo il ritiro di entrambi, ma l’ imbarazzo è stato forte. Come se non bastasse, è arrivata la tegola dell’ inchiesta sulla Vigor. L’ avvocato lametino non è minimamente sfiorato dalla vicenda, né il suo nome è in alcun modo associato ai fatti emersi nel club biancoverde, ma certo non l’ avrà presa bene nel vedere quella che è stata la sua casa per molti an ni, invischiata in affari tutti da chiarire. Non dorme sonni tranquilli però nemmeno Pasqualino Ruberto che, alla vigilia dell’ incontro organizzato qualche giorno fa nella sede del suo movimento, per la raccolta di fondi della campagna elettorale, ha ricevuto la notizia di un’ altra visita delle forze dell’ ordine a Calabria Etica, segno che la fondazione rimane sotto osservazione per i fatti risalenti alla sua gestione. Nell’ entou rage di Sonni comincia invece a prendere corpo il timore che, in caso di vittoria, possa prefigurarsi una maggioranza consiliare pronta a dargli filo da torcere. Insomma tra scontro politico e vicende giudiziarie, si naviga in acque torbide, con episodi che rendono l’ aria ancora più irrespirabile. Proprio ieri infatti, su un manifesto del movimento Cinquestelle, la foto del candidato Car lo Barberio è stata tagliata e messa a testa in giù, mentre Massimo Iannicelli, direttore della rivista Storicittà, ha ricevuto una serie di messaggi minacciosi per le vignette satiriche pubblicate sulla rete. Immediato il tam tam sui social a difesa dei diretti interessati. E Giuseppe D’ ippolito, candidato pentastellato, ha annunciato che, nei prossimi giorni, i pochi manifesti del movimento verrano affissi al contrario: «E’ un tentativo puerile di intimidazione. La verità è che ci temono. Forza e coraggio». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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