28 Aprile 2020

Le fiere in pericolo

focus sui grandi eventi, comparto legato al turismo con un indotto milionario tre imprenditori a confronto, barbara mirabella, antonio mannino e alessio riolo. date certe e regole chiare, finanziamenti a fondo perduto e iva al 10%
Settima puntata del viaggio di Milano Finanza Sicilia nell’ economia regionale in tempi di Covid-19. Tre domande per i partecipanti al confronto: le misure possibili a sostegno delle imprese oggi travolte dalla pandemia; le mosse più efficaci per la ripresa; i progetti per il dopo. Prima a rispondere è Barbara Mirabella, direttore generale di èxpo, società etnea specializzata nell’ organizzazione di fiere ed eventi. «Siamo stati i primi a essere fermati», ha esordito la manager, «e, se non ci siederemo tutti insieme, immediatamente, al tavolo del confronto con le istituzioni e con gli organi decisionali, rischiamo di essere gli ultimi a ripartire. Personalmente, ho sentito il bisogno di scrivere ai colleghi e operatori della enorme filiera del settore. Abbiamo presentato al governo nazionale e a quello regionale 19 proposte concrete: intanto, finanziamenti a fondo perduto sulla base della diminuzione di fatturato rispetto allo scorso anno. Ma anche sospensione per un anno dei contributi sugli stipendi dei dipendenti che, finita la cassa integrazione, dovranno tornare a lavoro mentre risulta vietato organizzare eventi; sgravio fino al 31 dicembre 2021 per gli operatori fieristici e congressuali di tutti gli oneri, incluso l’ affitto, negli spazi di proprietà di enti pubblici; misure a sostegno di mutui e leasing che non si limitino alla sola sospensione delle quote capitale; possibilità di prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti fino al 31 dicembre 2020; tutela dei dipendenti stagionali; introduzione di un’ indennità per i lavoratori autonomi a protezione della perdita di fatturato». Quanto alla fase 2, per la Mirabella urge intanto «permettere eventi che si possano svolgere all’ aperto, nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza. Insomma, bisogna puntare a delle precise parole d’ ordine: convivialità, benessere, territorio, condivisione. Sono questi i valori cardine da reinterpretare nel futuro delle fiere e degli eventi al tempo del coronavirus». Tra gli obiettivi del domani, per la manager catanese dovrebbe anche esservi quello di «investire nella formazione di chi accoglierà i clienti per farli sentire al sicuro (ecco allora un nuovo senso di convivialità) e in un decalogo della sicurezza (il rinnovato benessere). Mi corre l’ obbligo di continuare a essere ottimista e di verificare ogni possibile opportunità di ripresa. Si deve prendere il coraggio fra le mani e spalancare le porte a un futuro da costruire oggi. Come presidente di Codacons Grandi eventi Sicilia ho già aperto un tavolo di dialogo con gli ordini professionali (come ingegneri e architetti): abbiamo bisogno di date certe e regole chiare di salvaguardia, compatibili con la sicurezza sanitaria, per la riapertura di tutte le attività aggregative, fiere, congressi, eventi, che possano consentire un’ adeguata programmazione e la riapertura delle prenotazioni. Secondo a rispondere è Antonio Mannino, titolare di Medeacom srl (che progetta eventi scientifici) e di Etna Comics srls, che organizza l’ omonimo festival del fumetto e della cultura pop: «uno dei principali problemi che si deve prendere in considerazione riguarda la natura stessa delle varie attività commerciali. Nel caso specifico, quelle che rappresento sono tra le realtà maggiormente colpite da questa crisi sanitaria. Vietando l’ aggregazione, i viaggi e in generale le attività culturali e gli eventi, si nega sostanzialmente il raggiungimento dell’ obiettivo sociale. Motivo che mi spinge a pensare che, tra i vari sostegni possibili, quello di una concessione di ampi finanziamenti potrebbe essere il più adeguato e sostenibile, tenendo inoltre conto del fatto che l’ organizzazione di un evento non può prescindere dal periodo preparatorio, che prevede degli investimenti. Nel mio caso, la pandemia ha colpito quando gran parte di questi erano già stati effettuati». Per il dopo, Mannino non ritiene percorribile la strada del prestito