Le famiglie non spendono, giù i prezzi
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fonte:
- Il Messaggero
calo umbro molto più sostenuto rispetto a quello nazionale in aumento soltanto pere e patate, ma al bar si spende di più falcinelli (codacons): «listini bloccati, ma acquisti fermi» garofalo (adoc): «meno soldi a disposizione, negozi chiudono»
segue dalla prima pagina Da un confronto con i prezzi medi rilevati dall’ Istat ad aprile 2015 e a marzo 2016, risulta che su 105 prodotti osservati, solo 31 presentano variazioni positive. Il record spetta a patate, pere e dentifricio con rincari a doppia cifra (dal 25 al 12%). «I prezzi di frutta e verdura subiscono quasi sempre oscillazioni verso l’ alto che prescindono dalla congiuntura economica», aggiunge Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. «Per il resto, a parte alcuni prodotti per l’ igiene della casa e della persona, rileviamo listini bloccati cui, però, fanno da contraltare acquisti fermi». Pesa l’ incertezza generale. «Anche chi potrebbe non compra e tende a ridurre i consumi e dall’ altra parte a parità di prezzi, il reddito disponibile per gli acquisti si riduce, tanto che se a inizio crisi c’ era chi tagliava su scarpe e abbigliamento, poi si è cominciato a risparmiare anche sugli alimentari: una cura dimagrante che va avanti da anni e non sappiamo quanto durerà». Analizzando le categorie, esclusa l’ ortofrutta, i prezzi che sono scesi di più sono quelli di benzina e gasolio (-13% in media), shampoo e sapone (-18%), gelato in vaschetta (-17%), mozzarella (-12%), pane a fette e latte intero fresco (-10%). Costa meno anche alloggiare in una camera d’ albergo a tre stelle: 65,75 contro 75,98 euro. In salita gli onorari dei ginecologi (+4,6%), i prezzi di caffè e cappuccino al bar (+2%) e soprattutto del panino al bancone: 2,50 euro con un balzo dell’ 8%. Aumenti sporadici che non invertono la tendenza deflattiva. Per l’ Ufficio studi Confcommercio nonostante la variazione negativa dei prezzi ad aprile abbia «assunto dimensioni lievemente più contenute rispetto a quelle ipotizzate», per un’ inversione di tendenza occorrerà aspettare i mesi estivi. «I prezzi deboli favoriscono il potere d’ acquisto delle famiglie, ma senza un’ accelerazione dei consumi e del Pil reale, l’ inflazione zero potrebbe contribuire a peggiorare gli indicatori macroeconomici (deficit-Pil, debito-Pil)». In altre parole, difficile vedere nel breve una ripresa sostenuta e consolidata. «Il fatto è che ci sono meno soldi – osserva Angelo Garofalo, presidente Adoc Umbria – e i prezzi in discesa favoriscono la chiusura dei negozi, la riduzione del personale nei grandi magazzini e la perdita di altri posti di lavoro». Così, anche l’ effetto “80 euro” oggi appare dissipato. «Sono una goccia d’ acqua in un sistema che necessita di interventi strutturali», aggiunge Garofalo. «Siamo il paese con gli stipendi più bassi d’ Europa ma con tariffe nazionali e locali più alte del 4%. Considerando la tredicesima impegnata, dopo aver pagato tasse e bollette resta da spendere il 70% di uno stipendio o di una pensione fermi da anni. Per noi la via d’ uscita è detassare il lavoro, aumentando il reddito disponibile e liberando risorse per i consumi. L’ unico modo per far ripartire gli acquisti è rimettere i soldi in tasca alla gente». Fabio Nucci © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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