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9 Dicembre 2019

LAVORO E PIAZZE COME CAMBIA IL POTERE ROSA

 

Qualcuno ha pensato di tirarla fuori da Instagram e portarla sul palco di Sanremo al fianco di Amadeus. Di trasformare una delle più importanti influencer al mondo in presentatrice del Festival. Per essere al passo coi tempi, per svecchiare la scalinata o, semplicemente, nella speranza di portare Sanremo sugli smartphone di quasi 18 milioni di follower. Dai rumors su Chiara Ferragni il Codacons che – lo ricordiamo – si occupa della tutela dei consumatori e degli utenti, riesce a cucire un caso mediatico con una dichiarazione: “Pronti a denunciare se la Rai ingaggerà la Ferragni come valletta”. E perché mai? “Chiara Ferragni è stata, infatti, oggetto di numerose denunce alle autorità competenti per l’ uso totalmente errato dei social network, con particolare riferimento all’ utilizzo che la stessa fa su Instagram del proprio figlio”, fanno sapere. Senza soffermarsi sull’ infelice scelta linguistica, arriva pronta la risposta della Ferragni, con un comunicato che parla ai suoi fan e a tutte le donne che lavorano, ricordando di essere stata la prima personalità al mondo ad associarsi all’ Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Una polemica che con la tutela dei diritti ha davvero poco a che fare, a partire dal “valletta” riservato ad una imprenditrice italiana che, piaccia o no, gestisce un giro d’ affari (oltre che di follower) di milioni di euro. Ci si può appellare alla tutela di diritti nel momento in cui si sta attuando una discriminazione nei confronti di una donna madre? Cose all’ italiana? Non proprio. Simile destino per Miss Ucraina, Veronika Didusenko discriminata qualche giorno fa dal concorso Miss Mondo con la colpa di essere mamma. “Toglierebbe troppo tempo al figlio”. E lei li denuncia. L’ elenco sarebbe lungo, lunghissimo, purtroppo. Che va dalla testimonial Nike cui è stato rescisso un contratto perché incinta a tutte le mamme italiane che nel 2018 hanno visto risolti i loro contratti di lavoro (35.963 secondo l’ INL). Un problema trasversale che la Gruber ha denunciato ampiamente nel suo pamphlet “Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone”. Qualcosa sta cambiando, dal lavoro alle piazze, ne è convinta Alexandria Ocasio-Cortez, la giovanissima astro nascente della politica americana: “La forza con cui ci combattono indica le dimensioni del potere che stiamo scardinando”. Sì è vero, ma – ahimè il World Economic Forum spiega che ci vorranno 106 anni per ottenere la parità di genere in qualche Paese del mondo. Un retaggio culturale difficile da scardinare che passa per le immagini e il linguaggio, quello mediatico e quello casalingo. Passa per i ruoli, per l’ educazione dei figli maschi e anche delle femmine. In più i social non fanno bene – e quando mai – a questo lungo processo perché la discriminazione passa per tante sfumature ancora non regolamentate (e chissà se potranno mai esserlo). Soprattutto se, in ultimo, il nuovo TikTok, social per giovanissimi, cancella video postati da disabili o persone in sovrappeso per pericolo di bullismo. E meno male che c’ è Zalone, che col trailer del suo prossimo film ci ricorda quanto siamo imbevuti e condizionati dai luoghi comuni, anche se in questo caso nei confronti degli stranieri. Ma questa è un’ altra storia, altrettanto lunga e complessa che, con lo sfavillìo del palco dell’ Ariston, non ha nulla a che fare.

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