3 Dicembre 2007

Le associazioni dei consumatori alla sfida della “class action“

Le associazioni dei consumatori alla sfida della “class action“
Saranno il tramite per proporre le azioni collettive di risarcimento, ma esiste il problema della rappresentatività

Dopo tante battaglie in qualità di cittadini e lavoratori, oggi la titolarità dei diritti da conquistare ci spetta, ahimè, come consumatori. È il potere del mer cato, che pervade l`esistenza quotidiana e ne decide anche l`agenda delle rivendicazioni: difesa del potere d`acquisto contro il caroprezzi, tutela della salute contro le contraffazioni alimentari, possibilità di scelta contro i cartelli anticoncorrenziali delle aziende, rispetto delle regole contro lobby produttive pressochè onnipotenti. L`esigenza di garantirsi, anche in un gesto semplice come quello del fare la spesa, è una semplice constatazione di fatto. Un dato di realtà che ha decretato la nascita delle associazioni dei consumatori: enti di derivazione sindacal-politica o creature di personaggi carismatici che si sono accollati la funzione di advocacy, ovvero di rappresentanza della moltitudine che acquista e consuma nei tavoli di trattativa, con le aziende o con la politica. La faccenda, però, si farà presto più complicata con l`introduzione della class action nell`ordinamento italiano. Le associazioni dei consumatori saranno il tramite necessario per proporre un`azione collettiva di risarcimento, il che pone loro una sfida inedita, sia sul fronte dell`operatività e competenza, sia sul fronte della rappresentatività. Attualmente sono sedici quelle presenti nel Consiglio nazionale dei Consumatori e degli Utenti, istituito presso il ministero dello Sviluppo economico con compiti consultivi e propositivi. Tutte saranno ammesse a presentare la class action, ma si tratta di un universo molto variegato, dove organizzazioni strutturate sul territorio s`accompagnano a realtà quasi puramente nominali. La legge, come unico criterio di riconoscimento, prevede un numero d`iscritti pari almeno allo 0,5 per mille della popolazione nazionale. Bastano 30mila tesserati per entrare nel Cncu, ma le modalità d`iscrizione e l`efficienza operativa possono aprire distanze abissali. Quelle con le spalle più larghe sono le tre associazioni d`origine sindacale, sorte negli anni Ottanta come sezioni specializzate delle sigle confederali, per poi crescere ed evolversi autonomamente. C`è la Federconsumatori, nata dalla Cgil e guidata da Rosario Trefiletti, che vanta oltre 700 sportelli e circa 80mila iscritti all`anno. “Il numero delle pratiche svolte dovrebbe essere lo strumento chiave per valutare chi effettivamente c`è e lavora“ precisa il presidente. Molto attive sul territorio, grazie all`appoggio dei progenitori sindacali, sono anche l`Adiconsum e l`Adoc. La prima, promossa dalla Cisl e presieduta da Paolo Landi, vanta oltre 122mila iscritti e 280 sportelli d`informazione e consulenza in tutte le regioni. La seconda, nata su spinta dalla Uil e guidata da Carlo Pileri, conta 70mila tesserati e 107 uffici territoriali. Il loro campo d`azione è quasi onnicomprensivo: si va dai beni di largo consumo ai trasporti, dal risparmio all`energia, fino ai servizi di telecomunicazione. La materia può richiedere competenze a 360 gradi, così si sono attrezzate ad intervenire dove serve anche la Lega Consumatori (Acli) ed il Movimento Consumatori (Arci), che registra oltre 40mila iscritti. “Il radicamento nel territorio è l`unico criterio reale di rappresentatività delle associazioni“ spiega il presidente Lorenzo Miozzi. In effetti: non risultano pervenute grandi battaglie della Casa del Consumatore (nata nel 2000 dalla sfera di Forza Italia); il Ctc di Bolzano è costretto nei confini dell`Alto Adige; l`Unione nazionale consumatori vanta soprattutto il primato di associazione più antica (1955). Eppure molte conquiste dei consumatori italiani sono arrivate da enti più piccoli, specializzati in materie specifiche: l`Acu è stata capofila nelle lotte per la tutela dell`agricoltura biologica; Cittadinanza Attiva ha promosso il Tribunale per i diritti del malato e pubblica ogni anno un completo monitoraggio dei servizi pubblici; l`Adusbef è il peggior incubo dell`Associazione banche italiane; il Codacons si compone di avvocati agguerriti, pronti a fare cause legali anche per poche centinaia di euro; il Movimento a difesa del cittadino ha messo in piedi Helpconsumatori, un`agenzia di stampa che lavora quotidianamente per raccogliere notizie in materia di consumo ed utenza. E poi c`è Altroconsumo, momentaneamente fuori dal Cncu perchè parte di un trust europeo che opera anche in Belgio, Spagna e Portogallo, ma di grande efficienza: conta 250mila iscritti, ha collegamenti diretti in Europa, pubblica una rivista mensile con ricerche ben documentate ed analisi comparative dei prodotti. La chiave di volta, in ogni caso, è rappresentata dalle disponibilità finanziare di ogni singolo ente. I bilanci sono depositati al ministero dello Sviluppo economico e variano dai 200mila euro delle più piccole ai 2-3 milioni delle più strutturate. Risorse in gran parte provenienti dalle sanzioni Antitrust, che il ministero incassa e devolve parzialmente alle associazioni: quest`anno dovrà distribuire 5 milioni di euro alle sigle che operano sul campo nazionale, mentre altri 20 arriveranno dalle regioni. Detto questo, l`universo consumeristico italiano è pronto alla svolta imposta dalla class action? “Non ho dubbi“ risponde Anna Bartolini, rappresentante italiana al Gruppo Europeo Consultivo dei Consumatori. “La prova generale è già stata fatta con gli ultimi grandi scandali finanziari. Nelle vicende Cirio, Parmalat e bond argentini le associazioni si mosse molto bene, hanno raccolto le deleghe dei risparmiatori danneggiati ed hanno proposto decine e decine di azioni legali individuali“.

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