Le donne trainano l’occupazione in Italia a febbraio
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fonte:
- Milanofinanza.it
di Francesca Gerosa A febbraio la stima degli occupati in Italia è tornata a crescere dello 0,1%, +19.000 unità rispetto a gennaio. Mentre il tasso di occupazione è rimasto stabile al 58%, secondo la stima provvisoria dell’Istat. Rispetto a gennaio, si è visto un significativo incremento congiunturale dei dipendenti a tempo indeterminato (+54 mila) e una lieve crescita di quelli a termine (+4 mila); invece sono continuati a diminuire gli indipendenti (-39 mila).
La crescita degli occupati è stata determinata dalla componente femminile (+0,2%), mentre è rimasto invariato il numero di uomini occupati. Il tasso di occupazione femminile è salito al 49,2% (+0,1%), mentre quello maschile è rimasto stabile al 66,9%. Con riferimento all’età, si è visto un aumento tra le persone di 35 anni o più (+37 mila) a fronte di un calo tra i 15 e i 34 anni (-18 mila). Mentre a febbraio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è aumentata dello 0,2% (+28.000). L’incremento ha interessato prevalentemente le donne e i 25-34enni. Il tasso di inattività è così salito al 34,7% (+0,1 punti percentuali).
Si è confermato anche a febbraio l’aumento degli occupati su base annua prevalentemente tra le donne. Nel complesso gli occupati in più sono stati 109.000 per un incremento dello 0,5%. La crescita si è però concentrata esclusivamente tra i lavoratori a termine (+363 mila), mentre i permanenti sono risultati stabili e sono calati gli indipendenti (-255 mila). Sono poi aumentati soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+292 mila) ma anche i 15-24enni (+36 mila), viceversa sono scesi i 25-49enni (-219 mila).
Quanto al tasso di disoccupazione è sceso al 10,9% a febbraio (-0,2% rispetto a gennaio). Il calo della disoccupazione si è concentrato sempre tra le donne (-3,5%), mentre per gli uomini è stato pari solo a -0,1%. Il tasso di disoccupazione femminile è sceso all’11,9% (-0,4%), mentre quello maschile è rimasto stabile al 10,3%.
E’ tuttavia cresciuta la disoccupazione tra gli under 25. Secondo le stime provvisorie dell’Istat il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 32,8% (+0,3 punti). Dal calcolo del tasso di disoccupazione dei 15-24enni sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi, condizione prevalente in questa classe di età.
Tenendo conto anche di questi giovani inattivi, l’incidenza dei disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari all’8,6%, cioè meno di un giovane su 10 è disoccupato, un indicatore stabile rispetto a gennaio. Gli altri indicatori riferiti ai giovani hanno registrato lievi movimenti nell’ultimo mese: rispettivamente -0,1 punti percentuali il tasso di occupazione e +0,1 punti quello di inattività.
“I dati Istat di febbraio evidenziano un leggero aumento degli occupati rispetto al mese precedente, determinato, in particolare, da un significativo aumento degli occupati permanenti. Inoltre, il tasso di disoccupazione scende al 10,9%, ai minimi da agosto 2012. Prosegue, dunque, il percorso di stabilizzazione del mercato del lavoro, che dalla metà dello scorso anno registra un numero complessivo di occupati superiore ai 23 milioni”, ha commentato il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, segnalando anche che, al netto della componente demografica, le variazioni tendenziali del numero degli occupati sono positive per tutte le classi di età.
Ma l’Italia, ha lamentato il Codacons, resta ancora saldamente ai vertici della classifica europea dei Paesi col maggior numero di disoccupati. “Pur in presenza di un calo della disoccupazione al 10,9% a febbraio, l’Italia risulta essere il terzo Paese d’Europa con il tasso di disoccupazione più elevato”, ha osservato l’associazione. “Peggio di noi fanno solo Grecia e Spagna, con un tasso di disoccupazione rispettivamente del 20,9% e del 16,3%. Sul fronte del lavoro il nostro Paese è lontanissimo dalla Germania dove la disoccupazione si ferma al 3,6% e da nazioni virtuose quali Repubblica Ceca (2,4%) e Malta (3,5%)”.
Di questo passo, per tornare ai livelli occupazionali pre-crisi, “all’Italia serviranno almeno altri 10 anni, considerato che nel 2007 il tasso di disoccupazione nel nostro Paese era fermo al 6,1%”, ha concluso il Codacons. Anche per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, i dati sul lavoro sono “purtroppo, ancora negativi, anche se altalenanti. Segno che la ripresa stenta a decollare. In particolare è preoccupante il rialzo della disoccupazione giovanile”. Inoltre a salire su base annua sono i dipendenti a termine, non quelli permanenti, che segnano una variazione nulla. Insomma, “luci e ombre anche sui pochi dati positivi”, ha sottolineato Dona.
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