19 Febbraio 2014

Le donazioni popolari per l’ alluvione in Sardegna si trovano ancora nelle tasche di chi le ha raccolte

Le donazioni popolari per l’ alluvione in Sardegna si trovano ancora nelle tasche di chi le ha raccolte

«La generosità degli italiani, pari ad almeno 718.323,40 euro, è rimasta nelle tasche dei promotori delle raccolte fondi per la Sardegna». È la clamorosa denuncia del Codacons, indirizzata a tre Procure, contro tutte le associazioni volontarie, comprese quelle di giornali e tg nazionali, che subito dopo l’ alluvione del 18-19 novembre, che causò 16 morti e danni ingenti, lanciarono numerose iniziative per aiutare le popolazioni colpite. «Finora abbiamo sentito soltanto delle chiacchiere, e nessun progetto concreto ha potuto giovarsi dei soldi raccolti in tutta Italia» dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Più volte, a nome della sua organizzazione, ha sollecitato per iscritto le associazioni che hanno raccolto i fondi a dichiarare l’ entità delle somme raccolte e a precisare i progetti concreti sui quali farle confluire, senza mai ottenere adeguati riscontri. «Abbiamo ricevuto poche risposte, e per lo più generiche» dice Renzi. Un silenzio inaccettabile per il Codacons, poiché tutte le raccolte fondi si erano impegnate a contribuire a «interventi pubblici, in accordo con le amministrazioni delle città e dei Paesi più colpiti». Per questo, la denuncia solleva l’ ipotesi di truffa, falso e appropriazione indebita, e invita le procure di Roma, Tempio Pausania e Nuoro a fare chiarezza al più presto. Nelle 16 pagine della denuncia, sono elencati sia i Comuni sardi più Colpiti (Olbia, Onani, Torpé, Arzachena, Uras, Bitti), sia i promotori delle varie raccolte fondi: il quotidiano Unione Sarda, Sardegna Solidale, Anci Sardegna, Caritas Diocesana di Cagliari, Confcommercio, Associazione Italiana Calciatori (AIC), Mediafriends Onlus, Rcs Mediagroup onlus, Adria Italia, Croce Rossa Italiana. A tutti, sia ai Comuni che alle associazioni, il Codacons ha inviato copia di una diffida, a norma di legge (art. 140/ dlgs 206/2005), per avere informazioni circa i progetti concreti da finanziare. Non tutte le associazioni hanno risposto. E quelle che lo hanno fatto, sostiene il Codacons nell’ esposto, non sono mai andate oltre la manifestazione di un impegno generico, senza indicare (salvo poche eccezioni) l’ ammontare delle somme raccolte, né i progetti concreti, né i tempi di realizzazione. Tra le somme dichiarate, la maggiore è quella raccolta da Mediafriends Onlus, pari a 700 mila euro. Seguono quella delle Acli Sardegna (15 mila euro) e quella di Adria Italia (2.523,90 euro). Nessuna delle altre associazioni ha rivelato l’ ammontare dei soldi raccolti. Quasi tutte si limitano a fare delle promesse. È il caso dell’ Aic (Associazione italiana calciatori), che si vanta di avere indicato in Salvatore Sirigu, portiere del Paris Saint Germain, e nei calciatori del Cagliari, i «punti di riferimento» per la scelta della struttura o delle famiglie a cui saranno destinati i soldi raccolti. «Ma ad oggi nessun altro riscontro è pervenuto» afferma la denuncia Codacons. Assai deludenti sono giudicate anche le risposte delle altre associazioni, compresa quella della Croce Rossa: pur riconoscendo «l’ importanza e il merito dell’ azione svolta dalla Cri» nei primi soccorsi alle popolazioni colpite dall’ alluvione, nella sua denuncia il Codacons sostiene che «non si può non avere perplessità … anche alla luce dei numerosi scandali, riportati dai media, stampa e siti web, in cui la Croce Rossa Italiana sembrerebbe essere stata coinvolta, con le ripetute denunce della Corte dei Conti relativamente a disagi e deficit economici che indeboliscono ancora di più il più importante Ente umanitario e come si sia evidenziato come la CRI avrebbe un buco economico di quasi 14 milioni di euro e una scarsa capacità interna di controllare la contabilità con assenza di una tesoreria unica a cui attingere denaro in modo vigilato». Vi è poi il caso della Adria Italia, che sostiene di avere concordato con il Comune di Olbia la destinazione della somma raccolta (2.523,50 euro), ovvero la riparazione dell’ asilo nido di via Lupacciolu. Ma richiesto di una conferma, il Comune di Olbia si è limitato a rispondere che è in corso la valutazione dei danni e che nessuna decisione è stata presa. Dice Renzi a Italia Oggi: «L’ unico Comune che ha dato prova di agire con grande trasparenza è stato quello di Torpé, un Comune piccolo, ma bene amministrato. Dopo avere ricevuto 82 mila euro dalle donazioni, ha preteso che alla ripartizione dei fondi tra le famiglie più colpite fosse presente anche una delegazione del Codacons». E per il resto? «Purtroppo, come accade ad ogni calamità, le associazioni volontarie che raccolgono fondi tardano il più possibile nei loro interventi, e preferiscono tenere i soldi in banca, per incrementare il loro patrimonio. Ma questa è appropriazione indebita, una truffa nei confronti della generosità degli italiani». © Riproduzione riservata.
tino oldani
 

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