a garanzia dello Stato: «Per tre motivi, perché è comunque richiesta dalla banca che lo eroga una garanzia personale da parte dell’ imprenditore, seppure nella misura di piccole percentuali; perché si tratta di prestiti che prevedono una quota di interesse vicina al 4% e quindi paragonabile a un mutuo chirografario; perché il prestito è in ogni caso soggetto alla discrezionalità dell’ istituto di credito. Proporrei misure di intervento di doppia natura: interventi relativi il 2020, con esclusione di ogni forma di tributo e prolungamento della cassa integrazione fino all’ esaurimento di ogni misura restrittiva; concessione di finanziamenti statali (e non bancari) a tasso zero, con parziale fondo perduto (a esempio il 30% a fondo perduto solo alla conclusione della restituzione del 70%)». Sul futuro, «è difficile fare previsioni di lungo periodo, sicuramente ci sarà una parziale riconversione alla digitalizzazione e a tutti i nuovi fenomeni legati ai cosiddetti eventi online. Al tempo stesso, credo che una volta rientrata l’ emergenza la gente ritornerà in modo vigoroso alla voglia di aggregazione e, in generale, alla spesa in beni di consumo. È necessario tenersi pronti al periodo di ripresa che certamente seguirà questo momento di depressione economica. Lo Stato deve metterci nelle condizioni di mantenere vive le pmi e le micro realtà imprenditoriali, in modo tale da scongiurare un copioso sottobosco di disoccupazione e per garantire la permanenza sul mercato in attesa della fine di questo inedito scenario di guerra». Terzo a rispondere è Alessio Riolo della Sun Rising di Catania, azienda specializzata nell’ organizzazione di eventi, nonché direttore generale di Palermo Comic Convention, festival crossmediale dedicato all’ editoria e all’ intrattenimento: «la crisi generata dal coronavirus ha colpito tutti i settori dell’ economia, ma è innegabile che turismo ed eventi (che, è bene ricordarlo, camminano di pari passo) siano quelli che più vivono una situazione di totale incertezza. Organizzare vuol dire pianificare. Nel caso dei grandi eventi ciò si traduce nell’ anticipo di grossi capitali mesi o addirittura anni prima che l’ evento stesso abbia luogo. Non avendo certezza sul quando poter ripartire e, soprattutto, sul come (che è la cosa che preoccupa di più), gli scenari che ci si prospettano sono poco chiari e non ci permettono di fare alcuna previsione. Al di là di possibili aiuti alle imprese, di natura strettamente finanziaria, siano essi sostegni a fondo perduto o prestiti agevolati, bisogna studiare delle soluzioni fattive che permettano una vera “ripartenza” della macchina organizzativa». Sulle mosse per la ripresa, Riolo ha auspicato «l’ equiparazione dell’ aliquota Iva di tutte le manifestazioni fieristiche e festivaliere a quella degli spettacoli sportivi, cinematografici o teatrali (passando dal 22% al 10%); il coinvolgimento di Regioni e Comuni attraverso il ripristino del patrocinio oneroso; la gratuità delle concessioni degli spazi pubblici per il biennio 2021-2022 e, infine, la stipula di nuovi protocolli d’ intesa con la Siae, al fine di abbattere il più possibile la tassazione per fiere e festival. Solo così si potrà riavviare tutta la filiera, che include compagnie di trasporti, strutture ricettive, ristoratori, nonché i fornitori di servizi indispensabili (allestitori, service audio-video, imprese di pulizie, vigilanza e altro)». Per il dopo pandemia, per Riolo «fare progetti è, allo stato attuale, impossibile. Si vive alla giornata, monitorando costantemente la situazione. Stiamo valutando delle soluzioni provvisorie che possano permetterci di mantenere il rapporto con il nostro pubblico, offrendo la possibilità di fruire di alcuni contenuti, normalmente veicolati di persona, in maniera “alternativa”. Sono comunque convinto che sarà solo una soluzione temporanea, che ci accompagnerà per un po’ di tempo e che potrebbe integrarsi con la tradizionale formula cui siamo abituati, ma che non potrà mai sostituirla, perché l’ aggregazione sociale, lo stare insieme e il poter comunicare de visu non potranno mai essere rimpiazzati». (riproduzione riservata)
antonio giordano

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