Le associazioni dei consumatori alla sfida della “class action“
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fonte:
- L`Unità
Saranno il tramite per proporre le azioni collettive di risarcimento, ma esiste il problema della rappresentatività
Dopo tante battaglie in qualità di cittadini e lavoratori, oggi la titolarità dei diritti da conquistare ci spetta, ahimè, come consumatori. È il potere del mer cato, che pervade l`esistenza quotidiana e ne decide anche l`agenda delle rivendicazioni: difesa del potere d`acquisto contro il caroprezzi, tutela della salute contro le contraffazioni alimentari, possibilità di scelta contro i cartelli anticoncorrenziali delle aziende, rispetto delle regole contro lobby produttive pressochè onnipotenti. L`esigenza di garantirsi, anche in un gesto semplice come quello del fare la spesa, è una semplice constatazione di fatto. Un dato di realtà che ha decretato la nascita delle associazioni dei consumatori: enti di derivazione sindacal-politica o creature di personaggi carismatici che si sono accollati la funzione di advocacy, ovvero di rappresentanza della moltitudine che acquista e consuma nei tavoli di trattativa, con le aziende o con la politica. La faccenda, però, si farà presto più complicata con l`introduzione della class action nell`ordinamento italiano. Le associazioni dei consumatori saranno il tramite necessario per proporre un`azione collettiva di risarcimento, il che pone loro una sfida inedita, sia sul fronte dell`operatività e competenza, sia sul fronte della rappresentatività. Attualmente sono sedici quelle presenti nel Consiglio nazionale dei Consumatori e degli Utenti, istituito presso il ministero dello Sviluppo economico con compiti consultivi e propositivi. Tutte saranno ammesse a presentare la class action, ma si tratta di un universo molto variegato, dove organizzazioni strutturate sul territorio s`accompagnano a realtà quasi puramente nominali. La legge, come unico criterio di riconoscimento, prevede un numero d`iscritti pari almeno allo 0,5 per mille della popolazione nazionale. Bastano 30mila tesserati per entrare nel Cncu, ma le modalità d`iscrizione e l`efficienza operativa possono aprire distanze abissali. Quelle con le spalle più larghe sono le tre associazioni d`origine sindacale, sorte negli anni Ottanta come sezioni specializzate delle sigle confederali, per poi crescere ed evolversi autonomamente. C`è la Federconsumatori, nata dalla Cgil e guidata da Rosario Trefiletti, che vanta oltre 700 sportelli e circa 80mila iscritti all`anno. “Il numero delle pratiche svolte dovrebbe essere lo strumento chiave per valutare chi effettivamente c`è e lavora“ precisa il presidente. Molto attive sul territorio, grazie all`appoggio dei progenitori sindacali, sono anche l`Adiconsum e l`Adoc. La prima, promossa dalla Cisl e presieduta da Paolo Landi, vanta oltre 122mila iscritti e 280 sportelli d`informazione e consulenza in tutte le regioni. La seconda, nata su spinta dalla Uil e guidata da Carlo Pileri, conta 70mila tesserati e 107 uffici territoriali. Il loro campo d`azione è quasi onnicomprensivo: si va dai beni di largo consumo ai trasporti, dal risparmio all`energia, fino ai servizi di telecomunicazione. La materia può richiedere competenze a 360 gradi, così si sono attrezzate ad intervenire dove serve anche la Lega Consumatori (Acli) ed il Movimento Consumatori (Arci), che registra oltre 40mila iscritti. “Il radicamento nel territorio è l`unico criterio reale di rappresentatività delle associazioni“ spiega il presidente Lorenzo Miozzi. In effetti: non risultano pervenute grandi battaglie della Casa del Consumatore (nata nel 2000 dalla sfera di Forza Italia); il Ctc di Bolzano è costretto nei confini dell`Alto Adige; l`Unione nazionale consumatori vanta soprattutto il primato di associazione più antica (1955). Eppure molte conquiste dei consumatori italiani sono arrivate da enti più piccoli, specializzati in materie specifiche: l`Acu è stata capofila nelle lotte per la tutela dell`agricoltura biologica; Cittadinanza Attiva ha promosso il Tribunale per i diritti del malato e pubblica ogni anno un completo monitoraggio dei servizi pubblici; l`Adusbef è il peggior incubo dell`Associazione banche italiane; il Codacons si compone di avvocati agguerriti, pronti a fare cause legali anche per poche centinaia di euro; il Movimento a difesa del cittadino ha messo in piedi Helpconsumatori, un`agenzia di stampa che lavora quotidianamente per raccogliere notizie in materia di consumo ed utenza. E poi c`è Altroconsumo, momentaneamente fuori dal Cncu perchè parte di un trust europeo che opera anche in Belgio, Spagna e Portogallo, ma di grande efficienza: conta 250mila iscritti, ha collegamenti diretti in Europa, pubblica una rivista mensile con ricerche ben documentate ed analisi comparative dei prodotti. La chiave di volta, in ogni caso, è rappresentata dalle disponibilità finanziare di ogni singolo ente. I bilanci sono depositati al ministero dello Sviluppo economico e variano dai 200mila euro delle più piccole ai 2-3 milioni delle più strutturate. Risorse in gran parte provenienti dalle sanzioni Antitrust, che il ministero incassa e devolve parzialmente alle associazioni: quest`anno dovrà distribuire 5 milioni di euro alle sigle che operano sul campo nazionale, mentre altri 20 arriveranno dalle regioni. Detto questo, l`universo consumeristico italiano è pronto alla svolta imposta dalla class action? “Non ho dubbi“ risponde Anna Bartolini, rappresentante italiana al Gruppo Europeo Consultivo dei Consumatori. “La prova generale è già stata fatta con gli ultimi grandi scandali finanziari. Nelle vicende Cirio, Parmalat e bond argentini le associazioni si mosse molto bene, hanno raccolto le deleghe dei risparmiatori danneggiati ed hanno proposto decine e decine di azioni legali individuali“.
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