Le associazioni dei consumatori dimostrino
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fonte:
- L`Unione Sarda
Il fenomeno nuovo è il caro-parcelle, dicono le associazioni dei consumatori in prima linea contro l?inflazione galoppante. «I liberi professionisti, soprattutto dentisti, ginecologi, ingegneri e geometri, hanno aumentato il prezzo delle loro prestazioni dal 25 al 40 per cento», accusano l?Adiconsum e la Coalizione dei consumatori. Gli ordini professionali smentiscono, con qualche eccezione. «È vero, c?è stato un aumento delle tariffe minime del 20 per cento», ammette Mondino Ibba, presidente provinciale dell?Ordine dei medici. «Ma non si tratta di rincari degli onorari minimi, che sono prefissati e sono rimasti uguali, ma dell?aumento delle materie prime innescato dal caro euro».
A Pierpaolo Vargiu, leader regionale della Federazione, 13 mila medici nell?Isola, 5600 in provincia di Cagliari, non risulta: «Posto che non capisco sulla base di quali criteri l?Adiconsum sostenga che sono aumentati gli onorari, sono pronto a dimostrare che per ogni categoria di specialisti ci sono moltissimi colleghi che applicano il minimo stabilito. Quanto ai dentisti, da sempre nel mirino, faccio una semplice osservazione», dice Vargiu: «In Sardegna esiste un odontoiatra ogni 1200 abitanti e ogni anno dall?università escono 30 laureati che si buttano sul mercato. Lei pensa che in questo contesto i colleghi siano così pazzi da aumentare i prezzi?»
Sarà, ma in passato otturazioni semplici e pulizie dei denti a 80 euro si pagavano solo dai più bravi, ora è la norma. Gli aumenti, lievi, ci sono stati ma sono stati progressivi negli anni – si difendono all?ordine. L?euro, dunque, non c?entra. Anche Pietro Floris, studio a Su Planu, precisa: «Non si può parlare di una devitalizzazione cara in modo generico perché bisogna vedere quanti canali si puliscono. Insomma, dipende dalla complessità dell?intervento». Giorgio Vargiu, leader dell?Adiconsum, precisa meglio: «Gli utenti ci segnalano rincari rispetto ai preventivi, o rispetto a visite dello stesso tipo effettuate nell?anno precedenti. Noi verifichiamo, ma solo se abbiamo le pezze giustificative, cioè le fatture». Ecco il problema vero. L?Osservatorio permanente della terza età, un gruppo di studio internazionale riconosciuto dal ministero delle politiche sociali, ha dimostrato in un?indagine su 1500 famiglie che una prestazione medica su tre non viene fatturata. «Cento con la ricevuta, 150 con la ricevuta» è l?epilogo più classico di una visita specialistica. E se all?ordine dei medici non risultano denunce, Franca Pretta Sagredin, presidente del Tribunale del malato, conferma, ma puntualizza: «Le uniche lamentele che riceviamo sul privato sono quelle di non conformità dei preventivi dei dentisti. Nel senso che quando vanno a pagare scoprono che il preventivo ricevuto a fine cura non comprendeva l?Iva. E se si chiede la fattura, l?onorario si gonfia». Ecco perché si denuncia poco: meglio risparmiare e star zitti. «Atteggiamento sbagliato», dice Vargiu. «Perché se una prestazione non vi soddisfa o sorgono complicazioni e volete denunciarlo, non potete farlo se non avete la fattura». Floris replica: «Chi sa denunci per il bene di tutti. La verità è che gli onorari sono bloccati da anni e i costi degli studi aumentano in continuazione, perché sulla sicurezza e sull?igiene siamo sempre più tartassati, e dico giustamente».
Quanto ai ginecologi, Altroconsumo certifica che le prestazioni sono rincarate del 9,5%. Smentito anche questo. E se la Coalizione dei consumatori insiste, le altre associazioni si dissociano: «Non ci risultano rincari», sostiene Giovanni Sedda, presidente regionale del Codacons. Idem per l?Unione dei consumatori: «L?inflazione c?è, ma di medici. Aumentare le parcelle significherebbe perdere clienti», riferisce Romano Satolli. Insomma, non c?è un?accusa chiara e gli stessi consumatori sono divisi. L?unico punto fermo è il nero.
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