24 Luglio 2018

Le alchimie del Cda Rai

diSergio Menicucci Sorprese nel completamento del nuovo Consiglio di amministrazione della Rai. Promossi e bocciati sono il frutto di patteggiamenti, divisioni, furbizie tra tutti i partiti ai quali è affidata, per legge, la scelta dei nomi che siederanno al settimo piano di viale Mazzini. Prima sorpresa la rinuncia di Forza Italia ad avere un consigliere. La preferenza è caduta sull’incarico politico d’indirizzo di presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza composta da venti senatori e venti deputati. Al posto del grillino Roberto Fico, diventato presidente della Camera, arriva Alberto Barachini, scelta bombardata subito da Fnsi e Usigrai, come “il trionfo del conflitto d’interessi”. Per Beppe Giulietti, da una vita al vertice del sindacato dei giornalisti, ex deputato Pd e ora attivista delle “magliette rosse” di don Luigi Ciotti, per il segretario della Fnsi Raffaele Lorusso e per il neoconfermato Vittorio Di Trapani (terzo mandato al sindacato Rai) affidare la presidenza della Commissione ad un ex giornalista di Mediaset “è un passo senza precedenti, che va oltre il Patto del Nazareno”. Giudizi del genere non sono una novità: se non appartieni al giro della compagnia sei un nemico.

La realtà spartitoria è diversa: vicepresidenti sono stati eletti Antonello Giacomelli del Pd e Primo Di Nicola del Movimento 5 stelle e segretari Michele Anzaldi, il dem fustigatore dei vertici Rai della post stagione “pigliatutto” renziana e Massimiliano Capitanio della Lega. L’operazione “bilancino” prosegue. La legge di nomina del governo Renzi, che ha sostituito quella Gasparri, non piace al sindacato dei giornalisti anche quando il Pd incassa la conferma a consigliere di Rita Borioni. La ragione c’è: è stata preferita al candidato del segretario del Pd Martina, quel Giorgio Balzoni che è stato segretario per anni dell’Usigrai e soprattutto per la bocciatura dell’autocandidato Michele Santoro. Quello che piace o non piace è una questione di prospettiva. Scatenato il Codacons di Carlo Rienzi che ha annunciato di voler impugnare le nomine al Tar del Lazio. Altra sorpresa l’elezione del rappresentante dei dipendenti. Era una novità e alla vigilia tutti scommettevano che sarebbe stato scelto il lavoratore indicato dai quattro sindacati, per una volta unitari. Si è votato per via telematica e la commissione elettorale era composta da tre giuristi esterni alla Rai (quanto sono costati?).

Dalle urne Gianluca De Matteis Tortora, portato dai sindacati di categoria doveva fare l’ein plein, ma ha ottenuto solo 1.201 voti, terzo, preceduto da Roberto Natale con 1.356 voti, espressione dell’Usigrai e rientrato in azienda dopo l’esperienza di portavoce della ex presidente della Camera Laura Boldrini. È risultato eletto, con 1.916 voti, Riccardo Laganà, 43enne tecnico degli studi tivù di Roma, ma soprattutto espressione del movimento “IndigneRai”, che si è messo in evidenza con alcune iniziative di contestazione promosse dagli “indignati”. La votazione ha dimostrato che in Rai la cosiddetta “palude” raggiunge quasi il 50 per cento degli aventi diritto che erano 11.719. Alle urne sono andati solo 6.676 che rappresentano meno del 57 per cento del personale. Dopo la votazione del Senato della grillina Beatrice Coletti e di Montecitorio dell’altro grillino Igor de Blasio e di Gianpaolo Rossi di Fratelli d’Italia, l’assemblea dei soci Rai completerà i sette del Cda con l’ingresso dei due esponenti che saranno indicati, la prossima settimana, dal ministro dell’Economia Tria (uno sarà presidente e l’altro amministratore delegato), al centro di un duro braccio di ferro sulle nomine (soprattutto sulla Cassa depositi e prestiti) che ha coinvolto Palazzo Chigi e i partiti.

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