4 Luglio 2014

Le bionde aumentano di 20 cent

Le bionde aumentano di 20 cent

FRANCESCO DE DOMINICIS Nelle slide squadernate a palazzo Chigi nelle innumerevoli conferenze stampa proprio non c’ era. E dunque resta solo una ipotesi e cioè che l’ aumento della tassa sulle sigarette sia stato suggerito al premier Matteo Renzi da Telemaco durante l’ Odissea a Strasburgo e al Parlamento europeo. Battute a parte, è in arrivo l’ ennesima stangata fiscale dell’ ex sindaco di Firenze. Dopo l’ incremento del bollo sui conti correnti, la mazzata sui fondi pensione, il giro di vite sulle rendite finanziarie ecco pure la stretta sulle «bionde». Per chi compra sigarette è pronto un ritocco delle accise sui tabacchi che potrebbe tradursi in un aumento di 20 centesimi. L’ annuncio lo ha dato il sottosegretario all’ Economia, Giovanni Legnini, ma il provvedimento ancora non esiste. Il Codacons plaude, ma la mano tesa dell’ associazione dei consumatori al fisco ormai non è una novità visto che pochi giorni fa hanno suggerito ai cittadini di non pagare artigiani e commercianti sprovvisti di Pos (le macchinette per fare pagamenti con bancomat e carte di credito). Appoggi «esterni» a parte, l’ intervento tributario potrebbe rivelarsi un autogol. Al governo (e non solo) sfugge che l’ aumento delle accise, infatti, potrebbe non avere effetti positivi sul versante della cassa. Le entrate da «bionde», hanno già subito un calo lo scorso anno. I dati dicono che nel 2013 è stato registrato un calo del 5% (circa 600 milioni di euro) per effetto anche dell’ aumento dell’ Iva (che i tabacchi pagano anche sulle accise) e della diffusione delle e-cig che ha portato a una «guerra dei prezzi» al ribasso in tabaccheria. Molti consumatori si sono così spostati sui prodotti meno cari (il segmento di prezzo più basso è passato da una quota di mercato dello 0,8% al 2,5% e ai ritmi di crescita del 2013 potrebbe arrivare quest’ anno fino a una quota a due cifre). Insomma, un bel problema per l’ erario perché la struttura della tassazione in Italia è largamente proporzionale al costo del pacchetto di sigarette. Se l’ Iva è fissa al 22%, l’ accisa ha una natura mista: una componente specifica, o fissa, indipendente dal prezzo, pari al 7,5% del totale del carico fiscale (aliquota base + Iva, quella che potrebbe essere aumentata al 10%) e una componente cosiddetta ad valorem proporzionale appunto al prezzo di vendita e pari a oltre il 92% del totale. Il gioco non vale la candela. E il meccanismo previsto nella bozza del provvedimento potrebbe non bastare a evitare un’ ulteriore calo dei flussi di entrata nella casse dello Stato. Il sistema messo a punto dai tecnici del Tesoro punta a a evitare che siano favoriti (o svantaggiati) i player presenti sul mercato che si rivolgono a fasce di consumatori diverse: si dovrebbe andare a un aumento dell’ accisa fissa dal 7,5% al 10%, con un piccolo aumento dell’ imposta minima e un incremento della quota variabile dal 58,5 al 58,6%. Che si dovrebbe tradurre, secondo primissime stime, in un aumento di 20 centesimi per i prodotti di fascia bassa e di 10 per la fascia alta. Legnini esclude ricadute sui fumatori e parla di «una più equa e trasparente redistribuzione del carico fiscale sia sui prodotti da fumo sia su quelli senza combustione». Per Legnini, insomma, in ballo ci sarebbe solo un riequilibrio e nessun aumento. Eppure, la misura dovrebbe portare più soldi all’ erario perché è destinata a coprire il decreto legge sulla cultura all’ esame della commissione Finanze del Senato, ha spiegato Mauro Marino (Pd). C’ è un po’ di confusione. Ma questa non è una novità. twitter@DeDominicis

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