24 Agosto 2004

le associazioni chiedono la revisione del paniere Istat dell?inflazione

I servizi bancari al primo posto dei rialzi con un » 15,8%. E le associazioni chiedono la revisione del paniere Istat dell?inflazione
Rincari di 1.612 euro per famiglia
Negli ultimi dodici mesi aumenti del 6,2% secondo l?Intesa dei consumatori

I prezzi, nonostante i dati Istat e le rassicurazioni del Governo, aumentano e le famiglie italiane sono costrette a mettere mano in modo sempre più pesante al portafoglio: negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno speso 1.612 euro in più per far fronte ai «prezzi rincarati, passati da 26.061 euro di luglio 2003 agli attuali 27.673 euro (»6,2%)». A fare i conti in tasca alle famiglie è l?Intesa dei Consumatori, ribadendo all?Istat la necessità di rivedere il paniere sul quale è calcolata l?inflazione ed al Governo di attuare «una politica economica meno creativa, in grado di salvaguardare il falcidiato potere d?acquisto di salari, stipendi e pensioni». «Le voci di spesa» che nell?ultimo anno hanno «subito i maggiori ritocchi» sono i servizi bancari, i cui costi sono cresciuti del 15,8% con un aggravio di 71 euro attestandosi così a 521 euro dai 450 di un anno prima. Seguono, continua l?Intesa consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori ed Adoc), i trasporti: il caro petrolio e l?adeguamento ad un euro dei biglietti di bus e metropolitane, hanno fatto lievitare i prezzi del 10,5% portandoli a 4.420 euro dai 4.000 di luglio 2003. Non va meglio per chi si è ammalato, con la voce sanità e salute è infatti rincarata di 139 euro.
La voce abitazione (»3,4% per un totale di 6.204 euro all?anno) e quella consumi alimentari (»4,1% a 5.008 euro in un anno) fanno sì che «per abitare la casa» servano 936 euro al mese. Quindi «le famiglie italiane spendono in media 418 euro al mese per mangiare, 518 per le spese di abitazione, 368 euro mensili per i trasporti, 124 per sanità e salute, altrettanti per ricreazione e tempo libero, 160 euro ogni 30 giorni in abbigliamento e calzature, 66 euro per l?assicurazioni obbligatoria, 43 euro mensili per i costi di gestione di un conto corrente dall?utilizzo medio-basso che contempla 11 operazioni al mese. A tali voci pesanti, che si mangiano il 50-60% dei redditi – aggiunge l?Intesa dei Consumatori – l?Istat assegna pesi del 25-30%, ossia meno della metà».
I rincari, soprattutto quelli dell?energia, rischiano di pesare pensatemente anche sulla crescita. L?allarme è stato lanciato più volte nei giorni scorsi. Uno studio dell?Ubs calcola che prezzi medi del petrolio di 45 dollari al barile provocherebbero un impatto negativo sul Pil dei paesi dell?area euro pari allo 0,1% nel 2004 per salire però poi allo 0,4% nel 2005 e addirittura allo 0,5% nel 2006.
Sono queste le proiezioni contenute nell?European weekly economic focus di Ubs, che simulano le conseguenze delle elevate quotazioni del greggio considerate credibili a quota 45 dollari fino al termine del 2006.
Tuttavia, si legge nel report, gli effetti sui singoli paesi è diverso, visto l?uso di gas naturale, derivato del petrolio, che pesa di più su Italia, Germania e Regno Unito. Migliore lo scenario invece per la Francia, grazie alla consistente componente di energia nucleare. Altri, infine, possono beneficiare di fonti alternative, come l?energia idroelettrica, ma Grecia, Portogallo, Belgio, Paesi Bassi e Spagna sono i più esposti alle turbolenze dei prezzi del greggio.
Sempre sulla base delle stesse proiezioni, Ubs stima la crescita del Pil dell?area euro all?1,1% nel 2005, a fronte della precedente indicazione dell?1,5%.
Imprese e famiglie, quindi, soffriranno i rincari energetici con relative tensioni sullo scenario economico: le prime lavoreranno sul fronte del taglio dei costi e sulla revisione al rialzo dei listini, le seconde spingeranno per la revisione salariale. Un ruolo di rilievo, poi, avrà la Bce che dovrebbe seguire un?azione moderata: un percorso quasi obbligato vista la congiuntura economica generale.

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