10 Aprile 2014

Le banche non prestano

Le banche non prestano

ROMA – A febbraio i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 3,6% (-3,5% a gennaio), mentre il tasso di crescita delle sofferenze è risultato pari al 24,3% (24,5% a gennaio). Il dato arriva da Bankitalia e conferma una tendenza comune in tutta l’ area debole di Eurolandia, come denuncia il Fondo monetario internazionale. I prestiti alle famiglie – dice Bankitalia – sono scesi dell’ 1,2% sui dodici mesi, come nel mese precedente; quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 5,1% (-4,9% a gennaio). I tassi d’ interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’ acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,73% (3,80 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,60% (9,46% a gennaio). I tassi d’ interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 4,40%, come nel mese precedente; quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,79% (2,80% a gennaio). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,94%. Nonostante la scarsa remunerazione il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è risultato pari all’ 1,8% (2,7% a gennaio). La raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è diminuita del 9,2% sui dodici mesi (-9,3% a gennaio). Per il Codacons, l’ associazione dei consumatori, «il dato è sconfortante. Ci si attendeva, infatti, che, con la riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato italiani e la riduzione del famoso spread con i titoli tedeschi, le banche fossero spinte ad erogare più mutui. Se, infatti, gli interessi sui titoli di Stato non sono più così vantaggiosi è logico supporre che le banche tornino almeno al loro vecchio mestiere di prestare i soldi. E invece no!». L’ unico dato positivo – secondo i consumatori – è che sono leggermente calati i tassi di interesse sui mutui, passati, per la Bankitalia, al 3,73% dal 3,80 nel mese precedente. Ben poco, però, considerato che in questi anni le banche hanno peggiorato tutte le condizioni possibili immaginabili. Per i mutui hanno alzato gli spread (se prima della crisi i più fortunati potevano strappare anche uno 0,6%, oggi ci si può vantare, con la pubblicità, di fare un 2,1% o un 2,25%), i costi di istruttoria (prima della crisi erano in media 200/250 euro, oggi si arriva a 700), ridotto il rapporto tra mutuo e valore casa (l’ 80% è sparito dalla circolazione…)». Ma nel complesso è in difficoltà tutta la fascia sud dell’ Europa. Sulle banche dei Paesi più sotto stress dell’ area euro – dice il Fmi – pesano i crediti deteriorati, che ne limitano la redditività e la capacità di offrire credito: il volume degli asset deteriotati è raddoppiato dall’ inizio del 2009 e ora si attesta, per il totale dell’ area euro, a 800 miliardi di euro. Lo afferma il Fmi. La maggioranza delle sofferenze è legata all’ esposizione alle imprese. «Riparare i bilanci delle banche e risolvere il nodo dei crediti deteriorati è essenziale per far ripartire il flusso del credito nelle economie dell’ area euro sotto stress» avverte il Fmi, messaggio anche questo rivolto direttamente alla Bce.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this