18 Novembre 2011

Le famiglie strangolate dal carovita costrette a tagliare pane e pasta  

Le famiglie strangolate dal carovita costrette a tagliare pane e pasta
 

La cotoletta una volta a settimana e il risotto solo di domenica, e il caffè solo a colazione. I milanesi tagliano dove possono per cercare di ammortizzare il carovita. E lo fanno diminuendo i consumi degli alimentari, che nel 2010 registrano una flessione del 4,6 per cento rispetto al 2009. Un comparto a domanda "rigida", dove in teoria sarebbe difficile ridurre i consumi. Ma che diventa il settore dove si cerca di risparmiare, con la caccia ai marchi no logo e le spedizioni al discount, visto che intervenire sui costi per casa, servizi e sanità è più difficile. Malgrado siano più alti e facciano schizzare la spesa mensile di una famiglia milanese a 2.977 euro, quasi 400 in più rispetto alla media nazionale. Confermando così il ruolo di Milano capitale, ma del carovita. È il quadro che emerge dall´indagine sui consumi dei milanesi, realizzata dalla Camera di commercio e dal Comune. Un quadro dipinto «di chiaroscuri – come lo definisce Renato Borghi, presidente di Federmoda dell´Unione del commercio – perché racconta di una crisi ancora in corso, che ha fatto crescere le diseguaglianze tra chi può spendere di più e chi di meno». Con il risultato che, soprattutto nel caso dei cittadini delle fasce di reddito più basse, sono gli alimentari quelli dove si riducono le spese. Nel 2010 i milanesi hanno consumato il 5,6 per cento in meno di pasta e quasi il 7 per cento in meno di carne, hanno rinunciato a dosi eccessive di zucchero e caffè (diminuiti del 12,5 per cento) e di latte e formaggi (-11,9%). A salire, invece, le spese per l´abitazione (+1,6%) e per i servizi per la casa (+ 22,5), per la sanità (+6,4) e per l´abbigliamento (+13,1). Aumenti legati al carovita, trainato da quella fascia – circa il 20 per cento della popolazione – che ha un reddito superiore ai 60mila euro l´anno ed è in grado di affrontare l´impennata del costo della vita. Iniziata nel 2008 e ancora in corso: nel 2010 gli affitti milanesi sono aumentati di cinque punti, con una spesa media di 514 euro, contro i 398 delle altre aree del Nord e i 370 della media nazionale. A soffrire sono soprattutto le fasce più deboli, come i giovani monoreddito e i single, che vivono soli e rappresentano il 48 per cento della popolazione residente. Di questi, il 47 per cento è costituito da pensionati over 65, costretti a sopportare una spesa pro-capite per gli alimentari più alta del 18 per cento rispetto a chi vive in coppia e del 37 per cento di un membro di una famiglia di tre persone. Numeri, quelli dell´indagine, che raccontano di due città diverse, quella del centro e quella della periferia, separate da un divario di 1.300 euro. «Il reddito netto a disposizione delle famiglie e il clima di fiducia non crescono – osserva Borghi – e la crisi è sempre più difficile da risolvere. A essere penalizzato è chi guadagna meno di 30mila euro e che, non potendo tagliare su utenze o affitti, investe meno sugli alimentari». «I cittadini sono stanchi, serve una politica di reale controllo dei prezzi – dicono dal Codacons – . Per questo, proporremo due iniziative al Comune: la prima, "Prezzo amico", per arrivare a un accordo con i commercianti e mantenere inalterati i prezzi per sei mesi. La seconda è l´istituzione di un "Black saturday" prima di Natale, sul modello americano: una giornata di apertura prolungata dei negozi, oltre le 13 ore consentite, con sconti di almeno il 20 per cento, per far ripartire l´economia».

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