Le famiglie italiane tornano a risparmiare ma i consumi languono
Le famiglie italiane tornano a risparmiare ma restano molto attente a quanto e come spendere. E arrivano buone notizie sul fronte dei conti pubblici. Dopo i dati di martedì sull’ occupazione, infatti, l’ Istat rende noto lo studio sul rapporto deficit-Pil nel primo trimestre dell’ anno, che è risultato al 5,6%, in calo di 0,4 punti rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso. Quanto alla pressione fiscale, nello stesso periodo di quest’ anno, è rimasta ferma al 38,7% mentre la spesa per interessi passivi sul debito pubblico è scesa del 14% su base annua. Il che vuol dire che lo Stato ha risparmiato quasi 2,4 miliardi per effetto del calo dei tassi d’ interesse dovuto anche al raffreddamento degli spread nazionali e internazionali. Conti pubblici E il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, annuncia che l’ obiettivo del governo «è quello di ridurre il prelievo fiscale su famiglie e imprese» in linea con la Legge di stabilità 2015. Come detto, il rapporto deficit-Pil nel primo trimestre dell’ anno è risultato pari al 5,6%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso (quando era al 6,0%). L’ Istat spiega che si tratta del valore più basso dal primo trimestre del 2007 (in base a confronti tendenziali, gli unici che si possono fare). Intanto il reddito reale delle famiglie, tecnicamente il loro potere d’ acquisto, è aumentato dello 0,6% sul trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. Sempre nei primi tre mesi del 2015 il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito dal rapporto tra investimenti fissi lordi, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) è stato pari al 6%, risultando stabile in termini congiunturali e in diminuzione di 0,1 punti su base annua. Quanto alla quota di profitto delle società non finanziarie, è stata pari al 40,2%, restando stabile sul trimestre precedente. Codacons critica Le famiglie italiane tornano a mettere da parte i soldi (una tendenza, peraltro, già diffusa durante la crisi per mancanza di fiducia nel futuro): nel primo trimestre 2015 la propensione al risparmio è stata pari al 9,2%, in aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti su base annua. I consumi invece frenano, con la spesa scesa dello 0,2% in termini congiunturali (+0,1% su base annua). Ed è a questo punto che si innesta il dibattito. «La crescita del potere d’ acquisto fa ben sperare per la ripresa dei consumi delle famiglie e rappresenta un’ ancora di salvataggio per il commercio – dice il Codacons in una nota -. Tuttavia i numeri sulla capacità di spesa degli italiani sono ancora così miseri che, di questo passo, per tornare al potere d’ acquisto del periodo pre crisi ci vorranno altri quindici anni». Per Coldiretti la crescita del potere di acquisto delle famiglie spinge i consumi alimentari che nei primi cinque mesi del 2015 fanno segnare un incremento dell’ 1,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente, invertendo la tendenza dopo 7 anni di calo. In campo politico è critica Forza Italia: «Il calo dei consumi è l’ ennesimo insuccesso del governo».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Istat
