Le famiglie costrette a tirare la cinghia
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia di Varese
- La Tribuna di Treviso
- Trentino extra
ROMA. Le famiglie italiane mangiano meno, eliminano il pane dalla dieta mediterranea ed in tempi di crisi economica imparano a fare una spesa mirata acquistando solo prodotti in offerta. L’ Istat fa il punto sui dati relativi ai consumi del 2009 e rende noto che la spesa media mensile dei nuclei familiari residenti è scesa dell’ 1,7 per cento rispetto all’ anno precedente, assestandosi su 2.442 euro. Una riduzione definita dall’ Istituto di statistica «significativa», soprattutto perché riguarda anche i generi alimentari, e «particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti». La Lombardia è la regione dove i consumi restano più alti (2.918 euro di spesa media mensile), seguita da Veneto (2.857), Emilia Romagna (2.799) e Valle d’ Aosta. E se al Nord Italia stanno meglio, è come sempre al Sud che si fanno nuovi buchi alla cintura: in fondo alla classifica dei consumi regionali ci sono Sicilia (con 1.721 euro), Calabria (1.795), Basilicata (1.862) e Sardegna (1.878). Il vero dato allarmante però, riguarda il calo del 3 per cento rispetto al 2008 negli acquisti di generi alimentari. Il 63 per cento delle famiglie dichiara di aver diminuito nel 2009 la quantità di cibo comprata, mentre il 15 ha rinunciato anche alla qualità. Depennate dalla lista della spesa pane e cereali, oli e grassi, patate, frutta, ortaggi, zucchero, caffè e bevande. «E’ un segnale grave che dimostra lo stato di disagio economico in cui versano i cittadini – fa sapere il Codacons – e il dilagare di un crescente stato di povertà che fa diminuire gli acquisti. L’ unica soluzione è ridurre i prezzi del 20 per cento». Commento negativo arriva anche da Federconsumatori secondo cui la riduzione dei consumi «ha comportato un peggioramento della qualità della vita delle famiglie e causato una diminuzione nel mercato di risorse per oltre 20 miliardi di euro, con pesanti ricadute sulle attività produttive del Paese». Studiando i dati Istat sui consumi, la Cia (Confederazione italiana agricoltori) rileva come nel 2009 sei famiglie su dieci siano state costrette a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari, mentre oltre il 35 per cento ha ridotto la spesa, il 40 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore ed il 30 ha comprato soltanto alimenti in promozione. Il calo di vendite maggiore lo registra il pane (-12 per cento negli ultimi due anni), tagliato dal 50 per cento delle famiglie. Proprio il prodotto simbolo della dieta mediterranea compare meno sulle tavole italiane, anche a causa dei continui aumenti dell’ ultimo anno (+4 per cento lo scorso anno, +2 nel primo trimestre 2010). A prendere il posto del pane, una serie di sostituti quali crackers, grissini e fette biscottate. La Cia ricorda che il 72 per cento degli italiani mangia pane ogni giorno, l’ 11 per cento 3-4 volte a settimana, il 10 non più di 5-6. Ma la nuova spesa al risparmio non riguarda solo l’ esclusione del pane: la crisi sembra aver convinto la gente a fare rifornimento dei prodotti soprattutto quando sono in offerta.
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