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17 Giugno 2001

Le associazioni accusano il comune

Le associazioni di categoria
accusano, il Comune si difende

«Non dimentichiamo che qui
c?è stato il dissesto di bilancio»

Consumatori e piccoli proprietari insorgono contro il caro-Ici 2001 a Napoli. Nella nostra città, secondo un recente studio del consorzio Anci-Cnc, viene applicata l`aliquota ordinaria più alta d`Italia. Napoli con il 7 per mille batte anche Roma (6,9 per mille), Torino (6 per mille) e Milano (5 per mille) nella speciale classifica della fiscalità locale. Ma è un «primato» che viene duramente contestato in questi giorni, alla vigilia del pagamento del balzello per il 2001 (la prima tranche scade il 2 luglio, la seconda il 31 dicembre). «È un`imposta ingiusta che va cambiata – dice l`avvocato Giuseppe Ursini vicepresidente nazionale del Codacons – perchè colpisce soprattutto i ceti meno abbienti. Va modificato il metodo di accertamento e di determinazione delle aliquote, perchè non corrisponde al valore reale degli immobili e alla reale delimitazione delle zone della città». Anche Ciro Pesecane, presidente regionale dell`Associazione Utenti Consumatori, ritiene che le aliquote stabilite dal Comune non siano eque, e si augura che «la nuova amministrazione riveda l`imposizione, che è tra le più alte d`Italia. Ci aspettiamo che la giunta Iervolino dia risposte concrete agli impegni presi con la cittadinanza. Questo balzello colpisce soprattutto i piccoli proprietari».

Francesco Serao, presidente nazionale dei dottori commercialisti, fa un distinguo e mette l`accento sulla qualità dei servizi. «La determinazione delle aliquote – precisa Serao – rientra nella sfera delle scelte politiche di un`amministrazione. Voglio dire che nel caso specifico questa scelta viene imposta dalle esigenze che ciascun Comune ha riguardo alle spese. Se per l`Ici 2001 l`aliquota ordinaria di Napoli è la più alta d`Italia vuol significare che le spese sono maggiori, perchè maggiori sono i bisogni. Cioè, per dirla in maniera nuda e cruda, non tutto funziona bene nella nostra città. E se i servizi sono scarsi, è naturale che bisogna migliorarli. Di qui la scelta dell`amministrazione comunale. D`altra parte questa mia valutazione è confortata da un altro elemento: Napoli ha aliquote alte anche per l`addizionale Irpef».

L`avvocato Umberto Lerro, dirigente dell`Asppi (l`associazione sindacale dei piccoli proprietari immobiliari), contesta punto per punto l`Ici, cosi come imposta dal Comune di Napoli, e ne chiede l`abolizione perchè iniqua. «Naturalmente – precisa – mi riferisco all`imposta del 5,50 per mille, che colpisce l`abitazione principale, che è un diritto primario del cittadino, tutelato dalla stessa carta costituzionale. La prima casa non si può assolutamente tassare: è una vera e propria ingiustizia sociale!». Ma l`Ici non si ferma qui e va oltre, colpendo anche il secondo appartamento, se è locato, con un`imposta del 6,50 per mille. «E qui – aggiunge Lerro – entra il ballo anche l`inquilino, su cui il proprietario, nel momento in cui gli dà in locazione la casa, tende a scaricare parzialmente il pagamento del balzello. Quest`imposta potrebbe essere ridotta al 5 per mille, per venire incontro alle esigenze di chi non ha una propria abitazione». Paga, invece, il 7 per mille il proprietario che non dà in affitto l`appartamento. E si applica la stessa aliquota per tutti gli usi diversi (commercio, garage, box auto, ecc.). «E non è finita – continua Lerro – Si paga il 9 per mille per le locazioni non locate, che non risultano registrate da almeno due anni». L`Asppi auspica inoltre la drastica riduzione dell`imposta dal 5,50 al 3 per mille per i «contratti concertati tra proprietari e inquilini, tanto pubblicizzati e caldeggiati dalle istituzioni per risolvere il problema locativo nella nostra città». «Questa agevolazione – conclude Lerro – potrebbe far decollare questi nuovi contratti, che danno maggiori gananzie e maggiori vantaggi ai contraenti».

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