8 Novembre 2007

Le famiglie pagheranno una stangata da 340 euro tra bollette, energia e supermercato

Rincari I Consumatori: Le famiglie pagheranno una stangata da 340 euro tra bollette, energia e supermercato

I prezzi danno i numeri: 98,62 (dollari per un barile di petrolio), 841,75 (dollari per un`oncia d`oro), 1,4731 (dollari per acquistare un euro). Tre cifre per tre record segnati ieri sui mercati mondiali. E la sensazione che si avvicinino le quote critiche: 100 dollari per il barile, 900 per l`oro, euro a 1,50 sul dollaro. E l`uomo della strada aprirà il portafoglio. Il greggio vola? Ieri Ip e Api hanno ritoccato il prezzo consigliato della verde (1,367 euro al litro) e del gasolio (1,268) che ha toccato, a sua volta, un altro record. E non è finita: in primo luogo perché i ritocchi di ieri si devono agli aumenti dei giorni precedenti, in secondo luogo perché mentre il prezzo industriale di benzina e diesel nell`ultimo mese è cresciuto rispettivamente di 7 e 8 centesimi al distributore l`aumento s`è fermato a 2: se i produttori decidessero di girarlo per intero al cliente ci sarebbero da recuperare ancora 5 cent sul gasolio e 6 sulla verde. Ai listini attuali, dicono Adusbef e Federconsumatori, in un anno la famiglia media italiana spenderà 120 euro in più per fare il pieno. Finito col distributore, toccherà pagare il riscaldamento (rincarerà di 40 euro), le bollette di gas e luce (altri 40), e il biglietto per i trasporti pubblici (90 euro). Insomma 290 euro imprevisti in uscita dai bilanci famigliari. Abbasso il supergreggio. Dopodiché, si consuma energia anche per produrre. E quindi, saldata la prima batosta, le stesse famiglie si troveranno ad affrontare le sue ricadute nella borsa della spesa: il Codacons prevede rincari tra il 2 e il 3%. Un miliardo cento milioni di sovrapprezzo in un anno nell`intero Paese, spiega il presidente Carlo Rienzi, fa 50 euro a famiglia. I timori degli Usa Complica tutto il fatto che i record non vengono da soli. Dopo l`ennesimo balzo del petrolio ieri la Casa Bianca è intervenuta per spiegare che “i prezzi sono decisamente troppo alti“, ricordando che il barile a 100 dollari “non è un numero magico“. Quel numero preoccupa non poco l`amministrazione Bush perché il petrolio non corre tanto per il timore che vengano meno i rifornimenti quanto perché è spinto (parecchio) dall`euro che punta diritto verso un cambio di 1,50 contro il dollaro. Nel frattempo, l`Agenzia internazionale per l`energia assicura che l`impennata fino 100 dollari sarà “il colpo di grazia per l`economia globale“ e ipotizza che si arrivi a 159 dollari entro il 2030. Sempre ieri e sempre dagli Stati Uniti – ha parlato al congresso – il presidente francese Nicolas Sarkozy l`ha buttata sul rapporto euro-dollaro, richiamando l`attenzione sul rischio che la bufera monetaria scateni “una guerra economica. Il dollaro non è solo un problema degli altri. Se la moneta cinese è già un problema di tutti“, per il dollaro vale lo stesso discorso. Conclusione di Sarkò: “Se non siamo attenti, finiremo tutti vittime di questa rincorsa“. Il supereuro preoccupa meno il ministro per lo Sviluppo economico italiano Pierluigi Bersani: “Siamo su una soglia un pò troppo alta, gli equilibri internazionali patiranno qualche ripercussione. Ma queste sfide vanno affrontate, ci dovremo abituare alla moneta forte. Non aspettiamoci di tornare, nel prossimo futuro, agli equilibri di un tempo“. Anche la Germania, “il paese europeo che esporta di più“, preferisce una moneta forte: anche se l`apprezzamento dell`euro si traduce inesorabilmente in un aumento dei prezzi finali per chi acquista i prodotti europei in altre valute. Col rischio di una caduta della domanda. Il mondo high cost L`economista Giuseppe De Rita arriva a conclusioni analoghe. Dice: “Viviamo nel mondo, non nella sua rappresentazione. I titoli dei giornali sono rappresentazione, mentre queste cifre sono abbastanza lontane dalla vita quotidiana delle famiglie: paghiamo le conseguenze del caropetrolio dal benzinaio e sulla bolletta della luce, ma l`angoscia si diffonde soprattutto a furia di proclami listati a lutto“. L`euro forte per esempio: secondo De Rita non dovrebbe danneggiare l`economia nostrana. “Ci stiamo affermando in tutto il mondo con prodotti di altissima qualità e contenuto tecnologico. Prodotti che stanno nella fascia alta dei prezzi: possiamo pensare che un americano snobbi una poltrona Frau perché il prezzo cresce con l`euro pesante?“. Si tiene troppo poco conto del fatto che l`economia globalizzata obbliga i paesi più avanzati a concentrarsi sulla fascia alta del mercato. Ancora De Rita: “Quella dell`Europa, ormai, è una vita high cost. Siamo una potenza finanziaria ed economica“. Tocca pagarne le conseguenze. “E lascerei fuori da questo discorso l`oro perché ormai nella nostra società una volta regalate le catenine di rigore a nipoti e figliocci, la necessità di questa materia prima è soddisfatta“. E i grandi acquirenti d`oro – che fanno correre il prezzo – sono i paesi emergenti. Le imprese italiane L`euro continua invece a preoccupare le imprese italiane. Conferma l`allarme il direttore del centro studi di Confindustria Luca Paolazzi, sulla falsariga di quanto aveva detto martedì il presidente Luca Montezemolo. Perché, dice, la corsa della moneta europea è troppo rapida, non permette alle aziende di fronteggiarla. “Lo spostamento verso altri mercati o la diversificazione delle fonti di approvvigionamento – ha spiegato in un`intervista a Radiocor – danno risultati nel medio periodo e hanno un impatto limitato nell`attuale contesto di rapido cambiamento sul fronte valutario. La scelta fatta fino ad oggi dalle imprese, sacrificare i margini, non può durare a lungo. Da novembre 2006 in termini di competitività spiega la crescita del cambio effettivo reale è stata del 4,7%“. E a quella si somma, naturalmente, il rincaro della bolletta energetica. Qui i prezzi all`origine sono in dollari, e dunque l`Europa dovrebbe beneficiare dell`euro forte, ma il riequilibrio non avviene. Perché “il collegamento tra indebolimento del dollaro e rialzo delle materie prime si sta facendo più consistente: i produttori tendono a non aumentare l`offerta in modo da non essere penalizzati nel loro potere d`acquisto dal biglietto verde ai minimi“. Dopodiché, per difendere gli incassi in dollari reinvestendo rapidamente in altre valute. Con l`effetto di accentuare la caduta del dollaro, rafforzare l`euro, incoraggiare il picco del prezzo del petrolio eccetera. Confindustria critica la politica: sul rally di moneta e petrolio avrebbe influito anche l`immobilismo dei governi. “Le dichiarazioni di impotenza arrivate dai ministri delle Finanze all`ultimo G7 e quelle con cui l`Opec ribadisce che l`offerta di greggio sufficiente – conclude l`economista – sono state il via libera per i nuovi record“.

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