30 Aprile 2011

Le fiamme come gli hacker bloccano Aruba

Le fiamme come gli hacker bloccano Aruba

La «server far» di Aruba ad Arezzo dove si è verificato un principio di incendio Paolo Mori Arezzo. Una parte della rete è stata oscurata. Non dalla censura, non da un attacco di hacker. Il «mostro» che ha mandato in tilt migliaia di siti e bloccato la posta elettronica, causando un blackout record per la rete italiana, è il surriscaldamento di un gruppo di continuità elettrica che ha generato un principio di incendio. E’ accaduto nella «server far» di Aruba, primo provider di servizi internet in Italia. Fiamme nella notte Tutto è cominciato nella notte tra giovedì e ieri, intorno alle 4,30, quando i vigili del fuoco sono intervenuti nella sede aretina di Aruba, in via delle Biole. E il risveglio per molte aziende e siti d’ informazione locale è stato da incubo. Impossibile aggiornare i siti, impossibile usare la posta elettronica. Tutto fermo, tutto bloccato e la notizia del guasto è corsa sulla parte della rete non gestita da Aruba. E’ stata la stessa azienda, comunicando attraverso Twitter, a informare i clienti di ciò che stava accadendo. Un principio d’ incendio ha coinvolto la zona delle «ups» (le periferiche), «ma le sale dati non hanno subito danni. E’ stato attivato l’ energit power off, togliendo energia alla struttura. I tecnici stanno lavorando per ripristinare la situazione». Il blackout risparmia Will e Kate Il blackout ha però risparmiato i siti dei principali mass media e così i «naviganti» hanno potuto assistere al royal wedding di William e Kate sfruttando quella parte di rete che non è «gestita» da Aruba, con contatti da primati. Alle 16 il server in funzione Poi, lentamente, ma in modo costante e progressivo, i tecnici di Aruba hanno ripristinato la funzionalità del server e prima due delle tre sale dati hanno ripreso a funzionare; poi – intorno alle 16 di ieri – tutto ha ripreso a funzionare. E l’ annuncio è stato dato dalla stessa Aruba, sempre attraverso Twitter. Avevano lavorato per tre ore i vigili del fuoco di Arezzo per spegnere le fiamme che erano divampate nella «server farm». E per 12 ore hanno lavorato i tecnici dell’ azienda per ridare normalità a buona parte della rete. Non è il primo incidente per Aruba Quello di ieri per Aruba non è il primo incidente di questo tipo. Un fermo di minore rilevanza era avvenuto il 6 ottobre del 2010 a causa di un errore umano, anche se in un primo tempo si era attribuita la colpa al maltempo. Aruba, un colosso in rete Per spiegare quanta parte del mondo internet è rimasto coinvolto nell’ incidente, basta elencare alcuni numeri di Aruba, azienda fondata nel 1994 col nome Technet.it e al primo posto non solo in Italia, ma anche nella Repubblica Ceca e nella Repubblica Slovacca per numero di siti in hosting e di domini registrati. Complessivamente, ha 1.650.000 domini registrati e mantenuti, 1.250.000 siti attivi in hosting, 5.000.000 caselle e-mail gestite, oltre 10mila server gestiti, circa 3.000 metri quadri di data center. Aruba, infatti, ospita sui suoi server, provvedendo a connetterli a Internet, più di 1,25 mln di siti web e gestisce più 1,65 mln di domini registrati (un sito «fisico» può infatti avere anche uno o più indirizzi virtuali) e cinque milioni di caselle di posta elettronica, anche certificata. Nato nel 1994, come provider di connettività Internet, con il nome di Technet.it, Aruba ha preso poi questo nome nel 2000, cominciando ad ospitare siti sui propri server. In seguito ad una serie di acquisizioni, avvenute in questi ultimi anni il gruppo oggi conta più di 14 marchi nel settore dell’ hosting e della gestione dei domini, ovvero degli indirizzi Internet dei siti web. Quella di Arezzo, dov’ è avvenuto l’ incendio, è la principale «webfarm» della società, che vi opera più di 10.000 server su un’ area di duemila metri quadrati, ed è connessa ad Internet con un collegamento da 50 Gigabit al secondo, attraverso tre carrier (Wind, Telecom e Cogent). Aruba ha anche altri datacenter a Bologna e Milano, che però hanno funzioni specifiche, rispettivamente di recupero dei dati e di supporto, e una seconda «webfarm», nella Repubblica Ceca, che però serve principalmente l’ Europa Orientale. Utenti e aziende infuriati: class action? Utenti e aziende infuriate per il disagio subìto e il Codacons sta studiando «la possibilità di intentare una class action in favore dei clienti di Aruba. Si tratta di un danno economico enorme, soprattutto per chi lavora con la posta elettronica e per chi gestisce la propria attività attraverso il web». L’ incendio, domato intorno alle 8 di ieri mattina, a quanto si è appreso online, è avvenuto nell’ area Ups, quella dei gruppi di continuità che assicurano l’ energia elettrica ai server in caso di blackout, e ha obbligato l’ operatore a spegnere, letteralmente, tutti i server, mandando offline per diverse ore centinaia di migliaia di siti italiani. Il blackout non ha però riguardato solamente i siti ospitati, ma anche le caselle di posta elettronica. Numerose le proteste comparse sui vari siti Internet specializzati, da parte degli utenti per il servizio di webmail che risultava ancora sospeso nel primo pomeriggio di ieri, anche se dalle 16 la situazione si è poi normalizzata.

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