Le famiglie tagliano i risparmi si torna indietro di 17anni
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA Le famiglie italiane, leggendarie per la loro propensione al risparmio che non ha confronti nel mondo se non con il Giappone, gettano la spugna. La crisi ha ridotto ai minimi storici la loro capacità di accantonare: nel quarto trimestre del 2011, afferma l’ Istat, è scesa al 12,1%, un valore confrontabile con quello del primo trimestre 2000. Siamo cioè tornati indietro di una decina d’ anni. Guardando all’ intero 2011 il dato medio si ferma al 12%, in calo dello 0,7% rispetto al 2010 e comunque al valore più basso dal lontano 1995. E non ci si deve fare ingannare dal fatto che il reddito disponibile risulta in aumento del 2,1%. In verità, le famiglie hanno scontato una perdita di potere d’ acquisto (depurando il reddito dall’ inflazione) dello 0,5% rispetto al 2010. Se il loro tasso di risparmio si riduce, spiega ancora l’ Istat, è perché il reddito disponibile cresce meno di quanto cresca la spesa per i consumi finali (+2,9%) cioè di quegli acquisti necessari per campare, come dimostra l’ aumento del cosiddetto «carrello della spesa» registrato dall’ Istat a marzo (+4,6%). Se per le famiglie la stretta è dunque evidente, altrettanto si può dire per le imprese. Anche loro registrano un netto calo dei guadagni. La quota di profitto (il rapporto tra risultato lordo e valore aggiunto lordo) è scesa al 40,4%, il valore più basso dei precedenti 17 anni, con una riduzione dell’ 1,1% rispetto al 2010. Le aziende, di conseguenza, mettono meno capitali nell’ attività produttiva: gli investimenti fissi lordi che erano aumentati dell’ 8 per cento nel 2010 sono cresciuti solo dell’ 1,6 per cento lo scorso anno. Soprattutto si è fatta sentire, netta, la caduta degli investimenti nel quarto trimestre dell’ anno con una diminuzione del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2010. E’ la crisi che produce i suoi effetti più pesanti, come già aveva fatto osservare il vice direttore generale della Banca d’ Italia, Anna Maria Tarantola, mercoledì. Nella fase più acuta della recessione, tra il 2008 e il 2009 il reddito disponibile delle famiglie si è ristretto del 4%, passando da 255,7 a 243,07 miliardi. In questo stesso periodo la propensione al risparmio è scesa dal 16,2 al 12,1 per cento. Il tasso di investimento delle famiglie italiane è così passato, sempre in questo periodo, dal 10,7 al 9,9 per cento. Nel caso delle imprese, dal primo trimestre 2008 il risultato lordo di gestione è passato da 82,7 a 72,6 miliardi con un calo della quota di profitto dal 44 al 40,3 per cento. Complessivamente, una situazione grave. Il Codacons lancia l’ allarme sulla perdita di potere d’ acquisto: «E’ come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una perdita equivalente a 172 euro o 186 euro per un nucleo di quattro persone. Una tassa invisibile da aggiungersi alle tasse vere introdotte dalle varie manovre». Per 10 milioni di famiglie, aggiunge La Confederazione italiana degli agricoltori, «si riempiono di meno le buste della spesa e la situazione non sembra destinata a cambiare». «Si torna a 17 anni fa osserva l’ Adiconsum la situazione è pesantissima. Troppi suicidi, troppi fallimenti economici familiari, troppa disoccupazione, troppe tasse. Il governo non rimanga con le mani in mano». Le famiglie, conclude la Coldiretti sulla base di dati Ismea e Istat «tagliano dell’ 1,3% la spesa alimentare». Una situazione proseguita anche nel 2012 con un calo del 2,3% a febbraio secondo l’ indicatore dei consumi della Confcommercio che sottolinea il proseguimento della fase recessiva dei consumi (-0,9% rispetto a febbraio 2010 e -1% rispetto a gennaio). «Senza una riforma fiscale equa che restituisca soldi in tasca al ceto medio e senza un piano di sviluppo capace di creare occupazione, il Paese rischia davvero il collasso», è l’ amara considerazione del segretario generale dell’ Ugl, Giovanni Centrella. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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