17 Agosto 2007

Le agenzie di rating nel mirino

La difesa: abbiamo dei tempi da rispettare per rivedere un giudizio non basta qualche ora
Il presidente Adusbef Elio Lannutti accusa “Pareri alla camomilla, non sono affidabili“

ROMA C`è chi le ha ribattezzate le “tre sorelle“, i giudici supremi del mercato, le regine del “merito di credito“. Non c`è titolo, obbligazione, banca o Paese che possa eludere il severo giudizio di Standard and Poor`s, Fitch e Moody`s. Nella finanza un loro AAA (il massimo) o junk (spazzatura) sono come una sentenza di vita o di morte. Come era già accaduto nei crac Enron e Parmalat, nel mirino ora ci sono loro. Puntano il dito le associazioni dei consumatori, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la Commissione Europea. Bruxelles accusa le agenzie di aver contribuito alla valanga dei mutui subprime americani. La portavoce del Commissario al Mercato interno Charlie McCreevy dice che si sono mostrate “lente nel reagire ai segnali di deterioramento dei mercati già dalla metà del 2006“. Alla Commissione sospettano che i giudizi di alcuni strumenti cartolarizzati – ovvero mutui innestati in altri titoli – siano stati mantenuti alti a dispetto del rischio. L`italiana Adusbef aveva lanciato l`allarme il 4 agosto. Oggi Elio Lannutti definisce quelli delle agenzie giudizi “allegri“, alla “camomilla“. Il Codacons ha presentato un esposto agli uffici Antitrust della Commissione europea e un altro alla Consob. Lo Iosco – l`organizzazione internazionale che riunisce le autorità di vigilanza sui mercati – sta già preparando una revisione del codice di condotta riscritto dopo il caso Enron. In dubbio non c`è solo la capacità di rivedere rapidamente una AA+ o una B, ma la trasparenza dei comportamenti. Le grandi banche americane, al momento di mettere sul mercato un pacchetto di mutui subprime (tecnicamente “cartolarizzarli“) si rivolgono alle “tre sorelle“ per il rating. S&P ha circa il 40% del mercato, Moody`s poco di meno (il 39%), Fitch il 16%. Più il giudizio è alto, più è garantita la loro solvibilità. Per il servizio le agenzie ricevono un lauto compenso. Secondo il Wall Street Journal fino al doppio delle valutazioni di altri strumenti finanziari. Per il Wsj fra il 2002 e il 2006 la sola Moody`s ci ha guadagnato qualcosa come tre miliardi di dollari. “Il mercato immobiliare si è mostrato più debole di quanto atteso da molti“, si difende Warren Kornfeld della divisione immobiliare. Negli Stati Uniti indaga il procuratore generale dell`Ohio Marc Dann. L`investigatore parla di “rapporti simbiotici“ fra le agenzie, le banche e le società esperte nell`emissione di strumenti derivati sui subprime. Gli operatori di borsa ricordano che il giudizio dell`agenzia di rating non è il solo modo per verificare la bontà di uno strumento derivato. “Però da loro dipende comunque il successo di un`emissione o dell`andamento di un titolo“, spiega l`asset manager di una banca svizzera. “E talvolta sbagliano“. Secondo un monitoraggio di Adusbef su mille rapporti sarebbe accaduto nove volte su dieci. Ieri negli Stati Uniti è esploso il caso di Countrywide Financial, la più grande delle società che erogano mutui. Una famiglia americana sui sei si affida a loro. I vertici hanno deciso di chiedere ad un gruppo di 40 banche una linea di credito da undici miliardi e mezzo di dollari. Il giorno di Ferragosto la banca d`affari Merrill Lynch aveva deciso di tagliare il suo giudizio da “buy“ (comprare) a “sell“ (vendere). In sostanza vedevano la bancarotta all`orizzonte. A due settimane dall`inizio della crisi, è arrivato il taglio delle agenzie. oody`s e Fitch hanno rivisto il giudizio rispettivamente da “A3“ a “Baa3“ e da “A+“ a “BBB+“. Un gradino sotto a “junk“, spazzatura. Standard & Poor`s ha ridotto il cosiddetto “debito di controparte“ da A ad A-. Le agenzie si difendono spiegando che da loro, come in qualunque istituzione, ci sono dei tempi da rispettare. Per rivedere un rating occorre aprire un dossier, discuterlo, dopodiché si può deliberare. In alcuni casi però la frittata è fatta. E ieri sera, intanto, la notizia che la Fitch potrebbe tagliare il rating su 58 titoli garantiti da prestiti ipotecari per un totale di 12,1 miliardi di dollari a causa della scarsa solvibiltà. Trentacinque transazioni risalgono al 2005, 22 al 2006 e una è di quest`anno.

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