LE CRIPTOVALUTE
Di ADUSBEF – 26 maggio 2023

Nell’attuale panorama economico-finanziario occupano ormai un posto importante le criptovalute.
Appare particolarmente difficile dare una definizione univoca e precisa del concetto di “criptovaluta”, in quanto esso non è ancora radicato e consolidato: si tratta infatti di una materia completamente nuova, che ancora sfugge, almeno in parte, al nostro modo di ragionare.
Proviamo comunque a esplorare il settore e a tentare di dare una definizione.
Una criptovaluta è un sistema di denaro digitale decentralizzato che utilizza la tecnologia blockchain per mantenere un registro delle transazioni. Come qualsiasi altro strumento di pagamento, le criptovalute devono essere “accettate” da chi le usa nelle transazioni.
Una delle particolarità delle criptovalute è che sono intangibili, formate da “bit” e, dunque, completamente digitali.
Quindi possiamo definire le criptovalute come monete completamente virtuali che, concretamente, non sono altro che file, come qualsiasi altro file che abbiamo all’ interno dei nostri PC.
In altri termini, le criptovalute possono essere definite come “valute private”, poiché non esistono banche centrali o altre autorità che ne possano controllare e/o influenzare il valore ed essendo quest’ultimo determinato esclusivamente dalla legge della domanda e dell’offerta, quindi dai soli utenti, senza alcuna possibilità di intervento da parte delle istituzioni politico-finanziarie.
Il sistema di gestione delle monete virtuali è dato dalla blockchain, una tecnologia costituita da un registro formato da blocchi, nel quale ogni blocco contiene una transazione attraverso cui 2 utenti si scambiano la moneta virtuale.
La blockchain è un registro distribuito (ossia memorizzato su diversi PC in tutto il mondo) e decentralizzato.
Poniamo l’attenzione su quest’ultima caratteristica: decentralizzazione vuol dire che non esiste un’autorità centrale istituzionale che vigili sul corretto funzionamento del sistema e che le transazioni sono validate non dall’autorità, bensì all’interno del sistema stesso. Ogni transazione deve essere inserita in un blocco e questo inserimento si ha soltanto allorquando viene risolto un complesso problema matematico; questa operazione viene svolta dai cosiddetti “miner” (minatori) e richiede computer molto potenti.
Svolti i calcoli, la transazione viene validata e la quantità di criptovaluta è ufficialmente passata di mano.
Come si può intuire, l’“anima” delle criptovalute è molto tecnica e tecnologica e, per comprendere bene il fenomeno, bisogna avere buone conoscenze delle ultime tecnologie informatiche. Questo elemento di novità, come si diceva all’inizio, fa sì che le criptovalute sfuggano alla nostra mentalità e alle nostre categorie concettuali finanziarie. Per questo è fondamentale essere molto cauti, anche alla luce del fatto che le transazioni sono irreversibili.
Per utilizzare le criptovalute, occorre innanzitutto creare un portafoglio digitale o “wallet” per conservare le proprie monete. Ci sono molti tipi di portafogli disponibili, tra cui quelli basati su software, su hardware e su servizi di terze parti.
Come si dirà in seguito, è importante scegliere un portafoglio affidabile e sicuro, e prendere misure per proteggere la propria password e il proprio codice QR.
Problemi di sicurezza nell’uso delle criptovalute
Le criptovalute, come Bitcoin, Ethereum e molte altre, sono diventate sempre più popolari negli ultimi anni, ma ci sono anche diversi problemi e pericoli associati al loro utilizzo.
Se apparentemente le criptovalute possono presentare un vantaggio perché decentralizzate e non soggette a controlli da parte delle autorità (tanto da essere lo strumento di pagamento spesso utilizzato dalla criminalità internazionale per molte operazioni delinquenziali), bisogna però tenere presenti alcuni aspetti particolarmente insidiosi.
Il fatto di non avere un arbitro (un giudice e delle autorità di controllo) non permette di avere ristoro in caso, per esempio, di furto delle credenziali per accedere al proprio portafoglio digitale.
Anche nel caso in cui si dimentichino le password per accedere, tutte le criptovalute del nostro portafoglio vengono perdute senza rimedio; e ciò accadrebbe anche in caso di attacco da parte di un hacker.
Potrebbe anche darsi l’ipotesi di distruzione dell’hard disk del PC: anche in quest’ultimo caso si perderebbe tutto lo stock di denaro virtuale accumulato.
A differenza delle transazioni bancarie tradizionali, le transazioni in criptovaluta sono generalmente anonime.
Ciò può rendere più difficile il monitoraggio delle transazioni sospette, come quelle che coinvolgono il finanziamento del terrorismo o del crimine organizzato.
Problemi di informazione per chi investe in criptovalute
Il grafico che segue mostra l’andamento delle quotazioni BitCoin dal 2014.
ANDAMENTO DELLA QUOTAZIONE DEL BITCOIN
DAL 2014 AL 7 MAGGIO 2023

Nato il 3 gennaio 2009, il Bitcoin è stato ignorato per anni, avendo una quotazione molto bassa e piatta. A partire dalla metà del 2016 le quotazioni del BitCoin hanno cominciato a crescere. Da marzo 2017 la crescita è stata impetuosa. Tanto da suggerire a molti investitori (forse un po’ avventati) la possibilità di guadagnare se l’aumento fosse continuato.
In effetti, a fine marzo 2021 la quotazione aveva superato i 50mila euro, per crollare, però, a metà maggio sotto i 30mila euro.
Nuova crescita impetuosa fino a fine ottobre del ’21, quando raggiunse il picco massimo dalla nascita: il 29 ottobre il BitCoin quotava, infatti, 53.943,49 euro. Da allora e fino al dicembre 2022, la quotazione scese velocemente, fino a raggiungere, il 30 dicembre dell’anno, il valore di 15.483,84 euro.
Col 2023, la quotazione ha ricominciato a crescere: il 7 maggio un BitCoin valeva 26.227,20 euro.
Come si vede, l’andamento delle quotazioni della principale criptovaluta risulta particolarmente volatile e può fluttuare ampiamente in un breve periodo di tempo. Questo andamento, affiancato alle incertezze normative che possono colpire il settore qualora le autorità monetarie di controllo intendessero intervenire per regolamentarlo, deve essere assolutamente tenuto presente da chi intende investire in BitCoin.
Ma c’è un’altra considerazione, forse la principale, che fa delle criptovalute un pessimo investimento.
Mentre gli investimenti in titoli mobiliari (azioni, obbligazioni, fondi, altre valute a corso legale ecc.) possono essere ben valutati e ragionati, attraverso l’analisi del mercato di riferimento, della qualità del gestore, della credibilità e del merito di credito dell’emittente il titolo, delle norme che regolano il settore, della politica delle autorità di controllo, le cripto valute non possono assolutamente essere indagate e risultano conseguenza diretta del rapporto tra domanda e offerta, rapporto definito e conosciuto solo successivamente alla sua fissazione.
Da queste considerazioni deriva che l’investimento in criptovalute è una semplice, pura e pericolosa scommessa, dai risultati imprevedibili: si acquistano sperando che le loro quotazioni crescano e che il mercato non sia abbandonato dai detentori di quote, facendone crollare il valore, o che sia ferreamente regolamentato dagli interventi delle autorità monetarie.
Prima di investire o utilizzare le criptovalute, quindi, è importante comprendere appieno i rischi e prendere le misure di conoscenza (finanziarie, informatiche e tecniche) necessarie per proteggere i propri fondi.
“Progetto realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Lazio, c.d. MISE 9” con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo economico ai sensi del DM 10.08.2020.
